sabato 14 luglio 2012

La Via Francigena - da Arnad a Piacenza

Sapevo che prima o poi mi toccava. Una strada cosi' importante, che passa a 20 km da casa, non la posso ignorare, non per troppo tempo. A dir la verita' ne avevo fatti alcuni pezzi nella primavera 2011: da Arnad (AO) a Cavaglia' (BI) tutto bene; da Cavaglia' a Santhia' (quasi) tutto bene; da Santhia' a Vercelli tappa terribile, percorsa in periodo di disgelo,  con segnaletica contraddittoria. Mi ritrovavo in qualche risaia, con la palta fino a meta' ruota, senza sapere come mettere i piedi per terra. Per terminare il percorso, che sulla statale puo' durare un'ora o poco piu', sono stato in giro 2 giorni! Comunque avevo archiviato la tappa.

Non ho niente da ridire agli ideatori e ai tracciatori delle tratte della Francigena: per evitare le strade con traffico pazzesco se ne sono inventate di tutti i colori. A volte pero' lo sperduto pellegrino, per saltare 200 m di stradone, si ciappa 1.000 m di risaia fangosa! Adesso (luglio 2012) che sono in vacanza, il disgelo e' strafinito, la palta cementata, si puo' ripartire. CHI ME L'HA FATTO FARE! E' la frase che piu' mi sono ripetuto in questi 3 giorni. Il "Cammino" e' fatto per i marciatori. La bicicletta e' benvenuta ma non adattissima al percorso, almeno quella da strada. Ci sono passaggi larghi meno di un metro, come questo:


Palestro (PV)

Bisogna scendere e studiare. Intanto che vi fermate per vedere dove meglio passare, per bere, per sistemare la sacca, per asciugare il sudore, venite attaccati dalle zanzare e dai tafani, soprattutto se il vostro riposino tentate di farlo all'ombra: in questi giorni, al sole, ci sono 50 °C! Cosi' non potete mai smettere di pedalare... sino al paese successivo. Ma c'e' un problema. Sempre per evitare il traffico, i paesi sono toccati solo tangenzialmente, a volte visti piuttosto di lontano. Cosi', se siete ligi al percorso, visto che avete deciso di farlo nel mese piu' caldo dell'anno (vecchi pirla), dovete pedalare, pedalare, pedalare. Ma questa e' la nostra vera vocazione.  Si possono pero' prendere iniziative personali: fregarsene della segnaletica - a tratti amorevolmente curata, a tratti dimenticata - e interpretare la tappa come meglio si crede. Io ho fatto 60 e 40. Mattino, bello fresco, ho seguito le indicazioni. Pomeriggio, sporco, puzzolente con i polsi a pezzi, ho fatto da me. E sono andato mica male. Evidentemente da caldo e zanzare non sono riuscito a salvarmi, pero' ho visto posti e ho fatto strada: da Vercelli a Piacenza in 2 giorni e mezzo (sono circa 180 km,  75% su strade bianche).

Le strade piu' godibili (scorrevoli e con poco traffico), come al solito, sono gli argini dei fiumi, come questo sul Ticino:

Carbonara al Ticino (PV) 

Le 2 notti che ho passato fuori sono stato fortunatissimo. La prima sera sono arrivato nell'albergo di fronte al Santuario delle Bozzole di Garlasco (Hotel Margherita). I giovani gestori, marito e moglie, si sono amorevolmente presi cura di me. Abbiamo partecipato insieme alla S. Messa serale (ore 21) in Santuario. La seconda notte e' stata piu' avventurosa. Arrivo a Chignolo Po (PV), chiedo alla fioraia se in paese c'e' ospitalita'; mi indica un minimarket "...chieda di Mimmo". Mimmo, da qualche tempo, ha ristrutturato una vecchia ed elegante casetta e ne ha ricavato alcune camere e un appartamento. Quindi il posto c'e' ma il mio arrivo inaspettato mette scompiglio. Mimmo non si perde d'animo (io un po' si, morivo dalla voglia di fare la doccia), brinca il telefono e chiama Elisabetta. Questa arriva subito in bicicletta, mi dice di seguirla, in un battibaleno arriviamo alla casa. Elisabetta, robusta, simpatica, sveltissima casalinga rumena, mi spedisce a fare la doccia, lei si dedica alla stanza e annessi. Mimmo lascia per un po' il minimarket e ci raggiunge con i prodotti per la colazione che stipa nel frigorifero. Alla fine, dopo esserci reciprocamente scambiati i numeri del telefono  (non si sa mai...), mi lasciano solo, non prima di aver coinvolto un terzo signore perche' le televisioni - nell'appartamento ce n'erano 2 -, non funzionavano. Finestre aperte per fare corrente, tende leggere che si muovevano dolcemente secondo la brezza, letto matrimoniale antico con lenzuola profumate: chi se ne frega della tele? Grazie a Voi ospiti, prima sconosciuti, oggi amici.

Le strade piu' "normali" della Francigena sono cosi':

S. Cristina (PV)

In questi giorni ho fatto anche delle osservazioni scientifiche (forse non troppo geniali). Se e' possibile e' meglio viaggiare all'ombra (La Palisse si sta rivoltando nella tomba dal gran ghignare), zanzare permettendo. Se vi tocca pedalare al sole (95% dell'attuale tratta) i tragitti piu' terribili sono quelli dove, a destra e sinistra, trovate coltivazioni di mais alte 2,5/3 m: manca il respiro e la polvere vi impana. I passaggi migliori prevedono, destra/sinistra, la risaia. La spiegazione e' questa. Nella risaia c'e' l'acqua; l'acqua evapora, passa cioe' da uno stato a minor energia (liquido) a uno a maggior energia (vapore). L'energia che occorre l'acqua la prende dall'ambiente, c'e' quindi una diminuzione di temperatura e un richiamo d'aria che vi  accarezza dolcemente. L'ho detto male, un fisico o un meteorologo l'avrebbero spiegato meglio, ma e' cosi'. Credetemi.

Quando si arriva in citta' (Vercelli, Mortara, Pavia) dimenticatevi la segnaletica: non c'e' o non si vede. Dovete fare da voi e portarvi dove, presumibilmente, la Francigena riparte: non ho avuto grossi problemi. A Pavia ho cercato la Chiesa di San Pietro in Ciel d'Oro per pregare sulla tomba di San'Agostino. Non e' nemmeno fuori strada. La chiesa e' questa:

San Pietro in Ciel d'Oro (PV) Tomba di Sant'Agostino

CHI ME L'HA FATTO FARE... Adesso pero' che sono fermo da 2 giorni, ho dimenticato il caldo e le zanzare, le arrabbiature perche' la segnaletica mi portava lontano dai centri abitati (come Orio Litta) e il male ai polsi per il troppo strerrato, l'indole pellegrina mi farebbe ripartire. Vedremo a settembre. Ah, mi dimenticavo! C'e' una buona notizia, almeno dal punto di vista naturalistico: sono tornati i pista-pistun (libellula, dragonfly...) erano anni che non ne vedevo tanti, quasi come ai tempi in cui ero ragazzo 45/50 anni fa. Quelli della Francigena sono piu' verde-azzurro, quelle della gioventu' piu' giallo-arancio, comunque...

giovedì 5 luglio 2012

Riscatto antropologico: La "Stoltezza"




Il 4 luglio 2012 ho visitato la Cappella degli Scrovegni a Padova. Gli affreschi sono di Giotto e sono stati eseguiti nei primi anni del 1300. La serie dei “Vizi” decora la fascia inferiore della parete sinistra. Il “vizio” qui rappresentato e’ la “Stoltezza”. Sono rimasto molto colpito perche’ immediatamente l’ho identificato come uno dei partecipanti al Gay Pride.

lunedì 29 agosto 2011

Un cuore di bambino


L'argine del Po dalle parti di Casale Monferrato

Cari amici. Per non andare in bicicletta “a caso”, pian piano, sto studiando dei pellegrinaggi ciclistici. Ne ho elaborati 3, a tappe. Un quarto, in terra di Germania, lo sta assemblando l’Annette (l’amica dell’Alessandra, quella gentile signorina che e’ venuta a presentare la mostra sulla “Rosa Bianca”), da Monaco di Baviera ad Altotting.

I pellegrinaggi in Italia (per ora) sono:

1. Torino – Milano – Caravaggio: dalla tomba del Beato Francesco Faa’ di Bruno a quella di Don Giussani (passando per Santuari piu’ o meno importanti). 3 tappe

2. Orta S. Giulio – Arona S. Carlo – Mesero S. Gianna - Milano S. Ambrogio – Pavia S. Agostino. 2-3 tappe

3. Oropa (BI) – Fontanellato (PR) – Loreto (AN). Enne tappe.

Il primo e’ perfettamente a punto [ne parlo diffusamente sopra], compreso il centrale guado del Sesia sulla storica via Albano – Santuario della Fontana a San Nazzaro Sesia (NO).

Il secondo e’ “in lavorazione”. Ne ho percorso delle tappe, altre rimangono “da limare”.

Il terzo e’ decisamente il piu’ lungo. Occorre trovare una strada per attraversare la Pianura Padana e non farsi triturare dai camion. Cosi’ ho pensato di utilizzare l’argine del Po. Da Oropa, passando per il santuario del Trompone di Cigliano, sono sceso a Crescentino (Santuario del Palazzo). Qui si incrocia il Po. Lungo l’argine, in tempi diversi (non faccio mica il Tour de France…), ero arrivato in Provincia di Piacenza. Le mie ferie mi hanno permesso di continuare la strada.

Prima di partire, il mio socio Michele, ha buttato li una frase: « Mi raccomando, tutte le sere un messaggio!». Cosi’ ho fatto. La prima sera, in albergo, ho scritto il messaggio a 4 amici, poi questi sono aumentati fino a diventare 8. Avrei voluto scrivere a tutti ma la voglia è scarsa e i costi alti. Cosi’ ho raccolto gli sms e oso proporli a un pubblico piu’ vasto tramite il blog.

13 luglio 2011
Cari amici. Tappe centrali del pellegrinaggio Oropa-Loreto. Partito stamane. Tutto male. Alle 7 pioveva troppo. Prendo il treno alle 9. Venti minuti di ritardo, perso coincidenza a Novara. Pioggia debole. Da Garibaldi a Centrale in bici. Dovevo arrivare a Piacenza alle 10,40 arrivato 14,30. Avevo il temporale che incombeva ma non mi ha mai raggiunto (sono l’anti Fantozzi). Poi, a Caorso, è uscito il sole. Fatto 46 km. Fatto bucato. Mi auto stupisco di come sono organizzato. Domani conto, con l’aiuto della Madonna, di arrivare e superare il Santuario di Fontanellato e di tornare sull’argine del Po. Vi tengo informati. Vostro k

14 luglio 2011
Partito ore 8,15. Argine destro liscio come biliardo. “Volavo” a 23-24 km/ora. A Zibello – capitale del culatello – lascio l’argine per strade piu o meno frequentate. Per ubbidire a Corrado – grande strimatore di G. Guareschi – tocco Fontanelle. La Madonna mi aspettava ma, dopo 62 km, alle 13, per non svenire, mi fermo in piola fantastica. Per non digerire in bici – cosa sempre complicata - attacco bottone con uno interessato alle mie vie ciclistiche. Dalla Madonna, a Fontanellato, arrivo dopo le 16. Ricordando ognuno di Voi scrivo 1/2 ora sul registro degli ospiti gocciolando sudore sulle sante pagine. Torno sull’argine a Colorno. 100 km tondi. Prezzo del culatello al market 43 €/kg. Vostro k

15 luglio 2011
L’argine come biliardo, con tante indicazioni chiare, è finito! Me ne sono accorto subito… alle 8,30. Avrò fatto 30, dei 97 km totali, a scrutare buche, concentratissimo, ignorando il panorama. Le gambe sono allenate, resistono, ma polsi e culo, adagio, cedono. Scendo dall’argine a Brescello. Sono in piazza, tra municipio e Chiesa, quando telefona Corrado: lo prendiamo come segno del destino. Don Camillo sorrideva. A Luzzara (RE) un signore gentilissimo mi parla della provincia di Mantova – che di li inizia - come del deserto di Kalahari: esagerava. Sono a Quingentole, vicino a Ostiglia (MN). Sono cotto. La tv non funziona (segnale debole). Salo molto i cibi. Prendo 4 bustine/die di K e Mg: non mi fanno venire il cagone. Vostro k (costante, non potassio).

16 luglio 2011
Si dice che gli esquimesi abbiano 30 parole per descrivere la qualita’ del ghiaccio. Io altrettante per il fondo stradale (oggi li ho sperimentati tutti). Il Moe (uno che di fatica se ne intende) dice che prendo troppi sali. Cosi’ sono sceso dall’argine per comperare susine e albicocche. L’argine ha tanti pregi e un difetto solo: l’ombra. Non esiste. Potete dimenticare la bici, ma se vi scordate il cappellino con l’ala siete ciulati. Le mie spalle sono nigre e croccanti: come la porchetta. Dopo 95 km di lacrime e sudore arrivo a Ferrara: finito. Torno a casa. Grazie. Vostro k

18 luglio 2011
Epilogo. Sabato sera a Ferrara leggermente provato. Cerco un albergo. Poi un’intuizione: torno a casa. Stazione, trovo treno per Bologna, poi Milano, infine Santhia’. Ore 1,45 arrivo. Non oso telefonare a casa: troppo trambusto. Dormo alla stazione: troppe zanzare. Fuori ci sono 2 panchine. Mi vesto con tutto quello che ho, le gambe le fascio in un poncho di plastica anti-pioggia. Come cuscino la sacchetta anteriore della bici. Le zanzare non ci sono ma sventola una bisa… Comunque tiro le 5. Entro nella sala d’aspetto, trovo enne prostitute nigeriane: le compagne dei ciclisti solitari. Alle 7,30 mi sveglia l’Annamaria con una faccia come dire “vecchio pirla, non sei troppo maturo per queste cose?”. Forse ha ragione, ma, come dice l'Anna D, ho un cuore di bambino... Ieri, 17 luglio, ho dormito quasi tutto il giorno… tanto pioveva. Vostro K

martedì 25 gennaio 2011

Tempi Deum



Il numero 52/1 del 12 gennaio 2011 e' bello da piangere. Non credo di essermi mai appassionato tanto a un numero di settimanale. Lo terro' in biblioteca con Grossman, Solgenitzin, Giussani, Mounier... Invece di parlare, come tutti, di quello che non va, di quanto fa schifo il mondo, hanno chiesto a 20 persone i motivi che hanno di ringraziare per l'anno appena finito. Te Deum... appunto.



Tutti i 20 scritti erano eccezionali, ma l'articolo che mi ha fatto piu' colpo e' quello di Padre Aldo: un montanaro bellunese trapiantato ad Asunciòn in Paraguay, dove ha fondato ospedali, scuole, case famiglia per bambini e vecchi, aziende agricole sperimentali, punti di aggregazione... Ne riporto qualche passaggio.

Inizia con un brano di Isaia
Cosi' dice il Signore che ti ha creato:«Non temere, perche' io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque, saro' con te, i fiumi non ti sormergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai; perche' io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d'Israele, il tuo salvatore. Perche' tu sei prezioso ai miei occhi, perche' sei degno di stima e io ti aamo. Non temere, perche' io sono con te».

Prosegue.

Non c'e' stato giorno in cui il dolore, il sacrificio, lo stato d'animo mi abbiano lasciato "tranquillo", non e' passato giorno senza che vedessi con i miei occhi e ascoltassi con le mie orecchie il grido di quanti soffrono intorno a me. Ho fatto mio il dolore dei miei bambini abbandonati, abusati, vittime di tanta malvagita'. E non c'e' stata settimana senza che accompagnassi qualcuno al suo ultimo destino...

Confesso che molte volte sono caduto sotto il peso della croce, e non sono state le pillole contro la depressione (che comunque prende perche' e ammalato, nota mia) a permettermi di rialzarmi ogni volta, ma le parole del profeta Isaia, fatte carne nell'amicizia dei saderdoti che abitano con me e nella grandissima amicizia con Marcos, Cleuza, Julian de la Morena, Bracco, dentro il grande abbraccio di Juliàn Carròn che instancabilmente ci ricorda con la sua vita che l'uomo e' solamente rapporto col Mistero...

Amici, capite cosa significa alzarsi ogni giorno, dopo un bellissimo sogno o dopo una notte insonne, riconoscendo dal primo mattino che "io sono Tu che mi fai"? Certamente, lo dico per esperienza, non ti restituisce il sonno mancato, non cambia d'un tratto il tuo stato d'animo, non fa diverso il tuo sentimento, non ti toglie lo stress che ti tortura e neppure ti rende piu' facile il lavoro o i rapporti umani nei quali trova sfogo il tuo malessere psicologico. Ma certo quel Tu che abbraccia tutto, aprendoti alla realta', illumina di una luce nuova, diversa, umana, il tuo affronto della giornata...

Voglio ringraziare il Signore per la sua infinita misericordia, perche' davvero, chi sono io per meritare di vivere abbracciato da Lui in ogni momento? Un abbraccio che mi ricorda le parole di Viola, una prostituta che quando finiva il suo lavoro notturno insieme alle sue colleghe andava a offrire una parte del ricavato alla chiesa di San Giuseppe a Palermo. Si metteva umilmente, con le sue amiche, in ginocchio, battendosi il petto per la sua miseria davanti all'immaagine della "Buona Morte": Gesù che, abbracciando san Giuseppe alla presenza di Maria, accompagna il padre adottivo alla morte. «Le prostitute e i cani muoiono soli», diceva la gente a Viola, prostituta del vicolo Ragusi a Palermo. Ma lei rispondeva a tutti: «Se Cristo mi abbraccia cosi' come sono, non e' vero che le prostitute e i cani muoiono soli». Quest'anno nella clinica sono morti 130 malati, e molti di loro erano come Viola; tutti hanno lasciato questo mondo come San Giuseppe e con la stessa certezza che accompagnava Viola, la prostituta.

Vado a memoria citando Peguy: «Cristo non e' venuto per giudicare il mondo, e' venuto, tagliando corto, a fare il cristianesimo». Cosi', per una trafila lunghissima di persone, ha toccato don Giussani e lui Padre Aldo. E Padre Aldo, noi. Tra pochi giorni Michele e Massimo andranno ad Asunciòn a trovarlo. La catena si allunga sempre piu'...

venerdì 24 dicembre 2010

Natale 2010 - La strada


La bici delle avventure - dicembre 2010

Ma i bambini, cio' che li interessa non e' che fare la strada. Di andare e di venire e di saltare. Di usare la strada con le loro gambe.
Di non averne mai abbastanza. E di sentire le loro gambe crescere.
Loro bevono la via. Hanno sete del cammino. Non ne hanno mai abbastanza.
Sono piu' forti della via. Sono piu' forti della fatica.
Loro non ne hanno mai abbastanza (cosi' e' la speranza)
Loro corrono piu' veloci della via.
Non vanno, non corrono per arrivare. Arrivano per correre. Arrivano per andare. Non risparmiano i passi. L'idea non li sfiorerebbe nemmeno.
Di risparmiare qualcosa.

(Charles Péguy da "Le porche du mystère de la deuxieme vertu" - Non risparmia mai nulla -)

Non sono piu' un bambino, ho la mia mezza eta', ma ho trovato grande risonanza tra queste parole di Péguy e il mio desiderio di percorrere strade come tentativo di risposta a quell'ansia del cuore: Chi sei Tu, chi sono io? Pedalare tra Dora Riparia e Adda, tra la Consolata di Torino e il Santuario di Caravaggio. Qualche volta anche piu' in la'. Probabilmente la stessa ansia umana della beat generation: "Dobbiamo andare e non fermarci finche' non siamo arrivati". "Dove andiamo?" "Non lo so, ma dobbiamo andare". (J. Kerouac - On the road). La vita e' vertiginosa perche' e' in mano a un Altro.


Buon Natale a tutti da Costante, Annamaria, Valeria, Matteo e Yulia

domenica 7 novembre 2010

Tempi lontani



Ieri la Vale ci ha chiesto se le lasciavamo la casa, o meglio il letto, perche' avevano invitato a Biella alcune sue compagne di corso per una festa. Cosi' - anche per festeggiare il compleanno dell'Annamaria - abbiamo deciso di andare a dormire al Lago d'Orta. Per la notte la scelta e' caduta sul B&B "Tempi lontani" di Miasino. Siamo rimasti contentissimi. La camera accoglientissima, i gestori simpatici, e, per la prima volta dopo 56 anni (per me) e 45 (giusti) per l'Annmaria, abbiamo fatto colazione in camera! Una goduria. Vedete anche voi le particolarita' della casa.

lunedì 1 novembre 2010

Batista

Diversi anni fa, per uno speciale di Natale de "Il Biellese", Marco Berchi mi aveva chiesto di scrivere un racconto. Ne avevo scritto uno lungo che non so dov'e' (dovro' cercarlo). Poi ne ho tratto uno breve: e' questo. La foto l'ha fatta (sempre tanti anni fa) mio papa' a una famiglia della Valle Elvo: la donna e' sicuramente in vita, speriamo non mi chieda il copyright.



Quando ero piccolo io, noi bambini eravamo in quattro. Due maschi e due femmine.
Il padre si chiamava Batista era alto, forte, sembrava scolpito nel legno di faggio. Noi bambini facevamo sempre una gran cagnara specialmente d’estate quando affittavamo il grande alpeggio del Comune. Per arrivare all’alpe ci volevano tre ore a piedi dal paese, cosi’ padre, madre e zia scendevano una volta alla settimana per portare al negozio il burro e la toma e per comperare pane, sale, vino e tabacco.
Tutte le sere, una volta chiuse le vacche, prima di cena, la nonna ci riuniva tutti davanti al camino acceso che scaldava la minestra. Ci faceva dire il rosario. Per noi piccoli era un po’ noioso, ma capivamo che doveva essere il momento importante. Ogni estate aspettavamo la festa della Madonna della Neve a Machaby. Finalmente si partiva. Ci svegliavano alle tre del mattino. Giu’ verso il paese facendo a gara a chi faceva piu’ rumore battendo le scarpe chiodate sui grandi selci della mulattiera. Tutti insieme prendevamo la via di Arnad e, attraversando man mano i paesi, altre processioni si univano alla nostra. Dopo sei ore di cammino incominciavo veramente ad essere stanco, cosi’, invece di pregare, guardavo le ragazze da marito. Dopo la messa e la predica tutti andavamo nel grande spiazzo dei castagni secolari, a mangiare quello che si era portato, a bere il vino nuovo e a cantare. Chissa per quanti anni sarebbe andato avanti cosi’ se non fosse capitato quello che da un po’ di tempo era nell’aria. Un giorno e’ arrivata una lettera che la mamma ha subito portato dal Parroco. La guerra era scoppiata e il Batista doveva subito presentarsi a Torino. Prima che il padre partisse ho sentito per la prima volta il nome di Oropa. Un grande e importante Santuario che sta al di la’ delle montagne. Una volta partito Batista la vita cambio’ subito. I miei dodici anni erano pochi ma ero forte, cosi’, durante l’estate, aiutavo nei fieni e nell’inverno davo una mano ai pochi rimasti ad abbattere i grandi faggi e i larici sulle montagne e a portarli in paese. Nella casa fredda recitavamo il Rosario rispondendo alla nonna. Non passava giorno senza che arrivasse la notizia che qualcuno che si conosceva era morto in posti mai sentiti. Cosi’ decisi che sarei andato da quella Madonna tanto bella e potente. Il cammino per le montagne duro’ quasi tre giorni e, finalmente, dall’alto, vidi il Santuario. Avevo paura persino ad avvicinarmi, non mi sentivo degno. Mi fermai un giorno, mi confessai, feci la comunione e dissi tre corone inginocchiato davanti alla Madonna Nera. Poi ripresi la via della montagna. La vigilia di Natale del 1917, l’inverno quasi non era ancora cominciato, ma non si riusciva a trovare nemmeno una piccola fascina per accendere il camino. In quel giorno il padre entro’ dalla porta grande: era magro, forse un po’ piu’ pallido del solito. Una pallottola gli aveva attraversato la mano paralizzandogli tre dita, ma era vivo, forte, allegro come prima. Il giorno di Natale festeggiammo con polenta, fonduta e tre uova fritte, quasi al freddo, ma fu un giorno felicissimo perche’ la Madonna ci aveva voluto, di nuovo, tutti insieme.

venerdì 15 ottobre 2010

Culo e camicia

Su questo "Tempi" n° 39 del 6 ottobre 2010



il buon direttore Luigi Amicone ha voluto pubblicare questa mia lettera (cliccare per ingrandire)

lunedì 15 marzo 2010

Il papà di Eugenio

Su "Il Biellese" del 26 febbraio 2010 e' comparsa questa mia lettera. Cliccare sulla foto per ingrandire.

mercoledì 23 dicembre 2009

Natale 2009 - Un realismo


Chiesetta ad Arnad (AO), dicembre 2008

Giussani era di un realismo spietato. Sapeva che l’uomo è un bastardo e un traditore e che appena può ti frega. Per questo ricordava sempre quel versetto di Geremia dove si maledice l’uomo che confida nell’uomo

Giancarlo Cesana Rimini Meeting 2009


Sono andato a cercare, il versetto e’ questo.

Geremia 17, 5-8
Così dice il Signore:
“Maledetto l’uomo che confida nell’uomo,
che pone nella carne il suo sostegno
e dal Signore allontana il suo cuore.
Egli sarà come un tamerisco nella steppa;
quando viene il bene non lo vede.
Dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
Benedetto l’uomo che confida nel Signore
e il Signore è sua fiducia.
Egli è come un albero piantato lungo l’acqua,
verso la corrente stende le radici;
non teme quando viene il caldo,
le sue foglie rimangono verdi;
nell’anno della siccità non intristisce,
non smette di produrre i suoi frutti”.

Grazie Giancarlo e grazie Don Gius. Un po’ di sano e virile realismo e'indispensabile in questo mondo di buonisti. Il Natale, un anno dopo l’altro, ci fa fare memoria che l’uomo benedetto (e costruttore di civilta’) e’ quello che “non coltiva progetti di perfezione ma guarda in faccia a Cristo"... alla faccia dei giustizialisti.

Buon Natale a tutti da Costante, Annamaria, Valeria, Matteo e Yulia

venerdì 30 ottobre 2009

Basta la salute? 2


Ciliegio veste invernale - Pollone (BI) Regione Pratibei gennaio 2009

Adesso la Yulia e’, per un mese, con un gruppo di 25 ragazzi in un posto senza radiazioni, lei lo chiama sanatorio: “…Il posto e’ bello, vicino ai laghi. Il villaggio: un buco. Niente internet”. Cosi’, un paio di volte a settimana, ci scambiamo sms. Parla bene italiano ma scrive robe impensabili e fantasiose. Alcuni esempi recenti (N.B. Annamaria un mese fa ha avuto una seria operazione):

sms n° 1…domani facciamo la gita a posto dove c’e’ il corpo di santa Efrosina Polotskaya. Unico che chiedo e’ il salute a voi e a genitori!!!

sms n° 2 …Santuario e’ molto bello 13mo secolo, da piangere, coltivano fin adesso i fiori. Vi voglio tanto bene.

sms n° 3 … Annamaria spero che migliorisci, incontrario non e’ giusto!!!!
Cerco senso della nostra vita, ma capisco che senza salute non importano piu’ i soldi, lavoro… leggi tutto

domenica 20 settembre 2009

I luoghi di Maria

Tre o quattro anni fa ho detto ad Annamaria: "Andiamo nel punto piu' vicino dove e' comparsa la Madonna: al Santuario di La Salette nelle Alpi del sud, in Francia". Partendo da Biella, abbiamo fatto il Piccolo San Bernardo e, dopo aver attraversato montagne e montagne, alle 6 di sera, sotto una pioggia battente, siamo arrivati a La Salette. Poi mi sono accorto che i luoghi dove, nel tempo, la Madonna e' comparsa, o comunque e' evidente una Sua presenza, sono decine e decine solo restando nell'Italia nord-ovest. Facendo lo sborone mi viene da pensare: voglio visitare tutti questi luoghi e voglio farne una descrizione a ognuno. Poi magari un sito dove raccoglierli tutti. Vedremo. Intanto cominciamo. Andando in questi Santuari mi sono accorto che la Madonna predilige luoghi nascosti e boscosi, alcuni addirittura in posti scoscesi e difficili da raggiungere. Ma questa e' forse l'impressione di un pivello di comparizioni mariane. Non staro' a fare complicate descrizioni geografiche: avete i motori di ricerca, trovateli Voi. Nemmeno annoiero' con questioni architettoniche (piante, navate, affreschi), mi limitero' a raccontare la vicenda ed eventualmente la storia che ha generato. In genere Maria compare ai piccoli, senza istruzione, poveri, spesso ammalati o in difficolta'.

SANTUARIO MADONNA DELLA FONTANA A CREVACUORE (BI) DIOCESI DI VERCELLI



La chiesa sorge in luogo impervio e boscoso. Maria Raviciotto abitava in queste montagne nella prima meta' del 1300. Aveva 12 anni, era sorda e muta. L'8 settembre 1334, nei pressi di un antico pilone votivo, la Madonna compare a Maria e le concede il dono della parola e dell'udito. Come spesso accade, la Vergine chiede alla bambina di andare dal Parroco per fare costruire una cappella. Cosi', in qualche secolo (i lavori chiudono attorno al 1750), sorge il sacro edificio. La chiesa che vediamo oggi ingloba l'antichisimo pilone e raffigura una "Madonna del latte". All'esterno e' possibile bere e raccogliere l'acqua dalla Fontana che da' il nome al luogo. La festa del Santuario e' la domenica successiva all'8 settembre. Il resposabile e' il Parroco di Crevacuore. La messa si celebra alle 17 dalla seconda domenica di maggio, all'ultima di settembre. In tutti gli altri mesi il santuario e' chiuso. La devozione a questo santuario non e' solo locale. Ho conosciuto una coppia di Sesto Calende (VA) che, ogni mese, raggiunge il luogo per una preghiera e per prendere l'acqua terapeutica.



Questo e' l'affresco venerato a Crevacuore.

NB. Le foto sono fatte da me

martedì 4 agosto 2009

Chi si assomiglia si piglia

Presupposti
1) ho un amico, collega e socio che si chiama Michele
2) ha una passione per il rafting ed e’ stato anche campione nazionale in diverse specialita’: ogni tanto vado anche io
3) “Mai domi” sono i suoi amici di merende e di rafting: vivono tra Biella, Milano e la Valsesia
4) qualche settimana or sono abbiamo disceso, con la canoa gonfiabile, il Naviglio Grande di Milano



In primo piano Yulia, in fondo sulla canoa, Michele e Teo (Naviglio Grande luglio 09)

Arriva una e-mail il 26 luglio 2009

Cari Mai Domi, oggi sono stato a Scopello (VC): il fiume Sesia aveva dei colori fantastici che inducevano a pensare ----> SABATO PROSSIMO CI FACCIAMO UN BEL GIRO IN RAFTING ??? L'ipotesi potrebbe essere ritrovo a Balmuccia da Monrosa alle 15/15,30 e poi tratto alto o tratto basso. Le previsioni sono "bello e caldo"! Aspetto risposte immediate!! Michele

Rispondo

Un'altra volta, grazie. Il rafting costa, la gente da raccattare e' troppa (e sono tutti rumorosi), nessuno prega prima e dopo; mi piace partire alle prime luci dell'alba, alle 15,30 ho gia' voglia di tornare...: non e' precisamente il mio ambito. Preferisco attivita' piu' meditative. Una volta all'anno...
Salutoni e grazie (continua comunque a tenermi informato). K

Riprende lui da vero signore

Il rafting costa come sciare, ho sentito con le mie orecchie gente pregare DURANTE, alle prime luci dell'alba la T° dell'acqua è di 5° circa, alle 15,30 dopo il tuffo di benvenuto ho sentito diversi che avevano voglia di tornare: Rafting, per molti ma non per tutti !!!!!!
Una volta all'anno mi basta per condividere con te questa passione e cercherò di ricambiare con diverse volte in canoa...allora com'è Ivrea?
Mic

Il Naviglio di Ivrea e’ navigabile? Puo’ essere una nuova avventura?
Siamo in provincia di Torino

Grazie per la comprensione, comunque, prima della fine stagione, aderiro’ a una discesa, perche’ anche il Teo (mio secondo figlio diciasettenne nda) vuole provare.

Veniamo al Naviglio. Parte in centro alla citta’, appena dopo il ponte storico. Nell’abitato non ci sono attracchi e la situazione sembra complicata.

Appena fuori passa in campagna con molti alberi che lo coprono (non e’ largo come quello di Milano). Poi l’ho perso. Per un pezzo – credo – non c’e’ alzaia. L’ho ritrovato a Tina (frazione di Vestigne’) e l’ho seguito su strada asfaltata, attraversando Vestigne’ capoluogo, fino all’entrata di Borgomasino.

Qui l’asfaltata se ne va per la sua via e una pista bianca, molto scorrevole, costeggia il canale. Il paesaggio e’ stupendo, l’orizzonte ampissimo, se si guardano le montagne c’e’ un panorama… Questo tratto e’ punteggiato di cascine, campi, boschetti. Gli abitati non si vedono e, passato Borgomasino, si e’ (forse) in Comune di Moncrivello. La passeggiata merita il viaggio sino a li’.

Si arriva su una collina ripida, che finisce nella Dora. Si viaggia a mezza costa, molto vicino al fiume che scorre 50/70 m piu’ in basso. Il tratto e’ lungo, sempre in mezzo al bosco. Si attraversa la strada che va da Villareggia a Mazze’ (forse) e si continua all’ombra.

A questo punto dalla Dora si diparte il canale Depretis. Dall’alto sembrava sempre di seguire il fiume, ma non era cosi’. L’alzaia finisce poche centinaia di metri dopo l’attraversamento di una condotta forzata che passa sopra al naviglio e non lo interrompe. Seguendo questa sono tornato sulla strada civile.

Si e’ prossimi alle famose curve di Rondissone dove ci sono sempre quelle gentili signorine negre che – con calore – invitano ad andare con loro: dove? in mezzo agli spini? come? sul sellino della bici? Comunque io sono sposato, ero accaldatissimo, avevo fame - avevo pedalato quasi 40 km, due terzi off road -, cosi’, gentilmente, ho declinato l’invito: avro’ fatto bene?

Pero’, per fare attenzione alle giovani “abbronzate” (dai Silvio, dai...) ho perso il naviglio e, pirlescamente, ho costeggiato il Depretis. Sbagliando canale, sono finito a mangiare penne all’arrabiata a Saluggia.

Il ritorno te lo racconto un’altra volta. Sabato prossimo, a Dio piacendo, torno alle curve (di nome e di fatto*), ripiglio il naviglio (chi si assomiglia, si piglia…) e, se son buono, me ne vado a Santhia’…

Tuo, affezionatissimo, Costante.

* in russo prostituta, popolarmente, si dice curva; piu’ signorilmente prostitutka.

Post supposti
1) quando sono libero vado, in bicicletta, a esplorare il territorio compreso tra le Alpi a nord, Torino a ovest, Milano a est e il Po (o poco piu’ in giu’) a sud. Sono stato anche da Biella a Mantova (3 giorni e un’ora) e sul Delta del Po nel Ferrarese.
2) K e’ il mio acronimo: Costante, Kostik
3) Il naviglio di Ivrea e’ stato costruito nel XVmo secolo e doveva servire per unire – via acqua – Ivrea a Vercelli. Di fatto e’ servito sempre solo per scopi irrigui
4) L’alzaia e’ la strada che, in generale, costeggia i canali e serve per molte cose, in particolare per andarci in bicicletta: lo sapevano tutti i piu’ grandi ingegneri idraulici, a cominciare da Leonardo da Vinci.
5) Abbiamo una carissima amica comune, Yulia, che e’ bielorussa e ci insegna la lingua

domenica 5 aprile 2009

E' grande il Naviglio!

E' indispensabile l'h nella lingua italiana? Si puo' risparmiare una lettera? Ho sempre pensato di si, ma non sono sicuro. In russo l'h non esiste e "sono diventati grandi" lo stesso. Voglio provare con questo post. Fatemi sapere cosa pensate.



Cercando una via alternativa per andare a Milano in bicicletta (da Biella), un amico mi a parlato della ciclabile del Naviglio Grande. Sabato 4 aprile 2009, sono andato a provare. Con l'auto fino al ponte di ferro di Oleggio (quello ke divide Piemonte e Lombardia e ke si attraversa per andare alla Malpensa). Poi con la bici. E' fantastica la via e il paesaggio ke l'accompagna. Il paradiso del cicloturista. In 50 km si arriva a Milano e, se o capito bene, finisce al Po, piu' a valle di Pavia. Mi sono accontentato di arrivare a Boffalora, paese che sta al ciclismo come Mora (capitale della Vasaloppet, in Svezia) sta allo sci di fondo: dappertutto bikers. Peccato ke il rumorino ke mi a sconsigliato di arrivare ad Abbiategrasso, sia peggiorato al punto da grippare i pedali. Risultato o spinto la bici per 11,5 km. Cosi', a piedi, bicicletta al fianco, un po' a destra un po' a sinistra, o potuto "capire" meglio il territorio. Sono arrivato con le spalle rotte ma convinto di tornare sul Naviglio il piu' presto possibile. Dal Naviglio scendevano, dal 1300 in poi, i marmi per la fabbrica del Duomo di Milano. Non pagavano dazio. Sui cariki era scritto A U F (a usum fabbrice). Di qui il detto viagia', mangia', laura'... a uf! Si puo' essere piu' simpatici di cosi'?

lunedì 9 marzo 2009

Basta la salute? 1



Basta la salute per essere felici? E’ sufficiente non avere malattie o infermita’ perche i desideri del nostro cuore si compiano? Il grande scrittore C. Pavese – probabilmente nel pieno della giovinezza e della salute - si chiedeva: «Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perche’ attendiamo?». La struttura dell’uomo, cio’ che lo costituisce nel profondo, e’ “attesa”. Questa attesa e’ cosi’ evidente che ci pare di sapere cosa aspettiamo ma non e’ cosi’ semplice, come ci ricorda F. Mauriac «Mi sono sempre ingannato sull’oggetto dei miei desideri. Non sappiamo quel che desideriamo». Perche’ allora ci troviamo complici con chi semplicisticamente ammette: «Cai sia ‘n poc ad salute, ciamuma nen trop…». Dove va a finire l’inestirpabile desiderio di felicita’, di bonta’, di bellezza, di amicizia di cui e’ impastato il nostro cuore? E quando la salute viene a mancare? Quando improvvisamente scompare e rimane una diagnosi impietosa? Hanno ancora senso le domande? Svanisce l’attesa? Speriamo tutti – come ci raccontano i soloni della cultura radicale – in una morte breve e “dignitosa”? Una scorciatoia verso il nulla, un nulla senza fine?

Abbiamo invitato due persone che conosciamo da anni, per aiutarci a rispondere alle molte domande che il tema provoca.

domenica 18 gennaio 2009

Biella 23 gennaio 2009

Conosco i relatori e so che non sara' una serata noiosa. Meglio loro di CSI Miami (che e' tutto dire). Cliccate sulla foto per i particolari.

giovedì 15 gennaio 2009

Storia di Nano, vitellone Valle Elvo



Buongiorno, sono un vitellone della Valle Elvo, vero figlio di queste montagne e delle vacche Pezzate Rosse Oropa (grande razza locale). Da queste parti, noi vitelloni, non siamo in tanti, la maggior parte delle mie sorelle vengono destinate a sostituire le loro mamme quando sono diventate troppo vecchie.

Ai miei fratelli maschi, la mamma da’ il colostro. Dopo 2-3 settimane dal parto vengono venduti a grossisti che li portano in pianura, nelle grandi stalle, dove diventano vitelli a carne bianca: per questa produzione siamo molto ricercati.

Io invece ho avuto un destino diverso. Un gruppo di appassionati, veterinari, zootecnici, agronomi, qualche anno fa, ha avuto questa pensata... leggi tutto

domenica 4 gennaio 2009

La realta' non e' sogno



La Chiesa romanica di San Martino ad Arnad (AO) foto del 24 dicembre 2008

L'opposto di una compagnia (guidata al destino) e' un egoismo pieno di illusioni, un'egoistica illusione, un'egocentrica illusione, vale a dire quella posizione che cerca sollievo nei propri pensieri, che e' contro la ragione. Perche' cercare la soddisfazione nei propri pensieri e' contro la ragione? Perche' la ragione e' coscienza della realta', non dei tuoi pensieri avulsi da un riferimento al reale. E' coscienza di una realta'! La ragione ti fa intuire la presenza dell'ideale e perseguire l'ideale. L'alternativa all'ideale, seguire i tuoi pensieri, si chiama sogno. L'ideale e' la realta' che tu conquisti pezzo per pezzo, passo per passo; mentre il sogno svanisce, muta e svanisce da un giorno con l'altro.


L. Giussani "Si puo' vivere cosi'?" (pag. 138) B.U.R. Rizzoli - Milano 1994

Sempre di piu' intuisco che l'unica cosa che non fa perdere il tempo e' educarsi: introdursi alla realta' totale. In parole povere. Dare un martello a un bambino piccolo, si rischia che lo usi per spaccare i soprammobili o la testa di suo fratellino. Dare lo stesso martello a un carpentiere, fa venir su l'orditura di un tetto che durera' 100 anni. Bisogna educarsi a usare tutto (tempo, soldi, letture, affettivita'...) secondo l'ideale.

domenica 21 dicembre 2008

Natale 2008 - Un imprevisto

Ieri mattina, verso le cinque, pensavo che, fra 2-3-5 anni, potrei scrivere un libro dal titolo (forse un po' complicato) "Pedalate tra la Padania e le Alpi: 100 itinerari (e pensieri sul Destino) da Biella alla Slovenia"(!). Pero' ci vogliono le foto. Cosi' ho deciso di incominciare dalla Pieve di S. Stefano a Lenta (VC). Ho inforcato la bici e ci sono andato: il risultato non sara' da grande professionista ma, per cominciare, basta.



Poi, pensando al primo capitolo del libro, mi e' venuta in mente la grande poesia di Montale "Prima del viaggio".

Prima del viaggio si scrutano gli orari,
le coincidenze, le soste, le pernottazioni
e le prenotazioni (di camere con bagno
o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
si consultano
le guide Hachette e quelle dei musei,
si cambiano valute, si dividono
franchi da escudos, rubli da copechi;
prima del viaggio s'informa
qualche amico o parente, si controllano
valige e passaporti, si completa
il corredo, si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si da' un'occhiata al testamento, pura
scaramanzia perche' i disastri aerei
in percentuale sono nulla;
prima
del viaggio si e' tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.
E poi si parte e tutto e' O.K. e tutto
e' per il meglio e inutile.
E ora che ne sara' del mio viaggio?
Troppo accuratamente l'ho studiato
senza saperne nulla.
Un imprevisto e' la sola speranza.
Ma mi dicono
ch'e' stoltezza dirselo.


(E. Montale in Tutte le poesie, Mondadori, Milano 1984)

L'unica novita' e' il MISTERO, come, tante volte, Don Giussani diceva. Tutto il resto e' scontatezza. Il Natale e' la festa della Novita'.

Auguri da Costante, Annamaria, Valeria, Matteo, Yulia

domenica 17 agosto 2008

E-mail al Ministro Brunetta

Sempre sul tema del lavoro, pubblico l'e-mail che ho scritto al Ministro.

Inviato a r.brunetta@governo.it
Il 14 agosto 2008 ore 10.13

Chiarissimo Signor Ministro, sono l’agronomo della Comunita’ Montana Alta Valle Elvo. Questa si trova tra la provincia di Biella e la Valle d’Aosta. Stamane mettevo al corrente il Segretario dell’Ente, sull’attivita’ dell’ufficio del quale sono titolare da 27 anni. Avevo 27 anni nell’1981 quando sono arrivato, oggi ne ho 54: meta’ vita fuori e l’altra meta’ dentro la Comunita’. Il Segretario ha visto l’ultimo articolo al sito dell’Ufficio agro-forestale (quello sulle borse di studio) e mi ha suggerito di metterLa al corrente di quanto si sta facendo e di quanto si e’ fatto in questi anni. Il sistema piu’ comodo e’ quello di inviarLe alcuni links. Sono il primo a essere convinto che alcune cose sono immensamente noiose da leggere: la somma dei programmi annuali dal 1981 al 2007, in questo senso, e’ un capolavoro. Ma e’ tutta una vita professionale descritta.

Le auguro una proficua permanenza al Ministero e un sereno periodo feriale, anche a nome dell’Assessore Rinaldo Finotto.

Costante Giacobbe

Si vedano i siti:

http://agroforesteelvo.blogspot.com

http://agroforesteprogrammi.blogspot.com

http://manzove.blogspot.com

sabato 16 agosto 2008

Noi biellesi lavoratori

Sempre a proposito del "lavoro" ecco alcuni aforismi, coniati non so da chi, ma imparati - quasi tutti - dal mio amico Ercole Morino, grandissimo e intelligente "lavoratore" (mia libera traduzione dal piemontese).

Ai pulitich parlu tant e fan mai gnente. Nui parluma poch e fuma tant.

I politici quando parlano incantano, ma alla fine non concludono niente. Noi (bonta' sua), che siamo cresciuti con la cultura del lavoro, facciamo tanto senza parlare.

As fa mai al travai due vote o anche As pia nen an man al travai due vote, as va vanti pre fac.

Non si prende in mano il lavoro due volte: si costruisce, si chiude e si prosegue sul costruito.

Venta cerche da fe tant travai e poca fatiga, ti 'nvece tfe' tanta fatiga e poch travai.

Bisogna trovare il sistema di fare molto lavoro e poca fatica. Tu [cosi’ operando] fai tanta fatica e poco lavoro: per insegnare un metodo servono “i maestri”.

A l'ha nen dimetusi al Signor dan tla cros.

Non si e’ dimesso il Signore dalla croce

Dumse da fe. Da chi dui ore l'e' gia ses ore, da chi dui di' l'e' gia mercu.

Non perdiamo tempo. Tra due ore sono le sei (del mattino) e tra due giorni e' gia' mercoledi'. Questo ultimo aforisma mi e' stato suggerito dal mio buon amico e collega (dottore agronomo) Adriano Belliardo da Roccabruna (CN)

venerdì 15 agosto 2008

Il lavoro: c'e' un mondo da finire

Oggi, festa dell'Assunzione di Maria SS., oso mettere a tema "il lavoro". Il tempo dell'azione (anche un pensiero e' un'azione, ci ricordava sempre Don Giussani), dal risveglio a quando ci si addormenta di nuovo. 16-18 ore al giorno: ufficio, famiglia e tutto quello che si riesce a fare per collaborare con il Padre a completare il mondo e la nostra vita. Lo faccio pubblicando 2 "pezzi". Il primo e' di Padre Michail Scik: ebreo russo, convertito all'ortodossia, diventato sacerdote, mandato al confino, nuovamente arrestato e fucilato nel famigerato poligono di Butovo (sud di Mosca), il 27 settembre 1937. Il secondo e' di Don Massimo Camisasca: prete lombardo, allievo di Don Giussani, fondatore della Fraternita' Sacerdotale S. Carlo Borromeo, che ha sede a Roma. Saro' grato a chi collaborera' a rendere ancora piu' importante questa trattazione.

Ricordando mio padre
di Elisaveta Scik

Vorrei citare alcuni brani di una lettera di padre Michail proprio ad Anna Dmitrievna, la sorella della mamma: «Credo di capire la tua malattia, perché l'ho vista anche in Natasa nei primi anni della nostra vita matrimoniale. Lei ne è guarita grazie alla maternità… Stai male perché il lavoro non ti da la pace interiore che deriva dalla coscienza del dovere compiuto..., ma al contrario ti rende inquieta. Tu stessa stai giustamente scoprendo che una delle cause di questa inquietudine è che affronti il tuo lavoro con un ardente senso di amor proprio. Questo sentimento non trova mai (il corsivo e' dell'autore) soddisfazione e instilla inquietudine nel tuo cuore...


Padre Scik - foto segnaletica per il carcere

Nell'opera della nostra salvezza il lavoro, che vince tutte le tentazioni legate all'ozio, è molto importante. E’ importante, ma non deve stare al primo posto. Il primo comandamento che ci ha dato il Signore è: "Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l'anima", ossia rendi il tuo cuore, il tuo edifìcio interiore, un altare, dove venga glorificato incessantemente il nome di Dio. Di conseguenza, il primo dovere del cristiano è stare attento a se stesso, e tenere in ordine l'altare del proprio cuore con la preghiera e l'amore al prossimo, che è il secondo precetto evangelico. Il lavoro, invece, viene dopo, e pecca gravemente contro le regole di una sana vita interiore cristiana chi nelle proprie premure e nel proprio agire mette il lavoro a un posto che non gli spetta. Così facendo, neppure il lavoro ci guadagna ma, anzi, viene inevitabilmente infestato da pensieri, sentimenti e desideri vani…

Ho detto che il lavoro è solo al secondo posto, sì, proprio al secondo, ma non al terzo, al quarto…, perché se lo si fa retrocedere dal secondo posto, nel vuoto che ha lasciato, si insinuano la pigrizia, la trascuratezza e altri vizi... In cosa consiste, allora, un atteggiamento coscienzioso dal punto di vista cristiano verso il proprio operare? Nel fare tutto ciò che è richiesto, e anche di più, senza lesinare gli sforzi, ma anche senza fissarsi sui risultati».

“La Nuova Europa” trimestrale RC Edizioni, n° 4-2008 pag. 75 – Seriate (BG)

Il lavoro, la strada per imparare ad amare
di Massimo Camisasca

Il secolo ventesimo sarebbe dovuto essere il secolo del lavoro. E, in un certo senso, lo è stato. Il lavoro è diventato tema di studi, di lotte, di guerre, ha segnato la nascita di partiti e di associazioni. Interi movimenti che hanno attraversato il secolo si sono ispirati alla promozione dei lavoratori, come, per esempio, il movimento comunista, quello socialista e quello cattolico. Ci sono stati però anche milioni e milioni di lavoratori uccisi, perché non rientravano nello schema della rivoluzione programmata. Il nazismo, poi, ha fatto scrivere sarcasticamente sulla porta di Auschwitz «il lavoro rende liberi». Anche la Chiesa ha parlato di lavoro ai lavoratori. Soprattutto dopo Leone XIII, esso ha occupato una parte importante nella dottrina sociale che si è andata sviluppando e diffondendo anche attraverso le grandi encicliche di Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, e Paolo VI.
Ma, più in generale, il novecento ha visto, soprattutto nella sua seconda parte, un grande offuscarsi del senso e del gusto per il lavoro. Ritengo che questo sia uno dei mali più gravi della nostra società. Perché qualunque vocazione si abbia, il lavoro decide della nostra vita. Quando manca il lavoro, l’uomo non può esprimere se stesso, perde il rapporto con la realtà, non si sente amato e non ama.
È stato certamente uno dei tanti meriti del magistero di Giovanni Paolo II, che era stato operaio negli anni della sua giovinezza, di riportare al centro dell’attenzione degli uomini la realtà del lavoro e della sua contraffazione. E certamente vi è una profonda similitudine tra ciò che ha detto Giovanni Paolo II e il cuore del magistero di don Giussani sul lavoro, raccolto nel volume L’io il potere, le opere.
Dedichiamo al lavoro questo numero di Fraternità e Missione di luglio, mese estivo, mese di vacanza, proprio perché in vacanza possiamo pensare al senso del nostro tempo lavorativo.

I. Un rapporto creativo
Il lavoro dell’uomo, qualunque esso sia, non riguarda un aspetto marginale della sua personalità. L’uomo matura attraverso il lavoro, perché attraverso di esso prende coscienza di se stesso e della realtà, da cui dipende, ma che può anche contribuire a cambiare e a trasformare. Si capisce perciò come mai il lavoro coincida con la nostra vocazione.
Quando la persona non è stata educata a lavorare, o di fatto non può lavorare, rimane come rattrappita, si chiude su se stessa, non conosce più la vita e la promessa d’infinito, la speranza che vi è contenuta. Invece, attraverso il lavoro l’uomo entra in rapporto con le persone e le cose. Accade sempre così, sempre l’uomo necessita di un rapporto creativo con la realtà.
Il suo conoscere se stesso e il mondo procedono assieme.

II. Purificazione
Quando Adamo ed Eva vengono cacciati dal paradiso terrestre, Dio, che aveva posto l’uomo nel giardino dell’Eden perché lo custodisse e lo coltivasse (Gn 2,15), rivolge a loro delle parole molto significative e terribili. Dice che a causa della loro disobbedienza, il suolo della terra sarebbe stata maledetto. Avrebbe dato ancora i suoi frutti, ma attraverso il duro lavoro. Il pane avrebbe richiesto il sudore del volto (Gn 3,17-19). Proprio queste parole ci spiegano la stretta relazione fra l’uomo, il lavoro, e Dio. Non soltanto attraverso il lavoro conosciamo noi stessi, non soltanto partecipiamo all’opera della creazione, ma, più in profondità, realizziamo quella purificazione che ci fa tornare a Dio. Dio ci chiama a servire il suo disegno attraverso il lavoro.
Il lavoro non è dunque soltanto condanna. Non è soltanto fatica, peso. Tutto ciò è una condizione inevitabile, ma non l’essenza. Purtroppo oggi molti sono chiusi a una considerazione intera del lavoro, e vedono soltanto la fatica, e cercano di sfuggire ad essa. Ma in questo modo, sfuggono alla loro crescita umana. L’uomo infatti non ha mai un rapporto soltanto speculativo con la realtà, e neppure uno ludico. Non pensa soltanto e non gioca soltanto, ma vuole anche creare e trasformare. Per questo Dio ha creato un mondo incompiuto e ha affidato all’uomo il suo compimento.

III. Entrare nell’opera di Dio
Ma ancora di più, per coloro che credono, che sono stati battezzati, il lavoro è la strada fondamentale per la loro partecipazione all’edificazione del corpo di Cristo. Attraverso di esso, quando è vissuto nella memoria di Cristo, le cose ritrovano lentamente il loro posto, le persone il senso della loro vita, il creato l’unità perduta nel peccato originale. Non è un caso che san Benedetto abbia legato la preghiera al lavoro, vedendoli non come due momenti successivi della giornata, ma come due espressioni della nostra vita che si integrano e si correggono a vicenda. Non si può vivere infatti solo per lavorare, non si può sacrificare tutto al lavoro. Esso non è un bene assoluto, serve in quanto porta l’uomo a collaborare al disegno del creatore, ad entrare nell’opera di Dio, a partecipare all’edificazione del Regno. Per questo il silenzio all’inizio della giornata ha un peso decisivo ed è ancora più importante di quello della sera.
Il desiderio del lavoro unito a quello del giusto riposo è l’espressione di una vita cristiana sana. Non ci può essere vita cristiana senza desiderio di lavoro. è per me un’esperienza terribile vedere persone che hanno come ideale della vita lavorare meno, o non lavorare affatto, persone terrorizzate dalla fatica, che non sentono bruciare dentro di sé la passione per l’incompiutezza del mondo.

IV. Servire Cristo
Il lavoro è la strada fondamentale della nostra partecipazione all’edificazione del corpo di Cristo. Questo è infatti il senso esauriente dell’esistenza: servire Cristo.
La strada per imparare ad amare è cominciare a servire. È proprio la quotidianità del servire che fa entrare nel ritmo dell’amore. Il ritmo dell’amore vero, dell’amore maturo, è la fedeltà. Soltanto il servire fa entrare in questo ritmo. A poco a poco non ci si accorge quasi neanche più di servire. Ci si accorge soltanto di amare.
Attraverso questa strada, la quotidianità del lavoro, si realizza la cosa più grande che esista al mondo: si impara ad amare Cristo.

Fraternità e Missione, il mensile della Fraternita san Carlo
luglio 2008

giovedì 7 agosto 2008

Come sono diventato biker


9 agosto 2008 sul Canale Cavour, foto del mio socio Michele Defrancesco

Caro Paolo, a cinquant’anni e passa, dopo qualche altra esperienza sportiva, sono passato al ciclismo. Anche il motorino, che lo scorso anno mi ha appassionato, lo trovo oggi meno entusiasmante. Ho cominciato per caso. Una sera, verso le sei, sono tornato a casa dal lavoro, stanchissimo e annoiato. Cosi’ – per svagarmi - sono andato nel fienile, utilizzato come deposito, e ho tirato fuori la vecchia economica mountain bike di mia figlia. Probabilmente erano 7-8 anni che nessuno la usava e comunque, anche negli anni d’oro, era stata usata pochissimo. Con l’indispensabile aiuto del mio amico Lido, che a casa ha un’intera officina e la sa usare, nel giro di 2 ore, la bici era come nuova: ero raggiante!

Per la verita’, nella primavera di questo anno, con alcuni amici, avevamo gia’ fatto un piccolo tour con mtb in affitto: il giro del Lago di Candia (TO). Forse e’ stato quel giorno che ho ripensato, dopo 40 anni, al velocipede come strumento d’avventura.

Nelle settimane successive ho incominciato a utilizzarla spesso. La trasportavo nel bagagliaio della Fiesta, o in quello della Touran, ma c’e’ il pericolo di rovinare l’auto. Poi ho i tendini della spalla destra che sono un po’ stracchi: infilare la bici nel portellone, alzarla, farla scorrere, mi faceva male. Cosi’ mi sono deciso a comperare un portabici svedese (costa un’occhio), da appendere al portellone posteriore. Non ti dico che fatica a montarlo. Si e’ messa anche la Yulia ad aiutarmi: le istruzioni non le voleva leggere, tutto intuito femminile, veniva buio, volevo piangere dalla rabbia. Alla fine e’ andato tutto a posto, ma sono andato a letto che mi tremavano le mani.

Pedalo quasi esclusivamente in pianura, siccome abito in montagna, carico “il mezzo” e parto. Di solito faccio 30-50 km in macchina, arrivo nei paesi della prima pianura vercellese o novarese, monto sul sellino e riparto. La penultima uscita stavo percorrendo la strada che va dalla centrale nucleare di Trino a Livorno Ferraris (VC), ad un certo punto si attraversa il Canale Cavour. Ero stanco e accaldato, cosi’ mi sono fermato a guardare l’acqua. Vicino al ponte c’e’ un grande partitore, cosi’ , cercando di ricordare qualcosa dell’esame di “idraulica agraria”, fatto con grande successo - l’unico 30 e lode della mia carriera -, ho pensato a quanti sacrifici umani, tecnici ed economici, deve essere costata quest’opera straordinaria. I giorni seguenti, girando su internet, ho scoperto che, in Provincia di Novara, molte strade d’alzaia (quelle che fiancheggiano il canale), sono state trasformate in piste ciclabili. Cosi’ mi sono riproposto di percorrere tutta questa grande via d’acqua: da Chivasso al Ticino. Dal cuore del Piemonte alla Lombardia… a tappe, naturalmente.

Sabato scorso sono andato a Recetto (NO, vicino a Ondaland), ho inforcato la bici e sono arrivato al Sesia: volevo vedere come il Canale attraversa il fiume. Ho visto, mi sono stupito dell’ingegno umano e sono ripartito alla grande (16-18 km/h di media… non mao mao micio micio!). Putroppo non ho tenuto conto del crak strutturale dei copertoni. Gomma a terra. Ho pensato a una perdita dalla valvola, una foratura per una spina di robinia… Sta di fatto che, dalle 11 di mattino, dopo essere andato a mangiare un panino e a cercare un ciclista sino a Novara. Non averlo trovato (uno in ferie, l’altro troppo occupato per una gara). Dopo essere tornato sui miei passi. Aver trovato finalmente un signore disposto ad aggiustarmi la gomma. Aspettato la riparazione. Pagato. Ricaricato la bici. Verificato,con dolore, che la gomma era di nuovo a terra. Sono dovuto tornare mesto-mesto (si erano fatte le 7 di sera) dall’amico Lido. L’uomo, il tecnico, l’esperto ha sentenziato: copertoni secchi, bisogna sostituire. D’altra parte sono vissuti 8 anni in un fienile, non si puo’ pretendere. Adesso ho 2 gomme nuove di fabbrica con battistrada “ibrido”, ½ strada e ½ da campagna: una sciccheria.

Cosi’ ho voluto strafare. Domenica avevo promesso al Teo e al suo amico Pietro di accompagnarli a Piedicavallo: loro avrebbero attaccato la salita che porta al rifugio Rivetti, io gironzolato nei paraggi (con l'eta', la lunga discesa mi fa venire male alle ginocchia). Invece, al posto degli scarponi, ho preso la bici e, nell’attesa degli alpinisti, ho provato la salita da Rosazza a Bielmonte: 13,5 km, 2 ore e 30 sul sellino, non so quale dislivello, ma a me e’ sembrato himalayano (media 5,2 km/h, facevo prima a piedi)

Sabato prossimo torno a Recetto e riprovo, piu’ attrezzato ed esperto, le strade di alzaia: se vuoi venire mi fara’ piacere, ma, ricorda, la strada la decido io, tu… pedali!

Tuo, Costante

domenica 13 luglio 2008

Tour in Slovenia - Passando dalla Carinzia



colazione agrituristica slovena

Una settimana di vacanze e un piccolo tour per la Slovenia. L’idea iniziale era di mio fratello Gianni: ci sono posti incantevoli! Cosi’ dal 6 (domenica) al 12 luglio 2008 (sabato), con Annamaria e Yulia, siamo andati in avanscoperta. La prima sera ci siamo fermati a Moena per salutare la signora Lia (mamma dell’amico Andrea e nostra ospite in altre occasioni).

Il giorno seguente la Yulia ha potuto stupire di fronte alle Dolomiti: passo Sella e Gardena con spuntino al lago di Anterselva. Ci aspettava il Santuario di Maria Luggau in Carinzia. Peccato il tempo. Appena arrivati in Lesachtal, dalle parti del Santuario, e' iniziato a piovere e ha smesso 24 ore dopo: martedi', verso le 16.

Martedi' 6 abbiamo passato la tarda mattina, e parte del pomeriggio, in un centro commerciale a Villach, aspettando il bel tempo che non arrivava. Cosi', in piena bufera, nel primo pomeriggio, siamo partiti per la Slovenia. Si vede che era destino. Varcato il confine e' ricomparso il sole, cosi' abbiamo potuto vedere, nel suo splendore, il massiccio del Triglav: parco nazionale sloveno. Ci siamo fermati per la notte a Bled, nei pressi del lago.

Il giorno dopo (mercoledi') ci siamo trasferiti a Boinj, altro lago, forse piu' bello del primo. Dopo aver percorso una strada di montagna che ha lasciato perplesse le due signore, siamo arrivati a Scofia Loka. Qui avevamo l'indirizzo di un agriturismo davvero bello: Pri Marku, diretto dalla Signora Betty. Visita alla citta'. Un borgo medievale con il suo castello.

Giovedi' siamo arrivati a Lubiana e abbiamo girato per il centro e non: visita all'Ente del turismo sloveno, dove non hanno risparmianto pieghevoli e guide. Nel pomeriggio - dopo aver pranzato con un gelato e 1/2 kg di lamponi comperati al mercato - siamo ripartiti per la Lagorsca Dolina (dolina=valle). Le signore avevano qualche dubbio che la strada fosse giusta perche', nonostante la fama, i luoghi erano un po' isolati. Comunque, anche qui, ospitalita' genuina (vedi sito).

Venerdi', giu' dalle valli. Autostrada. Tangenziale per evitare Lubiana e arrivare nel primo pomeriggio alle grotte di Postumia, che avevo visto da piccolo (piu' di 40 anni fa). Passaggio un po' difficoltoso dai 29 °C dell'esterno agli 8 della grotta. Dentro c'e' un trenino elettrico che percorre i primi 2 km, il 3° si fa a piedi con la guida (simpatica) che parla italiano e condisce la visita con riferimenti alla situazione politica della nostra nazione. Ricerca, un pelo piu' difficoltosa dei giorni precedenti, di un agriturismo in grado di accoglierci. Tuffo in piscina e cena con pure' di spinaci e stufato di "puledro". La Yulia non capisce cosa c'e' nel piatto. Quando glielo spieghiamo inorridisce ma finisce regolarmente la pietanza.

Sabato e' ora di tornare. Peccato una coda interminabile (forse 1 ora e mezza) a Latisana. Arriviamo a Biella in piena bufera: acqua, vento forte e grandine grossa. Ci fermiamo a ridosso di un muro ma non basta. Pare che i danni alla Touran ammontino a 2.400 €. Speriamo nell'assicurazione.

Note tecniche: la Touran percorre, nel misto, quasi 16 km con un litro! Abbiamo speso, per pernottamento e colazione, in media, 28 € a testa e 10 € al pasto. Non si puo' dire che siamo degli spendaccioni.

Qui per le fotografie

martedì 13 maggio 2008

Pellegrinaggio a S. Caterina del Sasso



Sabato 10 maggio 2008 ho inaugurato l'anno motorinistico. Sono partito alle 8.45 da Pollone e, verso le 13.30, dopo un panino ad Arona, sono arrivato a Stresa. Mi sono imbarcato e, 15 minuti dopo, sono arrivato all'eremo di S. Caterina del Sassoballaro (VA). Ho detto il S. Rosario davanti alle spoglie del Beato Alberto e sono ritornato - via Mottarone, Cremosina - alle 19 a casa: quasi morto di freddo.

Note tecniche: motorino Peugeot Vivacity 50 cc., di proprieta' di mio figlio Teo. Andata via Cossato, Romagnano, Grignasco, Boca, Borgomanero, Arona, Stresa. Ritorno attraverso Gignese, Gozzano, Cremosina, Borgosesia, Crevacuore. km totali circa 185.
Problemi: si brucia sempre la lampadina del faro anteriore, forse l'impianto elettrico non sopporta il mio peso moltiplicato i km!

Pellegrinaggio consigliato da Paola Mersi, che ringrazio della segnalazione.

Cliccate per vedere la fotogallery.

martedì 15 aprile 2008

Giussani legge Eliot


Valle del Cervo - Strada abbandonta vicino a Riabella (aprile 2008)

Occorrebbe mandare questa pagina di Giussani a tutti i nuovi e vecchi politici che - da domani - sederanno nei 2 rami del parlamento: e' il significato piu' vero di "moralità".

All'inizio del V° coro [Cori da "La rocca" 1934], Eliot scrive: «O Signore, difendimi dall'uomo che ha eccellenti intenzioni e cuore impuro: perché il cuore è su tutte le cose fallace, e disperatamente malvagio».
Le «eccellenti intenzioni» le chiameremmo adesso "virtù comuni", vale a dire l'atteggiamento morale o moralistico. Difendimi dall'uomo che vuol salvare i valori morali, ma ha il cuore impuro; il cuore impuro è quello che non riconosce il fatto da cui le virtù derivano. Se un intellettuale, per esempio, ha una grande stima dell'uomo, che è un fatto creaturale, naturale, ma non accetta, non riconosce che l'uomo è una creatura, che è stato creato, perciò non accetta l'oggettività dei dinamismi umani, allora, quale virtù sottolineerà questo intellettuale o questo leader? Sottolineerà le virtù che più gli importano: se, per esempio, è un uomo alla guida di un governo, sottolineerà le virtù che fanno comodo al suo governo, vale a dire che tendono a mantenere lo status quo. Invece cercherà di obliterare quelle che lo seccano, che gli creano complicazioni.

Un caso tipico è stato quello di un noto scrittore italiano, Italo Calvìno, il quale un po' di anni fa scrisse un articolo sul «Corriere della Sera» in cui magnificava la dignità dell'uomo. Ma la dignità dell'uomo da cosa deriva? Secondo quell'articolo di Calvino, deriva dalla formazione sociale: l'uomo è concepito in funzione della realtà sociale, è la realtà sociale che lo sviluppa e gli da dignità, perciò non si può parlare di diritti naturali. L'aborto, allora. Nessuno, infatti, ha diritto alla vita: perciò l'aborto è una cosa lecita, se la dignità è conferita alla persona dalla società e se la società decide che all'origine la persona deve avere un certo equilibrio psicofisico, altrimenti è meglio sopprimerla. Nessuno ha diritto di dire: «Io ci sono, non potete toccarmi». In questo caso Italo Calvino ha avuto eccellenti intenzioni, quelle di affermare la dignità dell'uomo, ma un cuore impuro perché non ha riconosciuto il fatto da cui deriva la dignità dell'uomo.

Tutti coloro che adesso affermano le cosiddette "virtù morali" agiscono in questo modo: hanno eccellenti intenzioni, ma un cuore impuro, perché la radice delle virtù comuni, ma anche delle virtù non comuni, è una realtà obiettiva che non dipende dalla società, ma dipende dal fatto creaturale per cui l'uomo è stato fatto da Dio.
Perciò: «O Signore, difendimi dall'uomo che ha eccellenti intenzioni». Una eccellente intenzione è quella di avere uno Stato tecnocraticamente a posto con una funzionalità industriale adeguata, e affermare il valore tecnocratico che è un fattore necessario per l'incremento e la potenza del popolo. Ma se in nome di tutto ciò si deve trascurare, per esempio, la gente che non ha determinate capacità ("de minimis non curat pretor"), o la gente che non ha determinate possibilità di difesa...

«O Signore difendimi dall'uomo che ha eccellenti intenzioni e cuore impuro: perché il cuore è su tutte le cose fallace, e disperatamente malvagio.»
È malvagio chi non riconosce, chi inventa, chi "fissa" lui. Proteggimi, perciò, dal nemico che ha qualcosa da guadagnare. Proteggimi dal nemico che ha qualcosa da guadagnare e dall'amico che ha qualcosa da perdere, cioè dall'amico che, fin quando gli vado bene e corrispondo, allora mi difende, quando non gli corrispondo più mi abbandona. Guardami dall'amico che ha qualcosa da perdere.

Luigi Giussani "Le mie letture" BUR Rizzoli Milano 1996 (pagine 118-120)