…dal vivo è molto più grande di quanto uno se la possa immaginare, come una grande porta. L’imponente tavola è infatti in gran parte rovinata, tanto che del dipinto rimane solo il volto di Cristo e una parte della sua veste, per cui l’immagine che solitamente viene riprodotta sui libri è un particolare, ovvero la parte non rovinata. Tutto il resto è legno, senza alcun colore.
Chi conosce la storia di questa icona, saprà che essa fu realizzata agli inizi del XV secolo, ma che fu presto data per persa. Fu ritrovata per caso alla fine dell’Ottocento nel fienile di un contadino russo: era usata come passaggio per accedere alla sua stalla, con la parte dipinta capovolta verso il basso. Forse nemmeno il contadino era consapevole che sotto quel legno ci fosse un’icona (e che icona!). Il contatto con il terreno umido ha quindi rovinato in modo irreparabile l’immagine, riducendola allo stato attuale.
La tradizione afferma che il volto di Cristo dipinto su questa immagine sarebbe stato rivelato direttamente da Dio ad Andrej Rublëv nel momento più drammatico della sua vita. Si racconta che Rublëv, durante il saccheggio del suo villaggio da parte dei tartari, avendo sorpreso un soldato nell’atto di violentare una donna, per fermarlo lo abbia colpito con un sasso, uccidendolo. Sconvolto per l’esito di quel gesto, roso dal rimorso, Rublëv si sarebbe allontanato da tutto e da tutti per ventiquattro anni, rifiutandosi anche di dipingere, non sentendosene degno. Un giorno, però, ebbe una visione, in cui Gesù gli si rivelava non per condannarlo, ma per rassicurarlo del suo perdono. Andrej, sentendosi oggetto della misericordia di Dio, decise allora di tornare a dipingere eseguendo questa icona, che rimane, ai miei occhi, la sua opera più straordinaria.
Come si vede, la quasi totalità dell’immagine è non solo rovinata, ma del tutto sparita: è rimasto solo il legno, mentre i colori si sono staccati. Ma dal legno emerge una sorta di macchia di colore, in cui si distingue chiaramente il volto di Gesù, che si è conservato come per miracolo. Guardandolo, dà l’impressione che ci stia dicendo:
“Nonostante tutto, nonostante gli anni, l’umidità, la neve, nonostante i colpi che ho subito, e nonostante la dimenticanza, l’indifferenza, il male degli uomini, nonostante queste e tutte le altre riduzioni possibili, nonostante tutto questo: Io sono però.”
Emmanuele Silanos "E voi chi dite che io sia?", Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione. Rimini aprile 2026
.jpg)
Nessun commento:
Posta un commento