domenica 26 luglio 2026

Salvatore – Andrej Rublëv (tempera all’uovo su tavola, 1400-1420). Una storia divina.

 

…dal vivo è molto più grande di quanto uno se la possa immaginare, come una grande porta. L’imponente tavola è infatti in gran parte rovinata, tanto che del dipinto rimane solo il volto di Cristo e una parte della sua veste, per cui l’immagine che solitamente viene riprodotta sui libri è un particolare, ovvero la parte non rovinata. Tutto il resto è legno, senza alcun colore.

 


Chi conosce la storia di questa icona, saprà che essa fu realizzata agli inizi del XV secolo, ma che fu presto data per persa. Fu ritrovata per caso alla fine dell’Ottocento nel fienile di un contadino russo: era usata come passaggio per accedere alla sua stalla, con la parte dipinta capovolta verso il basso. Forse nemmeno il contadino era consapevole che sotto quel legno ci fosse un’icona (e che icona!). Il contatto con il terreno umido ha quindi rovinato in modo irreparabile l’immagine, riducendola allo stato attuale.

La tradizione afferma che il volto di Cristo dipinto su questa immagine sarebbe stato rivelato direttamente da Dio ad Andrej Rublëv nel momento più drammatico della sua vita. Si racconta che Rublëv, durante il saccheggio del suo villaggio da parte dei tartari, avendo sorpreso un soldato nell’atto di violentare una donna, per fermarlo lo abbia colpito con un sasso, uccidendolo. Sconvolto per l’esito di quel gesto, roso dal rimorso, Rublëv si sarebbe allontanato da tutto e da tutti per ventiquattro anni, rifiutandosi anche di dipingere, non sentendosene degno. Un giorno, però, ebbe una visione, in cui Gesù gli si rivelava non per condannarlo, ma per rassicurarlo del suo perdono. Andrej, sentendosi oggetto della misericordia di Dio, decise allora di tornare a dipingere eseguendo questa icona, che rimane, ai miei occhi, la sua opera più straordinaria.

Come si vede, la quasi totalità dell’immagine è non solo rovinata, ma del tutto sparita: è rimasto solo il legno, mentre i colori si sono staccati. Ma dal legno emerge una sorta di macchia di colore, in cui si distingue chiaramente il volto di Gesù, che si è conservato come per miracolo. Guardandolo, dà l’impressione che ci stia dicendo:

“Nonostante tutto, nonostante gli anni, l’umidità, la neve, nonostante i colpi che ho subito, e nonostante la dimenticanza, l’indifferenza, il male degli uomini, nonostante queste e tutte le altre riduzioni possibili, nonostante tutto questo: Io sono però.”

Emmanuele Silanos "E voi chi dite che io sia?", Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione. Rimini aprile 2026, pag. 27.

domenica 19 luglio 2026

Farsi leccare dalla bestia

            Eh si, fa caldo. Da noi – Piemonte confine Valle d’Aosta – già meno.

Ho letto qualche articolo.

Ci lamentiamo. Siamo diventati tutti insofferenti o sono i giornali – visto che "il signor Brambilla sta bene!" non fa notizia – che calcano sull’acceleratore del nervosismo e della schizzinosità sociale?

Alla metà degli anni ’60, durante il boom industriale, mio papà (1929-2003), per TEMPRARE i figli, ci portava in roulotte a Alagna Valsesia in pieno inverno e lasciava (apposta) la stufa a casa. Vero che 10 minuti di fornelli a gas accesi facevano un certo tepore, ma, a meno 25 °C, di notte bisognava respirare dentro il sacco a pelo.

Alle medie, al campeggio in Valle d’Ayas AO, il nostro parroco, ci buttava giù dalla branda alle 6 del mattino e – se andava bene – si tornava dopo 10 ore di cammino e più 1500 m di dislivello…Più che Estate Ragazzi era l’addestramento della Legion Etrangere!

Il motto era sempre: mai lamentese! O anche: mai mulè!

Non ci sono più educatori palluti?

            Accettare la sfida delle circostanze non interessa più nessuno? Alex racconta che un suo amico, neurologo di Pavia, in pensione, anni 75, non perde un giro di sci-alpinismo, anche se in vetta arriva dopo quelli 20 anni più giovani. In questi giorni vedo giovani e meno che vanno in bicicletta (allegri) nella canicule. Nel mio piccolo vi voglio raccontare di sabato scorso.

Caro Marco,

da tempo immemorabile non si assiste a una alta pressione così stabile e infuocata. Converrai con me che non è clima adatto alle uscite fotografiche. Al mio paese (forse anche al tuo) si dice però: fesi barlichè da la bestia ca l’ha mordute (farsi leccare dall’animale che ti ha morsicato).

Il caldo, quindi, si combatte con la performance. Ieri, vestita una maglietta bianca senza maniche, cappellino baseball con logo “caseificio valle elvo società cooperativa”, parto da Roppolo BI e mi accingo a fare una (mezza) tappa del “Cammino Santhià-Oropa”. Al mattino presto, penserai Tu. Alle 10.30! Alla fontanella bagno il cappello e mi inerpico sulla Serra. Carico leggerissimo: bottiglia di plastica aggiunta di idrolitina® e gnanca na mica (no snack)!

 

Magnano BI nei pressi della Comunità di Bose (notare il segnale del Cammino di Oropa)
 

Sembrava la Puglia di quando ero ragazzo. Mio padre – tipo non convenzionale – aveva comprato una Roller four, una roulotte da 4 posti. Parliamo degli anni ’60. Ci portava: la mamma, il fratello e io, in posti assolutamente non conosciuti ai più e del tutto sconosciuti al turismo di allora. Viaggi eterni e senza comfort.

Paesi dove le case erano dipinte a calce e dotati, quando eravamo fortunati, di una piola dove servivano piatti genuinamente della tradizione: tutto costava un terzo del nord-ovest.  La lingua locale era poco intelligibile ma faceva parte dell’avventura.

Ieri mattina al Ricetto di Viverone la temperatura era molto vicina a quella di agosto a Peschici o Mattinata FG nel 1965, si sentivano anche le cicale! Bisogna comunque ringraziare i curatori del Cammino, non c’era incrocio senza abbondante segnaletica o, almeno, una freccia gialla a pennello su un muro o su un tronco. Devo essere sincero, dopo un po’ di ambientamento e grazie al percorso ombroso, andavo proprio liscio.

Attraverso Zimone e arrivo a Magnano, nei pressi della nota Comunità di Bose: 8 kilometri in scioltezza. Non ti sto ad annoiare con tempi, falcata, frequenza del passo e kcal consumate, ma è tutto registrato posteris sullo smartphone che mi hanno regalato per i 70 anni (quasi 24 mesi fa)!

Nel ritorno – senza spuntino perché non ho trovato bar nè alimentari – sono stato un po’ meno brillante perché, vista la forma, non sono tornato sui miei passi ma ho sfidato la Serra sul suo versante più assolato e nelle ore più calde del giorno. Arrivato all’auto, che avevo studiato di avere all’ombra ma ero riuscito solo in parte, il termometro segnava 38 °C: nella Death Valley è primavera.

Oropa Santuario (m 1220), verso le 22.30, dopo una cena con amici, in mezze maniche (mai successo) nel dehors di un ristorante, una signora di Palermo mi chiede come ho passato la giornata. Le racconto brevemente. Resta perplessa, poi con fare materno, mi prende in disparte, con una bella pronuncia alla Teresa Mannino: Costante, gli anziani, con le attuali temperature, non devono uscire nelle ore più calde e devono provvedere alla condizionatura dell’alloggio, altrimenti potrebbero incorrere…  Leggi le istruzioni sul sito del Ministero della Salute…

Fesi barlichè da la bestia ca l’ha mordute! In Sicilia la mentalità è alla Magna Grecia: pensatori, intellettuali… NOI discendiamo dai Walser: dissodatori, allevatori e, all’occorrenza, soldati. Ho dormito come un orso della Lapponia e sto bene come un tasso alla maturazione dei lamponi. Non ho letto il sito del Ministero.

Tuo

kostik