venerdì 7 marzo 2014

La bici dell'ingegnere



Carissimi ingegneri,
la  mia bicicletta ha superato – non indenne – i 10.000 km e penso sostituirla. Devo fare nuove ciclo-esperienze. Una sera parlavo con Michele di pedalate e sono venuto a sapere che, non solo va in bici, ma che e’ un vero appassionato di ciclismo e ha (ri)fatto alcune tappe del Tour e del Giro.  Inoltre ha una bicicletta da corsa in carbonio.

Ho osato chiederla in prestito e la cosa ha trovato la sua commovente disponibilita’.  

Domenica 2 marzo 2014 – dopo un po’ di questioni durate quasi una settimana (non riuscivo a svitare un pedale!) – sono partito nei pressi di una chiesetta semi abbandonata tra Ghemme e Carpignano (NO). L’idea era di raggiungere Oleggio e visitare l’importante chiesa romanica cimiteriale: S. Michele (anche nella pia memoria del proprietario del mezzo).

Non ho cambiato l’assetto della bici confidando nel fatto che il proprietario e’ alto e “grosso” (senza offesa) all’incirca come me.

Ho preso direzione Carpignano, in lievissima discesa, non ho allacciato i pedali, avevo ben altri problemi da risolvere: primo, sopravvivere. Dopo 500 m mi accorgo, con raccapriccio, che il cambio – che nel frattempo avevo volgarmente utilizzato – non rispondeva piu’ ai comandi: tutto bloccato. Mi fermo e cerco di capire l’arcano: ero stato rozzo, ma non certo brutale come gli orsi della British Columbia (diro’ un'altra volta di questi animali).  Da fermo provo, ritento, ma non c’era niente da fare: tutto immobile. 

A quel punto ho messo da parte tutta l’esperienza e la supponenza dei 10.000 km percorsi in sella. Ho fermato un ciclista corsaiolo con passamontagna e coprigola siberiano (potevano esserci + 10 °C, lui era vestito come se ce ne fossero stati 20 di meno). Con evidente imbarazzo gli ho spiegato il problema. Lui (bonta sua) non mi riso in faccia ma, sinteticamente, mi spiegato la pratica e mi ha congedato invitandomi ad esperire: senza paura! (parole sue). Cosi’ – orgogliosamente – ho fatto. 

Chi mi ha visto attraversare Carpignano, disseminato di paioli di fagioli (era domenica di Carnevale), deve aver pensato che ero un incontinente in ciclo-terapia. Il passante, comunque, non poteva sapere che vengo da Pollone, sono alpino, attraverso la Death Valley a mezzogiorno con + 50 °C e... il riscaldamento acceso! 

A Castellazzo Novarese, gia’ quasi padrone del mezzo, mi fermo a fotografare la chiesa di architettura quasi cubista:  dovevo inviare la foto ad una mia conoscente, sostenitrice del parroco nella sua veste di esperto di nutrizione kusminiana (voglio essere riservato, i gentiluomini non parlano mai delle signore: l’amica e’… l’AA, don Pina). 

Piu’ avanti, entro la cornice di una splendida mattinata di inizio primavera, la pedalata va in crescendo sino a diventare armoniosa e possente come una “Cavalcata delle Valchirie”. Cliccate qui per le suggestioni: http://www.youtube.com/watch?v=-lxlQITXBAQ

Nel prosieguo mi rendo conto che la bicicletta ha scorrevolezza pari alla scioglievolezza del cioccolato svizzero, mi permetto persino spingere 30 pedalate e fermarmi per vedere quanto mi porta avanti senza sforzo. Il mezzo e’ decisamente rigido, quando supero i dossi trasversali e mi alzo sui pedali, lo stretto manubrio da corsa “mi scappa”. Al mattino non riscontro difficolta’ nella posizione e nell’affrontare curve. Ad onor del vero la mia proverbiale prudenza non mi permetteva grandi velocita’, almeno in curva. Il computerino di bordo aveva le pile scariche quindi – con un certo dispiacere – non ho potuto controllare la velocita’ di crociera: in certi momenti mi pareva davvero buona.

Quasi senza fatica arrivo a Bellinzago e poi a Oleggio (diciamo intorno alla una): non solo era aperto il cimitero ma anche la Chiesa! Aperta e frequentata da persone!  Anche una “orientale” con macchina fotografica. Fotografo con telefono  e lascio una supplica sul libro dei fedeli (mia figlia avrebbe iniziato il suo nuovo lavoro il lunedì e dovevo pur implorare a favore del padrone del mezzo). Il gioiello romanico è questo:

S. Michele al Camposanto - Oleggio (NO)

Preghe’ va ben ma venta fina pedale’. Così, bando alle ciance, riprendo per le colline (Mezzomerico, Suno, Cavaglio d’Agogna). Il groppone iniziava a cedere, alcune salitelle mettevano a dura prova le mie residue forze e il cambio: la scarsa pratica doveva essere supportata da tentativi diversi di avere la giusta posizione prima di averne davvero necessita’… Il sellino era perfetto (di conseguenza il fondoschiena) ma gli zuccheri nel sangue diminuivano: era indispensabile una sosta gelato. 

Da un po’ di tempo a questa parte ho, per le gelaterie, una fortuna sfacciata. Mi fermo a Suno “Le Meraviglie di Alice”: gelato spettacolo e wifi. Piu’ tardi  trovo conferma della qualita’ del locale anche su Tripadvisor. Cari ingegneri, se siete appassionati di cremosi sorbetti, Suno, vale una gita.

Mancava poco per tornare a Ghemme ma – ricordavo bene – bisogna scavalcare una collina. Sara’ il gelato (accompagnato da latte macchiato), sara’ la qualita’ del ciclo, sara’ la nevrilita’ dell’atleta, o la caffeina del “macchiato”, sta di fatto che quasi non mi accorgo. Arrivo all’auto con la schiena a pezzi ma decisamente meno di quanto avessi messo in conto e quasi niente rispetto a quando mia moglie e mio figlio mi fanno squartare tronchi. Fatti 63 km (calcolati 2 volte con Google Maps). Fatto grosso passo avanti nella tecnica e nella meccanica ciclistica. Sabato, a Dio, al meteo e a Michele piacendo, mi aspettano nuove avventure…
Vostro.
K

lunedì 27 gennaio 2014

Riscatto antropologico: Generale Kutuzov




“…a tutto prestera’ ascolto, di tutto si ricordera’, tutto collochera’ al posto giusto, a nulla di utile fara’ ostacolo, e a nulla di dannoso dara’ il passo”.

Pensiero del Principe Andrej dopo il colloquio con il generale Kutuzov, appena nominato Capo di stato maggiore delle truppe russe durante l’invasione francese del 1812.
L.N. Tolstoj “Guerra e pace” (libro terzo, parte seconda, capitolo XVI)

mercoledì 1 gennaio 2014

Ne uccide più il borghesismo del kalašnikov


Sono grato per l'immenso lavoro (1380 pagine) ad Alberto Savorana che sara' a Biella, per presentare il libro, il 10 aprile 2014. Don Carròn ha deciso che questo e' - per chi aderisce a CL - il "libro dell'anno". Ho iniziato a leggere, sono circa a pagina 750, e spesso penso che questo e' il... "libro della vita". Se mi mandassero a fare il guardiano del faro in un'isola di 20 ettari e potessi portare un solo libro, porterei questo. Guardate come sfida la cultura dominante in materia di... benessere (wellness).

A. Savorana - Vita di Don Giussani – Rizzoli Milano 2013 (pag. 124)


«La vita spesso – per non dire solitamente – ci preclude le situazioni migliori:  certo per non farci dimenticare che una sola è “la situazione migliore” (status optimus): - per non farci desistere dal tendere e dall’aspirare, che è la carica dinamica della vita. 

Valle Cervo - Oriomosso (BI)
Quando uno raggiunge la situazione comoda, soddisfatta; quando uno riesce a “mettersi a posto” nel 99 per cento dei casi improvvisamente s’ingrettisce, si circoscrive. Magari gente viva, fervida, altruista si limita e si chiude. Precisamente questo è il “male” di questo mondo: il bene, la soddisfazione invece di ingigantire e moltiplicare la tensione dell’animo – la tacitano, l’illanguidiscono -. 

Il bene , la soddisfazione raggiunta spesso, invece di completare l’uomo, lo disintegrano, lo svuotano: perche’ l’uomo è tanto piu’ tale, quanto piu’ tende, agisce, si effonde, si dona: si sacrifica». 

Lascio questi giudizi come auguri per un 2014 di rivincita nei confronti della cultura dominante, cultura di nichilismo e di borghesismo.

venerdì 20 dicembre 2013

Natale 2013 - Etiam etnici hoc faciunt



Chiesa romanica di S. Marcello - Paruzzaro (NO)

Dal libro “Vita di Don Giussani” , il prete fondatore di Comunione e liberazione, rubo queste poche frasi che mi permetto inviarti come augurio di Natale 2013.


Il cristianesimo non e’ un messaggio di vittoria politica o di benessere sociale, o di perfezione morale, non e’ questo.


Il cristianesimo non e’ un’ideologia, ma sono delle persone che hanno incontrato Cristo.


L’identita’ cristiana si manifesta come un’esperienza diversa, nuova, tra le persone che si riconoscono cristiane.  La novita’ non e’ l’avanguardia ma il “resto di Isralele”.


La presenza nel mondo ha come modalita’ un’amicizia operante, gesti di una soggettivita’ diversa che si pone dentro tutto, usando di tutto, e che risultano prima di tutto come gesti di umanita’ reale, cioe’ di carita’.


Ma in che senso interveniamo nelle necessita’ e nei bisogni di tutti e di qualunque natura, privata e pubblica? La presenza iniziale del Movimento di CL nel 1954 era un interessamento ai compagni di scuola, e a partire da quel gesto di amicizia abbiamo creato una struttura di grande caritativa (che oggi ha raggiunto almeno 80 nazioni) non per un progetto politico, bensì per una condivisione del bisogno.


Tutto il resto non e’ cristianesimo. Etiam etnici hoc faciunt, anche i pagani lo fanno e, spesso, meglio dei cristiani…


Buon Natale, amico mio

martedì 3 settembre 2013

Emergenza uomo? Dal vostro inviato al Rimini Meeting 2013

Sei gia’ stato alla mostra su Chesterton?” mi chiede un amico, dirigente di un importante ospedale milanese. “Non ancora” dico io. “Non la puoi perdere, c’e’ tutto il senso del Meeting di questo anno”. Ho organizzato di fretta la discesa a Rimini, cosi’ non ho prenotato nessuna mostra. Tocca andare nella corsia dei “disorganizzati” e aspettare – in piedi e schiacciato da tutte le parti – il proprio turno. Ma la mostra su Chesterton (presentata anche da due giovani studenti biellesi) è troppo frequentata…

Studio la mossa migliore. Il giorno successivo mi presento ai cancelli del Meeting con 40 minuti di anticipo e mi piazzo davanti ad uno dei varchi principali. Aspettare occorre sempre ma, almeno, non si sta appiccicati. Sono il primo dal vecchio Gilbert!

Due giovani pesci nuotano, incontrano un loro simile piu’ anziano ed esperto che chiede: com’e’ l’acqua oggi? Risposte di circostanza e i due giovani si allontanano. Ad un certo momento uno dei due si gira verso l’altro e chiede: cos’è… l’acqua? E’ la barzelletta, di tipico humor anglosassone, che circola per la Fiera. Il Meeting di Rimini 2013 dal titolo (corto) “Emergenza Uomo” ha voluto spiegare (almeno questa e’ l’impressione del vostro cronista), all’uomo del XXImo secolo, chi e’ e in che acqua sta nuotando.



Mi sembra meno caotico il Meeting di questa estate” dichiaro a una vecchia conoscenza: veronese, medico nucleare. E’ tutto pulitissimo e non ci sono piu’ quelle bande piuttosto inquietanti di ragazzini – abbandonati dai genitori - sui roller. “Me sembra anche a mi, li gan segregadi nell’ultimo capanon con tuti i xoghi”. Il capannone con tutti i giochi c’era anche gli anni passati, ma forse ha ragione.

Andiamo a prendere un caffe. C’e’ uno che mi pare di conoscere, eppure si, l’ho gia’ visto da diverse parti. Lui per primo si fa avanti. E’ un biellese di Cossila, studente all’Universita’ di Pavia. Parliamo. Lui e’ qui volontario “addetto alla pulizia” che quest’anno e’ stata appaltata al pavesi. Capito perche’ tutto era cosi’ pulito?

Nel frattempo si moltiplicano gli sms degli amici che arrivano dalle piu’ disparate provenienze. Trovarsi e’ difficile, poi ognuno ha le sue preferenze e le sue mostre prenotate, cosi’ ci si dà appuntamento nei capannoni gastronomici per il pranzo, la spuntino o la cena. Qualcuno pero’ mangia – almeno un pasto – in albergo, come l’amica calabrese, insegnante, che mi invita per un fritto di pesce (non la incontravo da 6 anni). La terza figlia non l’avevo mai vista e gli altri due, biondissimi con gli occhi chiari, non li avrei riconosciuti in nessun modo. “Vero che non sembrano terroni?” chiede lei.

Insomma, van bene che si incontra tanta gente, ma il succo della vicenda quale e’? Lo dico  con parole non mie - per la gioia del lettore - ma di un “chestertoniano” doc: il drammaturgo E.E. Schmitt (Oscar e la dama rosa – Rizzoli 2004).

Caro Dio, grazie di essere venuto. Hai scelto davvero il momento giusto, perche’ non stavo bene. Forse anche perché eri rimasto turbato dalla mia lettera di ieri… Quando mi sono svegliato, ho pensato che avevo novant’anni e ho girato la testa verso la finestra per guardare la neve. E allora ho indovinato che venivi. Era mattino. Ero solo sulla terra. Era talmente presto che gli uccelli dormivano ancora…Tu cercavi di fabbricare l’alba. Facevi fatica, ma insistevi. Tingevi l’aria di bianco, di grigio, di azzurro, respingevi la notte, risvegliavi il mondo. Non ti fermavi. E’ stato allora che ho capito la differenza fra te e noi: tu sei un tipo infaticabile! Uno che non si stanca. Sempre al lavoro. Ed ecco il giorno! Ed ecco la notte! Ed ecco la primavera! Ed ecco l’inverno! Ed ecco Oscar! Che salute di ferro!

Ho capito che eri qui. Che mi rivelavi il tuo segreto: ogni giorno guarda il mondo come se fosse la prima volta. Allora ho seguito il tuo consiglio con impegno. La prima volta. Contemplavo la luce, i colori, gli alberi, gli uccelli, gli animali. Sentivo l’aria che mi passava nelle narici e mi faceva respirare. Udivo le voci che salivano nel corridoio come nella volta di una cattedrale. Mi trovavo vivo. Fremevo di pura gioia. La felicita’ di esistere. Ero incantato.
Grazie Dio di aver fatto questo per me. Avevo l’impressione che mi prendessi per mano e che mi conducessi nel cuore del mistero a contemplarlo. Grazie.
A domani, baci, Oscar

Non sembra anche a voi che Oscar, 10 anni (il modello ideale del partecipante al Meeting), abbia avuto la grazia di penetrare quello che  Benedetto XVI ha detto al mondo (Reichstag di Berlino, 22 settembre 2011): “La ragione positivista non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato (bunker) senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio… Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.” 

Almeno a me pare cosi’. Se volete sapere di piu’ e meglio, chiedetelo a un altro biellese, il vero “padrone di casa” del Meeting: don Stefano Alberto (Docente di Teologia all’Universita’ Cattolica di Milano), per gli amici don Pino. Salvo errori, il suo nome compare 7 volte nei primi 5 giorni di incontri: l’hanno ascoltato centinaia di migliaia di persone! Mi sono chiesto piu’ volte: come fa a fare tutto? Non sono mai riuscito a salutarlo, sempre “lontano”, sempre scortato da almeno 10 “addetti al servizio d’ordine”…

Il Meeting 2014 e’ gia’ stato varato, titolo “lungo”: Verso le periferie del mondo e dell'esistenza. Il destino non ha lasciato solo l'uomo. Vediamoci, un’altra volta, a Rimini.

Il Biellese 3 settembre 2013





martedì 6 agosto 2013

La Via Francigena - da Piacenza a La Spezia

“Porca... , ho perso una scarpa!”.  Mi dispiace perche’ devo fare senza; perche’ erano di marca;  perche’ e’ stata la prima cosa che ho ereditato da mio figlio nel 2008: scarpe sportive Geox, sobrie, affusolate, bianche con una striscia rossa: perfette. Siamo a Soragna (PR), e’ il 29 luglio 2013,  stiamo affrontando The Road: La Francigena!

Se allo sparuto gruppetto dei lettori dovesse far difetto la memoria, la possono rinfrescare qui: nel luglio 2012 avevo percorso la tratta Arnad-Piacenza. Un anno dopo il mio amico Alex mi propone un’uscita di 3 giorni in bicicletta. “Continuiamo la Via”, dico. Lui accetta.


La Pieve di S. Stefano a Filattiera (MS)
Stessa storia della tratta precedente:  segnaletica a go-go dove serve poco, niente indicazioni dov’e’  indispensabile. Bisogna essere creativi: la direzione e’ quella, andiamo! Se allunghiamo la strada fa lo stesso: un imprevisto e’ la sola speranza, come dice Montale. Se invece, inaspettatamente, si trova, appiccicata a un palo, la banda bianca e rossa con il simbolo del pellegrino, allora si pedala piu’ spediti… Se non c’e’ il vento contrario… come da Soragna a Fidenza: saranno 20 km (compreso il ritorno sui nostri passi per cercare la scarpa), ci abbiamo messo un pomeriggio! Quando, sotto la bufera, ho superato il cartello FIDENZA mi pareva di aver tagliato il traguardo alle Tre Cime di Lavaredo!

Il giorno dopo ci aspettava la Cisa, per entrambi la salita della vita, cosi’ non ci accontentiamo di fermarci in citta’, ma, verso sera, incominciamo a montare i primi scalini dell’Appennino, sino a Costa Mezzana. Il paese e’ piccolo e l’unica novita’ sono i pellegrini della Francigena. Noi  diventiamo subito famosi perche’ conterranei del vecchio sindaco di Tollegno (BI), molto noto da queste parti per via della Festa dell’Asinina (stracotto d’asino con polenta, piatto tradizionale della Festa dell’Assunta), che aveva  adottato  – per qualche anno – nel suo paese.

Quando si prepara qualcosa si pensa: “dovremo tribulare”. Poi nella realta’ ogni cosa e’ molto piu’ dura di quanto ci si figurava. Cosi’ la salita della Cisa: a Ravarano annaspo sui pedali e arrivo zigzagando. Il mio socio deve improvvisarsi infermiere: mi segnala una panchina all’ombra, mi rassicura sulla sindrome cardiaca: ” …muore molta piu’ gente nel letto con le arterie intasate di colesterolo di quanti vengono fulminati sui pedali come il belga della settimana scorsa… Questo si che e’ parlar chiaro.  Grande il mio camarata, professore di meccanica applicata! Mi regala una dozzina di grosse albicocche, lavate alla fontanella e e servite da gran maitre: la roba piu’ buona, mineralizzante, ricca di zuccheri a rapida assimilazione che si puo’ immaginare. Nonostante questo, anche se le gambe erano tornate a ubbidire al cervello e la strada non era piu’ cosi’ – implacabilmente – in salita, in cuor mio pensavo che, per quel giorno, arrivare a Berceto (ultimo paese del versante parmense) sarebbe stato un gran bel risultato. Ma il Prof aveva ben altri progetti.

Un chinotto qui, ancora qualche albicocca là, una manata sulle spalle e qualche piccola bugia sulla pendenza e sulla lunghezza della strada (lui la faceva in avanti, poi tornava indietro e, quando mi incontrava, mi relazionava) e ci troviamo al Colle dove l’Emilia diventa Toscana, nella patria ombrosa del fungo porcino: la Cisa.  Da Costamezzana, 67 km. L’ennesima bibita poi la discesa, per lui spericolata (fino a 58 km/h) per me “frenata”, fino a farmi male alle mani, sino a Pontremoli (MS).

La sera, in trattoria, nel centro storico, mi sbrano – senza pensarci un istante – 2 piatti di principesche tagliatelle e un birrone. Alex che mangia pochissimo, beve solo acqua gaseuse, e non dorme - perche’ io russo come un cinghiale inferocito (parole sue) -, sta alcuni minuti – delusissimo – davanti al menu che non presenta traccia di bovino, né di pesce. Alla fine deve arrendersi: coniglio alla cacciatora, sbocconcellato senza entusiasmo.

L’ultimo giorno arriviamo alle porte di La Spezia ma, per un cervellotico disegno di rientro, alla fine pieghiamo a sinistra, saliamo il duro colle di Vezzano Ligure (pero' c'erano gli olivi e si vedeva il mare...), ci catapultiamo in una vertiginosa discesa e, con largo anticipo, ci presentiamo alla stazione per scoprire che nessun treno diretto a nord e’ attrezzato per le biciclette e nessun bar ci avrebbe servito un caffe’: avevano tolto, per un paio d’ore, la corrente elettrica. Eugenio (Montale), quanto sei geniale!

Nonostante tutto, grazie al buon cuore di un capo treno e alla nostra faccia di palta, a sera Alex era a Milano, io a Pollone, a massaggiarci le membra, a spalmarci di doposole e a raccontare.

km percorsi 237, dislivello superato poco piu' di 1.900 m.
Amici, a Roma… manca poco!