Mi sono accorto che chi ama la Chiesa, vuol bene al Papa prima di sapere chi e'.
Ci sono più cose tra Dora e Adda, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia...
mercoledì 13 marzo 2013
mercoledì 13 febbraio 2013
La raccolta del farmaco e la principessa ciclista
Farmacia di mezza montagna tra Biellese e Val Sesia. Sole, temperatura meno 9 °C. Meta’ mattinata. La porta scorre portando una folata di aria gelida. Entra una bambina con berretto ben calcato, sciarpa e giacca a vento. Uno dei due volontari sta registrando i farmaci, l’altro, l’accoglitore (io), la degna di un’occhiata di sfuggita: “l’invito lo faro’ alla mamma…”.
Le
farmaciste sono sul retro, altri clienti non ci sono, la bambina cincischia. Vedo una bicicletta appoggiata alla colonna.
- E’ tua? –
- Si! –
- E’ un po’ grande per te –
- E’ tua? –
- Si! –
- E’ un po’ grande per te –
Il sellino e il manubrio sono abbassati al massimo, poi di
queste cose, un po’, mi intendo.
- Forse…
- Comunque e’ una bella bici nuova, complimenti, ha anche il cestino sul manubrio –
- Forse…
- Comunque e’ una bella bici nuova, complimenti, ha anche il cestino sul manubrio –
Sorriso della bambina. Mi accorgo che e’ bellissima, forse mora (aveva il
berretto…), occhi e lineamenti sorprendenti.
Tornano le
farmaciste, la mamma non arriva. Le chiedono cosa vuole. La sento rispondere:
- La medicina A, la B, e questo per… la “Raccolta” –
- La Raccolta?!? –
- La medicina A, la B, e questo per… la “Raccolta” –
- La Raccolta?!? –
Chiede la dottoressa esterrefatta mentre, nello stesso
istante, penso la stessa cosa e, in piu’, di essere un pirla colossale: l’unica della mattina che non avevo ritenuta
degna della proposta.
- Si… la Raccolta! -
- Si… la Raccolta! -
Con una naturalezza stupefacente, prende il medicinale, lo
consegna e sorride, non da bambina… da principessa.
- Grazie. Quanti anni hai? – chiedo completamente rapito.
- Nove. Anzi, nove e mezzo! –
- Grazie. Quanti anni hai? – chiedo completamente rapito.
- Nove. Anzi, nove e mezzo! –
La vedo sparire
sulla bicicletta bianca dopo aver sistemato le medicine nel cestino sul
manubrio.
Forse in
Paradiso tutte le bambine di nove anni e mezzo saranno cosi’. E’ vero pero’ che
“in questa valle di lacrime”, se ne vedono poche, o, forse… non si ha tempo di
guardare.
Con la
farmacista ci scambiamo un’occhiata.
-
Sembra
una favola… e la bambina una principessa –
-
E’
vero, pero’ ci sono anche storie tristi. Ieri e’ venuto qui un dottore di 60
anni a chiedere lavoro. La farmacia
dove ha sempre lavorato e’ stata comperata da due coniugi, entrambi farmacisti,
che avevano fatto un grosso mutuo per
averla. Non potevano piu’ pagare il collaboratore. Ci ha fatto
un’impressione enorme, siamo state tutto il giorno distratte e confuse:
sbagliavamo ogni cosa di cui ci occupavamo… –
Come diceva
il Don Gius: “la pace, mezza di gioia e
mezza di dolore e’ fatta”.
mercoledì 2 gennaio 2013
Te Deum Laudamus 2012
Te
Deum Laudamus
perche’ tutte le mattine, quando mi sveglio, mia moglie non e’ mai nel letto. E' partita, alle 5 e un quarto, per fare il suo mestiere di agricoltora. Piu’ o meno alle 7 e tre quarti, tornera’ a casa a far colazione e a
dividere la vita con me. Forse sbaglio - anche don Gius dice che la categoria della
possibilita’ esiste sempre - ma non mi ha mai sfiorato l’idea che un giorno
trovera’ piu’ giusto vivere lontano o, pur rimanendo, non le interessi piu’ condividere
le settimane e i lustri.
TDL perche’, per la prima volta, entrambi i miei figli, nel mese
di aprile, hanno avuto chi ha dato loro uno stipendio, pretendendo un lavoro che sono stati in grado
di fare. Di questi tempi, la cosa non e’ davvero scontata: ne’ per lo
stipendiato, ne’ per lo stipendiante.
TDL perche’, nel lavoro, bisogna
incazzarsi forte e mai deporre le armi, ma, alla fine, quasi tutti gli
obiettivi sono stati centrati (con altri modi testimonierò quanto detto).
TDL perche’, tra Dora Riparia e Adda
quasi tutte le vie ciclistiche di pianura sono state percorse, ne rimangono
poche. Occorre voglia, fantasia, curiosita’, compagnia e salute per percorrerne
di nuove, dentro e fuori questi confini. Faccio conto di avere tutte queste cose
ancora nel 2013 e negli anni che verranno. In particolare, visto che le strade
scarseggiano, vorrei saper percorrere le rotte che solcano i laghi del Nord
Italia, cominciando dai piu’ vicini.
TDL perche’ un giorno, tra il lago
d’Orta e il lago Maggiore (potrei ritrovare il punto preciso), sono stato colpito
da questa intuizione: tutto è bene, tutto
va bene. Non significa che non si soffra: per noi, per i nostri amici, per
il mondo, ma che “tutto va dove deve
andare”. Per il disegno di un Altro, vertiginoso, certo, ma diritto,
puntuale. Siamo su un treno (non l’abbiamo deciso noi), non sappiamo quando si
fermera’ e nemmeno dove, ma siamo sicuri che, da qualche parte, in qualche
tempo, arrivera’ e noi “attendiamo”. Noi siamo fatti di attesa. E’ come una
fame: il neonato non sa cosa vuole, non ha mai visto il seno della madre, ma
“attende” il latte. Poi, quando se la fa addosso, attende che qualcuno lo lavi.
Non teorizza un mondo piu’ pulito: gli brucia il culo. L’intuizione mi ha
colpito in un caldo pomeriggio d’agosto, ma era una vita che i miei compagni -
don Julian e don Michele in particolare - mi ripetevano che “la realta’ e’ positiva”. E molti altri
amici, nel loro affronto di una vita non sempre facile, me lo testimoniano
alzandosi ogni giorno e percorrendo, mai domi, le vie di questo mondo.
TDL perche’, nonostante tutto, le borse
mondiali stanno chiudendo l’anno in positivo (Tokio + 23%!), e che la Professoressa Fornero
mi mandera’ in pensione in data da definire. Ha fatto bene, forte e pieno di
vita come sono… posso ancora spaccare il mondo in 4!
venerdì 21 dicembre 2012
Natale 2012 - La realta'
Santo
Natale 2012
La realta’
e’ positiva perche’ e’ il disegno salvifico di Dio. Sempre. E’ positiva – lo
scrivo con la mano e il cuore che tremano – anche nella spaventosa violenza e
sopraffazione della storia, anche nelle distruzioni di civilta’, anche nel
gulag. Nei campi di concentramento, oltre il circolo polare artico, a 50 sotto
zero, i cristiani riconoscevano: i nostri cari sono lontani, ma Cristo e’
vicino.
La Via del
Romanico: Settimo Vittone (TO) Chiesa e Battistero di San Lorenzo (secolo IX)
Noi, figli
di una cultura illuminista, facciamo enorme fatica a riconoscere la positivita’
del reale: lo vedo, per primo, su di me. Per fortuna ci e’ stato dato un grande Papa.
Benedetto XVI - Reichstag di Berlino, 22
settembre 2011. “La ragione positivista non è in grado di percepire qualcosa al
di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza
finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più
ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio… Bisogna tornare a spalancare
le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra
ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.”
Vogliamo credere che quanto ci serve
possiamo darcelo da soli e… soffochiamo. Alla fine diventiamo violenti e
nichilisti e nessuna cosa, nessun rapporto, nessun panorama ci fa contenti. Dio
ci e’ venuto incontro, anche dentro la cultura positivista, ci verra’ incontro
anche fra un milione di secoli se il cosmo durera’ tanto. Ci e’ venuto
incontro con una forma che possiamo capire e conoscere: si chiama Natale.
Buon Natale da Annamaria, Costante, Valeria, Matteo e Yulia (che si sposa il 26 gennaio 2013 a Rechitza in Bielorussia)
giovedì 23 agosto 2012
Servire il popolo
APPELLO novembre 2005 - Se ci fosse una
educazione del popolo tutti starebbero meglio
L’Italia è attraversata da una grande emergenza. Non è innanzitutto quella politica e neppure quella economica - a cui tutti, dalla destra alla sinistra, legano la possibilità di “ripresa” del Paese -, ma qualcosa da cui dipendono anche la politica e l’economia. Si chiama “educazione”. Riguarda ciascuno di noi, ad ogni età, perché attraverso l’educazione si costruisce la persona, e quindi la società. Non è solo un problema di istruzione o di avviamento al lavoro. Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli.
Per anni dai nuovi pulpiti - scuole e università, giornali e televisioni - si è predicato che la libertà è
assenza di legami e di storia, che si può diventare grandi senza appartenere a niente e a nessuno,
seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere. È diventato normale pensare che tutto è uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale. Si vive come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità di cui è fatto il cuore dell’uomo fosse destinato a rimanere senza risposta. È stata negata la realtà, la speranza di un significato positivo della vita, e per questo rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare come sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere.
Paruzzaro (NO) Chiesa S. Marcello abside
Ma la loro noia è figlia della nostra, la loro incertezza
è figlia di una cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni e i
luoghi stessi dell’educazione: la famiglia, la scuola, la Chiesa. Educare, cioè introdurre alla realtà e al suo significato,
mettendo a frutto il patrimonio che viene dalla nostra tradizione culturale, è
possibile e necessario, ed è una responsabilità di tutti. Occorrono maestri, e ce ne sono, che consegnino questa
tradizione alla libertà dei ragazzi, che li accompagnino in una verifica piena di ragioni, che
insegnino loro a stimare ed amare se stessi e le cose.
Perché l’educazione comporta un rischio ed è sempre un
rapporto tra due libertà.
È
la strada sintetizzata in un libro cruciale, nato dall’intelligenza e dall’esperienza
educativa di don Luigi Giussani: Il rischio educativo.
Tutti parlano di capitale umano e di educazione, ci sembra fondamentale farlo a
partire da una risposta concreta, praticata, possibile, viva.
Non è solo una questione di scuola o di addetti ai lavori:
lanciamo un appello a tutti, a chiunque abbia a cuore il bene del nostro
popolo.
Ne va del nostro futuro.
sabato 14 luglio 2012
La Via Francigena - da Arnad a Piacenza
Sapevo che prima o poi mi toccava. Una strada cosi' importante, che passa a 20 km da casa, non la posso ignorare, non per troppo tempo. A dir la verita' ne avevo fatti alcuni pezzi nella primavera 2011: da Arnad (AO) a Cavaglia' (BI) tutto bene; da Cavaglia' a Santhia' (quasi) tutto bene; da Santhia' a Vercelli tappa terribile, percorsa in periodo di disgelo, con segnaletica contraddittoria. Mi ritrovavo in qualche risaia, con la palta fino a meta' ruota, senza sapere come mettere i piedi per terra. Per terminare il percorso, che sulla statale puo' durare un'ora o poco piu', sono stato in giro 2 giorni! Comunque avevo archiviato la tappa.
Non ho niente da ridire agli ideatori e ai tracciatori delle tratte della Francigena: per evitare le strade con traffico pazzesco se ne sono inventate di tutti i colori. A volte pero' lo sperduto pellegrino, per saltare 200 m di stradone, si ciappa 1.000 m di risaia fangosa! Adesso (luglio 2012) che sono in vacanza, il disgelo e' strafinito, la palta cementata, si puo' ripartire. CHI ME L'HA FATTO FARE! E' la frase che piu' mi sono ripetuto in questi 3 giorni. Il "Cammino" e' fatto per i marciatori. La bicicletta e' benvenuta ma non adattissima al percorso, almeno quella da strada. Ci sono passaggi larghi meno di un metro, come questo:

Non ho niente da ridire agli ideatori e ai tracciatori delle tratte della Francigena: per evitare le strade con traffico pazzesco se ne sono inventate di tutti i colori. A volte pero' lo sperduto pellegrino, per saltare 200 m di stradone, si ciappa 1.000 m di risaia fangosa! Adesso (luglio 2012) che sono in vacanza, il disgelo e' strafinito, la palta cementata, si puo' ripartire. CHI ME L'HA FATTO FARE! E' la frase che piu' mi sono ripetuto in questi 3 giorni. Il "Cammino" e' fatto per i marciatori. La bicicletta e' benvenuta ma non adattissima al percorso, almeno quella da strada. Ci sono passaggi larghi meno di un metro, come questo:

Palestro (PV)
Bisogna scendere e studiare. Intanto che vi fermate per vedere dove meglio passare, per bere, per sistemare la sacca, per asciugare il sudore, venite attaccati dalle zanzare e dai tafani, soprattutto se il vostro riposino tentate di farlo all'ombra: in questi giorni, al sole, ci sono 50 °C! Cosi' non potete mai smettere di pedalare... sino al paese successivo. Ma c'e' un problema. Sempre per evitare il traffico, i paesi sono toccati solo tangenzialmente, a volte visti piuttosto di lontano. Cosi', se siete ligi al percorso, visto che avete deciso di farlo nel mese piu' caldo dell'anno (vecchi pirla), dovete pedalare, pedalare, pedalare. Ma questa e' la nostra vera vocazione. Si possono pero' prendere iniziative personali: fregarsene della segnaletica - a tratti amorevolmente curata, a tratti dimenticata - e interpretare la tappa come meglio si crede. Io ho fatto 60 e 40. Mattino, bello fresco, ho seguito le indicazioni. Pomeriggio, sporco, puzzolente con i polsi a pezzi, ho fatto da me. E sono andato mica male. Evidentemente da caldo e zanzare non sono riuscito a salvarmi, pero' ho visto posti e ho fatto strada: da Vercelli a Piacenza in 2 giorni e mezzo (sono circa 180 km, 75% su strade bianche).
Le strade piu' godibili (scorrevoli e con poco traffico), come al solito, sono gli argini dei fiumi, come questo sul Ticino:
Le 2 notti che ho passato fuori sono stato fortunatissimo. La prima sera sono arrivato nell'albergo di fronte al Santuario delle Bozzole di Garlasco (Hotel Margherita). I giovani gestori, marito e moglie, si sono amorevolmente presi cura di me. Abbiamo partecipato insieme alla S. Messa serale (ore 21) in Santuario. La seconda notte e' stata piu' avventurosa. Arrivo a Chignolo Po (PV), chiedo alla fioraia se in paese c'e' ospitalita'; mi indica un minimarket "...chieda di Mimmo". Mimmo, da qualche tempo, ha ristrutturato una vecchia ed elegante casetta e ne ha ricavato alcune camere e un appartamento. Quindi il posto c'e' ma il mio arrivo inaspettato mette scompiglio. Mimmo non si perde d'animo (io un po' si, morivo dalla voglia di fare la doccia), brinca il telefono e chiama Elisabetta. Questa arriva subito in bicicletta, mi dice di seguirla, in un battibaleno arriviamo alla casa. Elisabetta, robusta, simpatica, sveltissima casalinga rumena, mi spedisce a fare la doccia, lei si dedica alla stanza e annessi. Mimmo lascia per un po' il minimarket e ci raggiunge con i prodotti per la colazione che stipa nel frigorifero. Alla fine, dopo esserci reciprocamente scambiati i numeri del telefono (non si sa mai...), mi lasciano solo, non prima di aver coinvolto un terzo signore perche' le televisioni - nell'appartamento ce n'erano 2 -, non funzionavano. Finestre aperte per fare corrente, tende leggere che si muovevano dolcemente secondo la brezza, letto matrimoniale antico con lenzuola profumate: chi se ne frega della tele? Grazie a Voi ospiti, prima sconosciuti, oggi amici.
Le strade piu' "normali" della Francigena sono cosi':
Le strade piu' godibili (scorrevoli e con poco traffico), come al solito, sono gli argini dei fiumi, come questo sul Ticino:
Carbonara al Ticino (PV)
Le 2 notti che ho passato fuori sono stato fortunatissimo. La prima sera sono arrivato nell'albergo di fronte al Santuario delle Bozzole di Garlasco (Hotel Margherita). I giovani gestori, marito e moglie, si sono amorevolmente presi cura di me. Abbiamo partecipato insieme alla S. Messa serale (ore 21) in Santuario. La seconda notte e' stata piu' avventurosa. Arrivo a Chignolo Po (PV), chiedo alla fioraia se in paese c'e' ospitalita'; mi indica un minimarket "...chieda di Mimmo". Mimmo, da qualche tempo, ha ristrutturato una vecchia ed elegante casetta e ne ha ricavato alcune camere e un appartamento. Quindi il posto c'e' ma il mio arrivo inaspettato mette scompiglio. Mimmo non si perde d'animo (io un po' si, morivo dalla voglia di fare la doccia), brinca il telefono e chiama Elisabetta. Questa arriva subito in bicicletta, mi dice di seguirla, in un battibaleno arriviamo alla casa. Elisabetta, robusta, simpatica, sveltissima casalinga rumena, mi spedisce a fare la doccia, lei si dedica alla stanza e annessi. Mimmo lascia per un po' il minimarket e ci raggiunge con i prodotti per la colazione che stipa nel frigorifero. Alla fine, dopo esserci reciprocamente scambiati i numeri del telefono (non si sa mai...), mi lasciano solo, non prima di aver coinvolto un terzo signore perche' le televisioni - nell'appartamento ce n'erano 2 -, non funzionavano. Finestre aperte per fare corrente, tende leggere che si muovevano dolcemente secondo la brezza, letto matrimoniale antico con lenzuola profumate: chi se ne frega della tele? Grazie a Voi ospiti, prima sconosciuti, oggi amici.
Le strade piu' "normali" della Francigena sono cosi':
S. Cristina (PV)
In questi giorni ho fatto anche delle osservazioni scientifiche (forse non troppo geniali). Se e' possibile e' meglio viaggiare all'ombra (La Palisse si sta rivoltando nella tomba dal gran ghignare), zanzare permettendo. Se vi tocca pedalare al sole (95% dell'attuale tratta) i tragitti piu' terribili sono quelli dove, a destra e sinistra, trovate coltivazioni di mais alte 2,5/3 m: manca il respiro e la polvere vi impana. I passaggi migliori prevedono, destra/sinistra, la risaia. La spiegazione e' questa. Nella risaia c'e' l'acqua; l'acqua evapora, passa cioe' da uno stato a minor energia (liquido) a uno a maggior energia (vapore). L'energia che occorre l'acqua la prende dall'ambiente, c'e' quindi una diminuzione di temperatura e un richiamo d'aria che vi accarezza dolcemente. L'ho detto male, un fisico o un meteorologo l'avrebbero spiegato meglio, ma e' cosi'. Credetemi.
Quando si arriva in citta' (Vercelli, Mortara, Pavia) dimenticatevi la segnaletica: non c'e' o non si vede. Dovete fare da voi e portarvi dove, presumibilmente, la Francigena riparte: non ho avuto grossi problemi. A Pavia ho cercato la Chiesa di San Pietro in Ciel d'Oro per pregare sulla tomba di San'Agostino. Non e' nemmeno fuori strada. La chiesa e' questa:
San Pietro in Ciel d'Oro (PV) Tomba di Sant'Agostino
CHI ME L'HA FATTO FARE... Adesso pero' che sono fermo da 2 giorni, ho dimenticato il caldo e le zanzare, le arrabbiature perche' la segnaletica mi portava lontano dai centri abitati (come Orio Litta) e il male ai polsi per il troppo strerrato, l'indole pellegrina mi farebbe ripartire. Vedremo a settembre. Ah, mi dimenticavo! C'e' una buona notizia, almeno dal punto di vista naturalistico: sono tornati i pista-pistun (libellula, dragonfly...) erano anni che non ne vedevo tanti, quasi come ai tempi in cui ero ragazzo 45/50 anni fa. Quelli della Francigena sono piu' verde-azzurro, quelle della gioventu' piu' giallo-arancio, comunque...
giovedì 5 luglio 2012
Riscatto antropologico: La "Stoltezza"
Il 4 luglio 2012 ho visitato la Cappella degli Scrovegni a Padova. Gli
affreschi sono di Giotto e sono stati eseguiti nei primi anni del 1300. La
serie dei “Vizi” decora la fascia inferiore della parete sinistra. Il “vizio”
qui rappresentato e’ la “Stoltezza”. Sono rimasto molto colpito perche’
immediatamente l’ho identificato come uno dei partecipanti al Gay Pride.
lunedì 29 agosto 2011
Un cuore di bambino
L'argine del Po dalle parti di Casale Monferrato
Cari amici. Per non andare in bicicletta “a caso”, pian piano, sto studiando dei pellegrinaggi ciclistici. Ne ho elaborati 3, a tappe. Un quarto, in terra di Germania, lo sta assemblando l’Annette (l’amica dell’Alessandra, quella gentile signorina che e’ venuta a presentare la mostra sulla “Rosa Bianca”), da Monaco di Baviera ad Altotting.
I pellegrinaggi in Italia (per ora) sono:
1. Torino – Milano – Caravaggio: dalla tomba del Beato Francesco Faa’ di Bruno a quella di Don Giussani (passando per Santuari piu’ o meno importanti). 3 tappe
2. Orta S. Giulio – Arona S. Carlo – Mesero S. Gianna - Milano S. Ambrogio – Pavia S. Agostino. 2-3 tappe
3. Oropa (BI) – Fontanellato (PR) – Loreto (AN). Enne tappe.
Il primo e’ perfettamente a punto [ne parlo diffusamente sopra], compreso il centrale guado del Sesia sulla storica via Albano – Santuario della Fontana a San Nazzaro Sesia (NO).
Il secondo e’ “in lavorazione”. Ne ho percorso delle tappe, altre rimangono “da limare”.
Il terzo e’ decisamente il piu’ lungo. Occorre trovare una strada per attraversare la Pianura Padana e non farsi triturare dai camion. Cosi’ ho pensato di utilizzare l’argine del Po. Da Oropa, passando per il santuario del Trompone di Cigliano, sono sceso a Crescentino (Santuario del Palazzo). Qui si incrocia il Po. Lungo l’argine, in tempi diversi (non faccio mica il Tour de France…), ero arrivato in Provincia di Piacenza. Le mie ferie mi hanno permesso di continuare la strada.
Prima di partire, il mio socio Michele, ha buttato li una frase: « Mi raccomando, tutte le sere un messaggio!». Cosi’ ho fatto. La prima sera, in albergo, ho scritto il messaggio a 4 amici, poi questi sono aumentati fino a diventare 8. Avrei voluto scrivere a tutti ma la voglia è scarsa e i costi alti. Cosi’ ho raccolto gli sms e oso proporli a un pubblico piu’ vasto tramite il blog.
13 luglio 2011
Cari amici. Tappe centrali del pellegrinaggio Oropa-Loreto. Partito stamane. Tutto male. Alle 7 pioveva troppo. Prendo il treno alle 9. Venti minuti di ritardo, perso coincidenza a Novara. Pioggia debole. Da Garibaldi a Centrale in bici. Dovevo arrivare a Piacenza alle 10,40 arrivato 14,30. Avevo il temporale che incombeva ma non mi ha mai raggiunto (sono l’anti Fantozzi). Poi, a Caorso, è uscito il sole. Fatto 46 km. Fatto bucato. Mi auto stupisco di come sono organizzato. Domani conto, con l’aiuto della Madonna, di arrivare e superare il Santuario di Fontanellato e di tornare sull’argine del Po. Vi tengo informati. Vostro k
14 luglio 2011
Partito ore 8,15. Argine destro liscio come biliardo. “Volavo” a 23-24 km/ora. A Zibello – capitale del culatello – lascio l’argine per strade piu o meno frequentate. Per ubbidire a Corrado – grande strimatore di G. Guareschi – tocco Fontanelle. La Madonna mi aspettava ma, dopo 62 km, alle 13, per non svenire, mi fermo in piola fantastica. Per non digerire in bici – cosa sempre complicata - attacco bottone con uno interessato alle mie vie ciclistiche. Dalla Madonna, a Fontanellato, arrivo dopo le 16. Ricordando ognuno di Voi scrivo 1/2 ora sul registro degli ospiti gocciolando sudore sulle sante pagine. Torno sull’argine a Colorno. 100 km tondi. Prezzo del culatello al market 43 €/kg. Vostro k
15 luglio 2011
L’argine come biliardo, con tante indicazioni chiare, è finito! Me ne sono accorto subito… alle 8,30. Avrò fatto 30, dei 97 km totali, a scrutare buche, concentratissimo, ignorando il panorama. Le gambe sono allenate, resistono, ma polsi e culo, adagio, cedono. Scendo dall’argine a Brescello. Sono in piazza, tra municipio e Chiesa, quando telefona Corrado: lo prendiamo come segno del destino. Don Camillo sorrideva. A Luzzara (RE) un signore gentilissimo mi parla della provincia di Mantova – che di li inizia - come del deserto di Kalahari: esagerava. Sono a Quingentole, vicino a Ostiglia (MN). Sono cotto. La tv non funziona (segnale debole). Salo molto i cibi. Prendo 4 bustine/die di K e Mg: non mi fanno venire il cagone. Vostro k (costante, non potassio).
16 luglio 2011
Si dice che gli esquimesi abbiano 30 parole per descrivere la qualita’ del ghiaccio. Io altrettante per il fondo stradale (oggi li ho sperimentati tutti). Il Moe (uno che di fatica se ne intende) dice che prendo troppi sali. Cosi’ sono sceso dall’argine per comperare susine e albicocche. L’argine ha tanti pregi e un difetto solo: l’ombra. Non esiste. Potete dimenticare la bici, ma se vi scordate il cappellino con l’ala siete ciulati. Le mie spalle sono nigre e croccanti: come la porchetta. Dopo 95 km di lacrime e sudore arrivo a Ferrara: finito. Torno a casa. Grazie. Vostro k
18 luglio 2011
Epilogo. Sabato sera a Ferrara leggermente provato. Cerco un albergo. Poi un’intuizione: torno a casa. Stazione, trovo treno per Bologna, poi Milano, infine Santhia’. Ore 1,45 arrivo. Non oso telefonare a casa: troppo trambusto. Dormo alla stazione: troppe zanzare. Fuori ci sono 2 panchine. Mi vesto con tutto quello che ho, le gambe le fascio in un poncho di plastica anti-pioggia. Come cuscino la sacchetta anteriore della bici. Le zanzare non ci sono ma sventola una bisa… Comunque tiro le 5. Entro nella sala d’aspetto, trovo enne prostitute nigeriane: le compagne dei ciclisti solitari. Alle 7,30 mi sveglia l’Annamaria con una faccia come dire “vecchio pirla, non sei troppo maturo per queste cose?”. Forse ha ragione, ma, come dice l'Anna D, ho un cuore di bambino... Ieri, 17 luglio, ho dormito quasi tutto il giorno… tanto pioveva. Vostro K
martedì 25 gennaio 2011
Tempi Deum

Il numero 52/1 del 12 gennaio 2011 e' bello da piangere. Non credo di essermi mai appassionato tanto a un numero di settimanale. Lo terro' in biblioteca con Grossman, Solgenitzin, Giussani, Mounier... Invece di parlare, come tutti, di quello che non va, di quanto fa schifo il mondo, hanno chiesto a 20 persone i motivi che hanno di ringraziare per l'anno appena finito. Te Deum... appunto.

Tutti i 20 scritti erano eccezionali, ma l'articolo che mi ha fatto piu' colpo e' quello di Padre Aldo: un montanaro bellunese trapiantato ad Asunciòn in Paraguay, dove ha fondato ospedali, scuole, case famiglia per bambini e vecchi, aziende agricole sperimentali, punti di aggregazione... Ne riporto qualche passaggio.
Inizia con un brano di Isaia
Cosi' dice il Signore che ti ha creato:«Non temere, perche' io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque, saro' con te, i fiumi non ti sormergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai; perche' io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d'Israele, il tuo salvatore. Perche' tu sei prezioso ai miei occhi, perche' sei degno di stima e io ti aamo. Non temere, perche' io sono con te».
Prosegue.
Non c'e' stato giorno in cui il dolore, il sacrificio, lo stato d'animo mi abbiano lasciato "tranquillo", non e' passato giorno senza che vedessi con i miei occhi e ascoltassi con le mie orecchie il grido di quanti soffrono intorno a me. Ho fatto mio il dolore dei miei bambini abbandonati, abusati, vittime di tanta malvagita'. E non c'e' stata settimana senza che accompagnassi qualcuno al suo ultimo destino...
Confesso che molte volte sono caduto sotto il peso della croce, e non sono state le pillole contro la depressione (che comunque prende perche' e ammalato, nota mia) a permettermi di rialzarmi ogni volta, ma le parole del profeta Isaia, fatte carne nell'amicizia dei saderdoti che abitano con me e nella grandissima amicizia con Marcos, Cleuza, Julian de la Morena, Bracco, dentro il grande abbraccio di Juliàn Carròn che instancabilmente ci ricorda con la sua vita che l'uomo e' solamente rapporto col Mistero...
Amici, capite cosa significa alzarsi ogni giorno, dopo un bellissimo sogno o dopo una notte insonne, riconoscendo dal primo mattino che "io sono Tu che mi fai"? Certamente, lo dico per esperienza, non ti restituisce il sonno mancato, non cambia d'un tratto il tuo stato d'animo, non fa diverso il tuo sentimento, non ti toglie lo stress che ti tortura e neppure ti rende piu' facile il lavoro o i rapporti umani nei quali trova sfogo il tuo malessere psicologico. Ma certo quel Tu che abbraccia tutto, aprendoti alla realta', illumina di una luce nuova, diversa, umana, il tuo affronto della giornata...
Voglio ringraziare il Signore per la sua infinita misericordia, perche' davvero, chi sono io per meritare di vivere abbracciato da Lui in ogni momento? Un abbraccio che mi ricorda le parole di Viola, una prostituta che quando finiva il suo lavoro notturno insieme alle sue colleghe andava a offrire una parte del ricavato alla chiesa di San Giuseppe a Palermo. Si metteva umilmente, con le sue amiche, in ginocchio, battendosi il petto per la sua miseria davanti all'immaagine della "Buona Morte": Gesù che, abbracciando san Giuseppe alla presenza di Maria, accompagna il padre adottivo alla morte. «Le prostitute e i cani muoiono soli», diceva la gente a Viola, prostituta del vicolo Ragusi a Palermo. Ma lei rispondeva a tutti: «Se Cristo mi abbraccia cosi' come sono, non e' vero che le prostitute e i cani muoiono soli». Quest'anno nella clinica sono morti 130 malati, e molti di loro erano come Viola; tutti hanno lasciato questo mondo come San Giuseppe e con la stessa certezza che accompagnava Viola, la prostituta.
Vado a memoria citando Peguy: «Cristo non e' venuto per giudicare il mondo, e' venuto, tagliando corto, a fare il cristianesimo». Cosi', per una trafila lunghissima di persone, ha toccato don Giussani e lui Padre Aldo. E Padre Aldo, noi. Tra pochi giorni Michele e Massimo andranno ad Asunciòn a trovarlo. La catena si allunga sempre piu'...
venerdì 24 dicembre 2010
Natale 2010 - La strada
La bici delle avventure - dicembre 2010
Ma i bambini, cio' che li interessa non e' che fare la strada. Di andare e di venire e di saltare. Di usare la strada con le loro gambe.
Di non averne mai abbastanza. E di sentire le loro gambe crescere.
Loro bevono la via. Hanno sete del cammino. Non ne hanno mai abbastanza.
Sono piu' forti della via. Sono piu' forti della fatica.
Loro non ne hanno mai abbastanza (cosi' e' la speranza)
Loro corrono piu' veloci della via.
Non vanno, non corrono per arrivare. Arrivano per correre. Arrivano per andare. Non risparmiano i passi. L'idea non li sfiorerebbe nemmeno.
Di risparmiare qualcosa.
(Charles Péguy da "Le porche du mystère de la deuxieme vertu" - Non risparmia mai nulla -)
Non sono piu' un bambino, ho la mia mezza eta', ma ho trovato grande risonanza tra queste parole di Péguy e il mio desiderio di percorrere strade come tentativo di risposta a quell'ansia del cuore: Chi sei Tu, chi sono io? Pedalare tra Dora Riparia e Adda, tra la Consolata di Torino e il Santuario di Caravaggio. Qualche volta anche piu' in la'. Probabilmente la stessa ansia umana della beat generation: "Dobbiamo andare e non fermarci finche' non siamo arrivati". "Dove andiamo?" "Non lo so, ma dobbiamo andare". (J. Kerouac - On the road). La vita e' vertiginosa perche' e' in mano a un Altro.
Buon Natale a tutti da Costante, Annamaria, Valeria, Matteo e Yulia
domenica 7 novembre 2010
Tempi lontani

Ieri la Vale ci ha chiesto se le lasciavamo la casa, o meglio il letto, perche' avevano invitato a Biella alcune sue compagne di corso per una festa. Cosi' - anche per festeggiare il compleanno dell'Annamaria - abbiamo deciso di andare a dormire al Lago d'Orta. Per la notte la scelta e' caduta sul B&B "Tempi lontani" di Miasino. Siamo rimasti contentissimi. La camera accoglientissima, i gestori simpatici, e, per la prima volta dopo 56 anni (per me) e 45 (giusti) per l'Annmaria, abbiamo fatto colazione in camera! Una goduria. Vedete anche voi le particolarita' della casa.
lunedì 1 novembre 2010
Batista
Diversi anni fa, per uno speciale di Natale de "Il Biellese", Marco Berchi mi aveva chiesto di scrivere un racconto. Ne avevo scritto uno lungo che non so dov'e' (dovro' cercarlo). Poi ne ho tratto uno breve: e' questo. La foto l'ha fatta (sempre tanti anni fa) mio papa' a una famiglia della Valle Elvo: la donna e' sicuramente in vita, speriamo non mi chieda il copyright.

Quando ero piccolo io, noi bambini eravamo in quattro. Due maschi e due femmine.
Il padre si chiamava Batista era alto, forte, sembrava scolpito nel legno di faggio. Noi bambini facevamo sempre una gran cagnara specialmente d’estate quando affittavamo il grande alpeggio del Comune. Per arrivare all’alpe ci volevano tre ore a piedi dal paese, cosi’ padre, madre e zia scendevano una volta alla settimana per portare al negozio il burro e la toma e per comperare pane, sale, vino e tabacco.
Tutte le sere, una volta chiuse le vacche, prima di cena, la nonna ci riuniva tutti davanti al camino acceso che scaldava la minestra. Ci faceva dire il rosario. Per noi piccoli era un po’ noioso, ma capivamo che doveva essere il momento importante. Ogni estate aspettavamo la festa della Madonna della Neve a Machaby. Finalmente si partiva. Ci svegliavano alle tre del mattino. Giu’ verso il paese facendo a gara a chi faceva piu’ rumore battendo le scarpe chiodate sui grandi selci della mulattiera. Tutti insieme prendevamo la via di Arnad e, attraversando man mano i paesi, altre processioni si univano alla nostra. Dopo sei ore di cammino incominciavo veramente ad essere stanco, cosi’, invece di pregare, guardavo le ragazze da marito. Dopo la messa e la predica tutti andavamo nel grande spiazzo dei castagni secolari, a mangiare quello che si era portato, a bere il vino nuovo e a cantare. Chissa per quanti anni sarebbe andato avanti cosi’ se non fosse capitato quello che da un po’ di tempo era nell’aria. Un giorno e’ arrivata una lettera che la mamma ha subito portato dal Parroco. La guerra era scoppiata e il Batista doveva subito presentarsi a Torino. Prima che il padre partisse ho sentito per la prima volta il nome di Oropa. Un grande e importante Santuario che sta al di la’ delle montagne. Una volta partito Batista la vita cambio’ subito. I miei dodici anni erano pochi ma ero forte, cosi’, durante l’estate, aiutavo nei fieni e nell’inverno davo una mano ai pochi rimasti ad abbattere i grandi faggi e i larici sulle montagne e a portarli in paese. Nella casa fredda recitavamo il Rosario rispondendo alla nonna. Non passava giorno senza che arrivasse la notizia che qualcuno che si conosceva era morto in posti mai sentiti. Cosi’ decisi che sarei andato da quella Madonna tanto bella e potente. Il cammino per le montagne duro’ quasi tre giorni e, finalmente, dall’alto, vidi il Santuario. Avevo paura persino ad avvicinarmi, non mi sentivo degno. Mi fermai un giorno, mi confessai, feci la comunione e dissi tre corone inginocchiato davanti alla Madonna Nera. Poi ripresi la via della montagna. La vigilia di Natale del 1917, l’inverno quasi non era ancora cominciato, ma non si riusciva a trovare nemmeno una piccola fascina per accendere il camino. In quel giorno il padre entro’ dalla porta grande: era magro, forse un po’ piu’ pallido del solito. Una pallottola gli aveva attraversato la mano paralizzandogli tre dita, ma era vivo, forte, allegro come prima. Il giorno di Natale festeggiammo con polenta, fonduta e tre uova fritte, quasi al freddo, ma fu un giorno felicissimo perche’ la Madonna ci aveva voluto, di nuovo, tutti insieme.

Quando ero piccolo io, noi bambini eravamo in quattro. Due maschi e due femmine.
Il padre si chiamava Batista era alto, forte, sembrava scolpito nel legno di faggio. Noi bambini facevamo sempre una gran cagnara specialmente d’estate quando affittavamo il grande alpeggio del Comune. Per arrivare all’alpe ci volevano tre ore a piedi dal paese, cosi’ padre, madre e zia scendevano una volta alla settimana per portare al negozio il burro e la toma e per comperare pane, sale, vino e tabacco.
Tutte le sere, una volta chiuse le vacche, prima di cena, la nonna ci riuniva tutti davanti al camino acceso che scaldava la minestra. Ci faceva dire il rosario. Per noi piccoli era un po’ noioso, ma capivamo che doveva essere il momento importante. Ogni estate aspettavamo la festa della Madonna della Neve a Machaby. Finalmente si partiva. Ci svegliavano alle tre del mattino. Giu’ verso il paese facendo a gara a chi faceva piu’ rumore battendo le scarpe chiodate sui grandi selci della mulattiera. Tutti insieme prendevamo la via di Arnad e, attraversando man mano i paesi, altre processioni si univano alla nostra. Dopo sei ore di cammino incominciavo veramente ad essere stanco, cosi’, invece di pregare, guardavo le ragazze da marito. Dopo la messa e la predica tutti andavamo nel grande spiazzo dei castagni secolari, a mangiare quello che si era portato, a bere il vino nuovo e a cantare. Chissa per quanti anni sarebbe andato avanti cosi’ se non fosse capitato quello che da un po’ di tempo era nell’aria. Un giorno e’ arrivata una lettera che la mamma ha subito portato dal Parroco. La guerra era scoppiata e il Batista doveva subito presentarsi a Torino. Prima che il padre partisse ho sentito per la prima volta il nome di Oropa. Un grande e importante Santuario che sta al di la’ delle montagne. Una volta partito Batista la vita cambio’ subito. I miei dodici anni erano pochi ma ero forte, cosi’, durante l’estate, aiutavo nei fieni e nell’inverno davo una mano ai pochi rimasti ad abbattere i grandi faggi e i larici sulle montagne e a portarli in paese. Nella casa fredda recitavamo il Rosario rispondendo alla nonna. Non passava giorno senza che arrivasse la notizia che qualcuno che si conosceva era morto in posti mai sentiti. Cosi’ decisi che sarei andato da quella Madonna tanto bella e potente. Il cammino per le montagne duro’ quasi tre giorni e, finalmente, dall’alto, vidi il Santuario. Avevo paura persino ad avvicinarmi, non mi sentivo degno. Mi fermai un giorno, mi confessai, feci la comunione e dissi tre corone inginocchiato davanti alla Madonna Nera. Poi ripresi la via della montagna. La vigilia di Natale del 1917, l’inverno quasi non era ancora cominciato, ma non si riusciva a trovare nemmeno una piccola fascina per accendere il camino. In quel giorno il padre entro’ dalla porta grande: era magro, forse un po’ piu’ pallido del solito. Una pallottola gli aveva attraversato la mano paralizzandogli tre dita, ma era vivo, forte, allegro come prima. Il giorno di Natale festeggiammo con polenta, fonduta e tre uova fritte, quasi al freddo, ma fu un giorno felicissimo perche’ la Madonna ci aveva voluto, di nuovo, tutti insieme.
venerdì 15 ottobre 2010
Culo e camicia
lunedì 15 marzo 2010
Il papà di Eugenio
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