Cara Claudia,
ti svelo una cosa, tuo marito
vuole portarti in un posto dove fiorisce la nigritella (Nigritella nigra L.):
bontà e sensibilità da vecchio botanico… Ci sono strapiombi di 500 metri e
catene alle quali appendere l’unica vita che abbiamo... Bisogna dormire nel rifugio alpino, obbligatoriamente nel sacco-letto: io sembravo un orso avvolto
nel domopack; al secondo piano (di tre)
di un letto a castello: assomigliavo a una larva di imenottero… Se ci
si vuole lavare non c’è la porta nella doccia (tanto in montagna siamo tutti
fratelli e sorelle…) e bisogna usare l’acqua di sorgente (5 °C) o, in
alternativa, pagare un extra. Totale assenza di bidet! Lui - il marito - dice “come in
Francia”, anche se mi pare una generalizzazione eccessiva.
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Alpe Veglia - Comune di Varzo (VB) |
In effetti
arrivare all’Alpe Veglia – parco naturale nei pressi del Passo del Sempione
(VB), metri 1.750 s.l.m. – non è
difficile. C’è una strada carrozzabile, lastricata nelle curve, di
pietre e polvere nei rettilinei, che si
inerpica a sfiorare pareti verticali con vista sulle marmitte glaciali, piene
di acqua verdissima: però è meglio non distrarsi… La pista è utilizzabile solo dagli
autorizzati, con auto 4 x 4 e patentino “speciale montagna”. Noi l’abbiamo
percorsa a piedi: 2 ore di sudore e salute dalla frazione San Domenico di Varzo
(penultimo paese prima del confine svizzero). Ci vanno su anche le numerose
mandrie bovine che alpeggiano là.
Leggi anche: Il Mistero e il ghiacciaio
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In cima a
questa pista si apre una immensa conca ondulata ricca di acque, larici, pascoli,
casette per alpigiani e turisti riunite in pittoreschi villaggetti, bovine senza
ricovero che vengono munte con artigianali cantieri mobili, una chiesetta, due alberghi e un rifugio, quello
che ha prenotato tuo marito: mezza pensione con opzione “pranzo” e panini per
il giorno dopo. Il tutto circondato da montagne altissime e grigie. Tra queste spicca,
come una pinna di squalo, il Monte Leone, 3.554 metri di roccia scura: la più
alta delle Alpi Lepontine! Attenzione: il
marito si è molto informato sulla sua ascesa…
Quindi niente
di veramente difficile, ma la nigritella, sul piano, non c’è. Occorre fare il “sentiero
dei fiori”. Dopo aver passato la notte in rifugio [passare la notte non significa necessariamente dormire…], bisogna calzare
zaino e scarponi e dirigersi verso l’Alpe Ciamporino, se non si ha paura di
precipizi e dirupi e se si hanno mani forti per tenersi alle catene: qualcosa
mi dice (magari sbaglio) che Tu, a questo punto, non possa emozionarti alla delicata
fioritura della vegetazione alpina…
Il mio
consiglio è di mandarci il marito con la macchina fotografica e di aspettarlo
all’Alpe, controllando prima, con attenzione, l’adesione della suola alla
tomaia dello scarpone: mi ha detto, riservatamente, di averne perse due nell’ultimo
periodo... Nell’attesa potresti andare a vedere la mungitura. Ti auguro di essere
fortunata come me: non sono il Segantini dello smartphone?
Tuo.
k