sabato 20 luglio 2013

Vergognosamente felici? (biglietto a un amico neo pensionato)

Caro G, i rumors sono diventati realta’: M mi ha detto che venerdi’ e’ il tuo ultimo giorno di lavoro! E’ impressionante! A pelle non mi sembra molto che ci conosciamo, poi faccio 2 conti e sono passati piu’ di 30 anni! Una generazione, anche abbondante. Mi ricordo una tua fotografia (chissa se riesco a trovarla) con il Prof. Bernetti ai Fo’ ‘d Duna: era l’ottobre 1986, avevi figli all’ora? Io non ero nemmeno sposato. Bernetti, forse, e’ ancora vivo.

Mi viene in mente una frase di Pavese (sono andato a cercarla e la metto giu’ precisa): La vita dell’uomo si svolge laggiu’ tra le case, nei campi. Davanti al fuoco e in un letto. E ogni giorno che spunta ti mette davanti la stessa fatica e le stesse mancanze. E’ un fastidio alla fine […]. C’e’ una burrasca che rinnova le campagne – né la morte né i grossi dolori scoraggiano. Ma la fatica interminabile, lo sforzo per star vivi d’ora in ora, la notizia del male degli altri, del male meschino, fastidioso come mosche d’estate – questo è il vivere che taglia le gambe. E’ cosi’, no? Per trenta anni e passa abbiamo salito la stessa scala, abbiamo battuto la stessa tastiera, abbiamo sentito 1000 volte gli stessi discorsi, abbiamo avuto successi personali e pesanti sconfitte. Chissa quante volte abbiamo fatto un buon lavoro e non c’era un cane che lo riconosceva, anzi poteva capitare che molti dicessero “sta a scaldare la cadrega e dobbiamo anche pagarlo…?”, o di peggio.

Santuario della Madonna di Machaby - Arnad (AO)

Ma e’ andata cosi’. Cosa serve la Fede? Me lo chiedo nell’anno a Lei dedicato. Ci aspettiamo tutto da Cristo o ci aspettiamo solo quello che decidiamo di aspettarci, rendendolo spunto o sostegno ai nostri progetti o ai nostri programmi? Cosi’ che se le cose vanno bene siamo contenti, se vanno male ci lamentiamo: come tutti. Anche i pagani ragionano cosi’. Siamo cristiani lamentosi che appiccicano Cristo e, qualche volta, siamo esasperanti, non redenti.

Certo la cultura dominante e’ forte, ragioniamo tutti come i film americani, pero’ non siamo pirla: quando il Papa chiama riempiamo le piazze e le spianate del mondo, bramiamo parole di vita eterna, poi – siamo fragili - ci accontentiamo dei telefilm o dei libri cult.

Una volta una signora mi ha raccontato che – quando si e’ accorta di aspettare l’ultimo, terzo, figlio – voleva buttarsi dal balcone per la pesantissima convivenza col marito. Tredici o quattordici anni dopo guardava il ragazzo sognante e diceva: “que chi faria si eisa nen as mat?” (che vita sarebbe senza questo ragazzo).

Cosa sarei diventato se tutto (proprio tutto) fosse andato come volevo io? Sarebbe stato bene o male per gli agricoli, i boscaioli e gli impresari della Valle? Sarebbero piu’ felici? Vergognosamente felici? Sarei piu’ felice io? Non credo. Il rapporto con il Mistero e’ vertiginoso diceva il don Gius. Fa’ venire le vertigini.  Il rapporto col Mistero, oggi, e’ la vera questione di mio interesse. Per me e per quelli che incontro. Che se ne rendano conto o meno.

Un giorno saremo al cospetto del Padre: credo giudichera’ anche quanto abbiamo fatto alla Comunità Montana. Lo fara’ sulle performance o su quanto abbiamo amato chi ci veniva incontro? Sulle performance potremo anche barare: non siamo riusciti perche’ c’era l’assessore che non capiva, la giunta che non deliberava, la misura del PSR che non era giusta… A parte che bleffare con Dio deve essere un tantino difficile, la questione del voler bene resta perennemente una ferita aperta: non e’ solo questione di ascesi ci vuole anche la Sua grazia e non possiamo che mendicarla.

Volevo scrivere qualcosa a Te e forse ho fatto (confusamente) una sorta di verifica di 30 anni e passa di lavoro. Magari serve anche a Te. Ti auguro di tenere sempre aperta la ferita in spregio alla cultura dominante che la vuole sempre chiusa.

Tuo.
K





mercoledì 22 maggio 2013

Il Messaggero - Diario di viaggio


L'altra sera a cena ero seduto vicino ad un vecchio amico. Fa il giornalista specializzato sul turismo. Mi ha chiesto di fare un pezzetto e di mandarglielo perché, sul Messaggero (giornale del terun) hanno ideato una nuova rubrica e bisogna "innescarla". Dopo tentativi diversi (i terun sun semper terun), la roba e' andata: sono molto orgoglioso al punto di averne fatto un secondo. Lo potete vedere anche qui. Non e' niente di speciale ma ne sono contento. 

Si può attraversare in bicicletta tutta l’alta pianura novarese - e l’angolo basso del Lago Maggiore - per vedere l’opera di un grande pittore? Se è primavera, se il brutto tempo di quest’anno lascia spazio al sole, se l’artista è Gaudenzio Ferrari (1471-1546), sì! 60 km di pedalate… in scioltezza.

Varallo Pombia (NO) - Santuario della Madonna del Rosario

Si parte da Carpignano Sesia, dove c’è un ricetto medioevale di tutto rispetto, si percorrono strade poco frequentate dalle auto e dagli altri mezzi a motore (Castellazzo, Morghengo, Sologno), si tocca l’antica Badia di Dulzago (fermatevi per una visita), si attraversa Bellinzago e Oleggio. Si fa tappa al Santuario della Madonna del Rosario a Varallo Pombia: siamo a maggio e proprio ieri Papa Francesco ha richiamato il valore di questa preghiera. Si approfitta della sosta per una piadina, un gelato e un caffe’ (salvo siate pedalatori anche dopo un pranzo al ristorante), e si arriva al lago Maggiore. Potete cercare una ciclabile lungo lago – come ho fatto io – ma, salvo siate piu’ in gamba e fortunati, troverete solo spezzoni di strada continuamente interrotti da camping e residence. Quindi vi tocca la SS 33 che comunque è abbastanza a misura di ciclista. Ad Arona invece c’è una passeggiata curatissima e adatta a ciclisti e pedoni, grandi e piccoli. Il polittico su legno dorato di Gaudenzio Ferrari, è nella Collegiata di Santa Maria Nascente (davanti all’Ospedale). Guardatelo qui.

lunedì 25 marzo 2013

Sancarlin, oh nostra passione



La merenda-snoira di questa sera ha come piatto principe, il leggendario Sancarlin delle Alpi occidentali Biellesi, altrimenti detto “alla ProfessorGiancarloCesana”, per il grosso consumo e il notevole apprezzamento che questo piatto ebbe, da parte del noto scienziato italiano, il giorno che questi calco’ le scene biellesi con una sua dotta conferenza dal titolo “Basta la salute?”. Nel titolo era implicita la risposta: Si! Altrimenti non si spiega come, il nostro, abbia resistito al ritorno di calore e sudore della digestione e non si sia addormentato davanti alla platea.

La storia
I nostri avi, che frequentavano gli alpeggi locali, avevano un problema: cosa mangiare che non abbia gusto di formaggio, burro, latte e polenta? La leggenda racconta che, ai tempi in cui Berta filava, una donna buona ed economa, uni’ ricotta (localmente denominata mascarpa) a formaggio primo sale, aggiunse altri ingredienti segreti e chiuse tutto dentro una pentola di terracotta. Copri’, lego’ bene il coperchio e lascio’ in montagna, alla fermentazione inverno-primaverile, il composto, sino alla successiva stagione d’alpeggio. “Granda! smia velen di rat” (Nonna, sembra veleno per i topi!) pare sia stato il commento, al primo assaggio, del nipote nell’estate successiva. A Girometa, chiameremo cosi’ la geniale cuoca alpestre, la cosa parve un complimento e lo volle diffondere. Grazie a lei, questa meraviglia della gastronomia biellese ha varcato i secoli e i continenti. Oggi e’ conosciuto in tutto il mondo come il Caviale del Volga, il Sushi, lo Champagne o la Carpa (fredda) ripiena del Dnepr (che abbiamo avuto l’onore di assaggiare nella nostra ultima gita “della gola” in Bielorussia).

La ricetta
Questa sera lo chef ha voluto strafare (data anche la fama della nobile compagnia qui riunita), quindi presenta il piatto in 3 versioni che definiremo:
1° Light o Par al fumne (per le signorine)
2° Medium o Mes e mes (fifty-fifty)
3° Extra stronge o Par i’omu (macho)

La base di partenza e’ sempre la stessa: tomini a file (scrupolosamente) del Caseificio Valle Elvo, mascarpa della Lidia, sale, pepe, peperoncino, paprika dolce, aglio schiacciato, fines herbes de Provence. La prima versione, alla pasta primigenia, gli ingredienti descritti, sono stati aggiunti cun bun sens (con moderazione). La seconda prevede gli ingredienti aggiunti alla fuma nen ‘cunumia (crepi l'avarizia). La terza versione, parte dalla seconda ma prevede l’ingrediente segreto, quello che Girometa, aveva aggiunto e che, dopo almeno tre secoli, lo chef ha riscoperto. Quale sia l’ingrediente non si sapra’, ma le indiscrezioni (cfr. Bollettino n° 3-2012 del Club Papillon) ne suggeriscono 3.
1° formaggio di fossa allagato da liquame suino
2° pelle di vipera di montagna seccata e grattugiata
3° distillato di sudore di capra vecchia.

Le tre varieta’ di Sancarlino verranno servite accompagnate dalle Patate rosse di montagna dell’azienda agricola Ramella Mine’ Annamaria (Cascina Pratibei, Pollone BI) coltivate con metodi biodinamici e salvate dal cinghiale con trappole, tagliole e sanguinosi corpo a corpo.

Si dia inizio al banchetto. Che buon pro vi faccia, nobili soci della Confraternita del vero Sancarlino alla PGC.

mercoledì 13 marzo 2013

Buonasera, sono Francesco.


Mi sono accorto che chi ama la Chiesa, vuol bene al Papa prima di sapere chi e'. 

mercoledì 13 febbraio 2013

La raccolta del farmaco e la principessa ciclista




Farmacia di mezza montagna tra Biellese e Val Sesia. Sole, temperatura meno 9 °C. Meta’ mattinata. La porta scorre portando una folata di aria gelida. Entra una bambina con berretto ben calcato, sciarpa e giacca a vento. Uno dei due volontari sta registrando i farmaci, l’altro, l’accoglitore (io), la degna di un’occhiata di sfuggita: “l’invito lo faro’ alla mamma…”.
Le farmaciste sono sul retro, altri clienti non ci sono, la bambina cincischia.  Vedo una bicicletta appoggiata alla colonna.
-       E’ tua? –
   Si! –
-      E’ un po’ grande per te – 
     Il sellino e il manubrio sono abbassati al massimo, poi di queste cose, un po’, mi intendo. 
     - Forse… 
      - Comunque e’ una bella bici nuova, complimenti, ha anche il cestino sul manubrio  –
     Sorriso della bambina. Mi accorgo che e’ bellissima, forse mora (aveva il berretto…), occhi e lineamenti sorprendenti.
Tornano le farmaciste, la mamma non arriva. Le chiedono cosa vuole. La sento rispondere: 
La medicina A, la B,  e questo per… la “Raccolta” – 
-  La Raccolta?!?
     Chiede la dottoressa esterrefatta mentre, nello stesso istante, penso la stessa cosa e, in piu’, di essere un pirla colossale: l’unica della mattina che non avevo ritenuta degna della proposta. 
     - Si… la Raccolta! -
     Con una naturalezza stupefacente, prende il medicinale, lo consegna e sorride, non da bambina… da principessa. 
     - Grazie. Quanti anni hai? – chiedo completamente rapito. 
      -  Nove. Anzi, nove e mezzo!
La vedo sparire sulla bicicletta bianca dopo aver sistemato le medicine nel cestino sul manubrio.
Forse in Paradiso tutte le bambine di nove anni e mezzo saranno cosi’. E’ vero pero’ che “in questa valle di lacrime”, se ne vedono poche, o, forse… non si ha tempo di guardare.
Con la farmacista ci scambiamo un’occhiata.
-         Sembra una favola… e la bambina una principessa  –
-         E’ vero, pero’ ci sono anche storie tristi. Ieri e’ venuto qui un dottore di 60 anni a chiedere lavoro. La farmacia dove ha sempre lavorato e’ stata comperata da due coniugi, entrambi farmacisti, che avevano fatto un grosso mutuo per  averla. Non potevano piu’ pagare il collaboratore. Ci ha fatto un’impressione enorme, siamo state tutto il giorno distratte e confuse: sbagliavamo ogni cosa di cui ci occupavamo… –

Come diceva il Don Gius: “la pace, mezza di gioia e mezza di dolore e’ fatta”.




mercoledì 2 gennaio 2013

Te Deum Laudamus 2012


Te Deum Laudamus perche’ tutte le mattine, quando mi sveglio, mia moglie non e’ mai nel letto. E' partita, alle 5 e un quarto, per fare il suo mestiere di agricoltora. Piu’ o meno alle 7 e tre quarti, tornera’ a casa a far colazione e a dividere la vita con me. Forse sbaglio - anche don Gius dice che la categoria della possibilita’ esiste sempre - ma non mi ha mai sfiorato l’idea che un giorno trovera’ piu’ giusto vivere lontano o, pur rimanendo, non le interessi piu’ condividere le settimane e i lustri.

TDL perche’, per la prima volta, entrambi i miei figli, nel mese di aprile, hanno avuto chi ha dato loro uno stipendio,  pretendendo un lavoro che sono stati in grado di fare. Di questi tempi, la cosa non e’ davvero scontata: ne’ per lo stipendiato, ne’ per lo stipendiante.

TDL perche’, nel lavoro, bisogna incazzarsi forte e mai deporre le armi, ma, alla fine, quasi tutti gli obiettivi sono stati centrati (con altri modi testimonierò quanto detto).

TDL perche’, tra Dora Riparia e Adda quasi tutte le vie ciclistiche di pianura sono state percorse, ne rimangono poche. Occorre voglia, fantasia, curiosita’, compagnia e salute per percorrerne di nuove, dentro e fuori questi confini. Faccio conto di avere tutte queste cose ancora nel 2013 e negli anni che verranno. In particolare, visto che le strade scarseggiano, vorrei saper percorrere le rotte che solcano i laghi del Nord Italia, cominciando dai piu’ vicini.   




Santa Caterina del Sasso -  Leggiuno (VA)

TDL perche’ un giorno, tra il lago d’Orta e il lago Maggiore (potrei ritrovare il punto preciso), sono stato colpito da questa intuizione: tutto è bene, tutto va bene. Non significa che non si soffra: per noi, per i nostri amici, per il mondo, ma che “tutto va dove deve andare”. Per il disegno di un Altro, vertiginoso, certo, ma diritto, puntuale. Siamo su un treno (non l’abbiamo deciso noi), non sappiamo quando si fermera’ e nemmeno dove, ma siamo sicuri che, da qualche parte, in qualche tempo, arrivera’ e noi “attendiamo”. Noi siamo fatti di attesa. E’ come una fame: il neonato non sa cosa vuole, non ha mai visto il seno della madre, ma “attende” il latte. Poi, quando se la fa addosso, attende che qualcuno lo lavi. Non teorizza un mondo piu’ pulito: gli brucia il culo. L’intuizione mi ha colpito in un caldo pomeriggio d’agosto, ma era una vita che i miei compagni - don Julian e don Michele in particolare - mi ripetevano che “la realta’ e’ positiva”. E molti altri amici, nel loro affronto di una vita non sempre facile, me lo testimoniano alzandosi ogni giorno e percorrendo, mai domi, le vie di questo mondo. 

TDL perche’, nonostante tutto, le borse mondiali stanno chiudendo l’anno in positivo (Tokio +23%!), e che la Professoressa Fornero mi mandera’ in pensione in data da definire. Ha fatto bene, forte e pieno di vita come sono… posso ancora spaccare il mondo in 4!

venerdì 21 dicembre 2012

Natale 2012 - La realta'



Santo Natale 2012

La realta’ e’ positiva perche’ e’ il disegno salvifico di Dio. Sempre. E’ positiva – lo scrivo con la mano e il cuore che tremano – anche nella spaventosa violenza e sopraffazione della storia, anche nelle distruzioni di civilta’, anche nel gulag. Nei campi di concentramento, oltre il circolo polare artico, a 50 sotto zero, i cristiani riconoscevano: i nostri cari sono lontani, ma Cristo e’ vicino.



La Via del Romanico: Settimo Vittone (TO) Chiesa e Battistero di San Lorenzo (secolo IX)


Noi, figli di una cultura illuminista, facciamo enorme fatica a riconoscere la positivita’ del reale: lo vedo, per primo, su di me. Per fortuna  ci e’ stato dato un grande Papa. 

Benedetto XVI - Reichstag di Berlino, 22 settembre 2011. “La ragione positivista non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio… Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.”  

Vogliamo credere che quanto ci serve possiamo darcelo da soli e… soffochiamo. Alla fine diventiamo violenti e nichilisti e nessuna cosa, nessun rapporto, nessun panorama ci fa contenti. Dio ci e’ venuto incontro, anche dentro la cultura positivista, ci verra’ incontro anche fra un milione di secoli se il cosmo durera’ tanto. Ci e’ venuto incontro con una forma che possiamo capire e conoscere: si chiama Natale.

Buon Natale da Annamaria, Costante, Valeria, Matteo e Yulia (che si sposa il 26 gennaio 2013 a Rechitza in Bielorussia)

giovedì 23 agosto 2012

Servire il popolo


APPELLO novembre 2005 - Se ci fosse una educazione del popolo tutti starebbero meglio

L’Italia è attraversata da una grande emergenza. Non è innanzitutto quella politica e neppure quella economica - a cui tutti, dalla destra alla sinistra, legano la possibilità di “ripresa” del Paese -, ma qualcosa da cui dipendono anche la politica e l’economia. Si chiama “educazione”. Riguarda ciascuno di noi, ad ogni età, perché attraverso l’educazione si costruisce la persona, e quindi la società. Non è solo un problema di istruzione o di avviamento al lavoro. Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli.

Per anni dai nuovi pulpiti - scuole e università, giornali e televisioni - si è predicato che la libertà è
assenza di legami e di storia, che si può diventare grandi senza appartenere a niente e a nessuno,
seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere. È diventato normale pensare che tutto è uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale. Si vive come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità di cui è fatto il cuore dell’uomo fosse destinato a rimanere senza risposta. È stata negata la realtà, la speranza di un significato positivo della vita, e per questo rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare come sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere.


Paruzzaro (NO) Chiesa S. Marcello abside


Ma la loro noia è figlia della nostra, la loro incertezza è figlia di una cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni e i luoghi stessi dell’educazione: la famiglia, la scuola, la Chiesa. Educare, cioè introdurre alla realtà e al suo significato, mettendo a frutto il patrimonio che viene dalla nostra tradizione culturale, è possibile e necessario, ed è una responsabilità di tutti. Occorrono maestri, e ce ne sono, che consegnino questa tradizione alla libertà dei ragazzi, che li accompagnino in una verifica piena di ragioni, che insegnino loro a stimare ed amare se stessi e le cose. 

Perché l’educazione comporta un rischio ed è sempre un rapporto tra due libertà.
È la strada sintetizzata in un libro cruciale, nato dall’intelligenza e dall’esperienza educativa di don Luigi Giussani: Il rischio educativo. Tutti parlano di capitale umano e di educazione, ci sembra fondamentale farlo a partire da una risposta concreta, praticata, possibile, viva.
Non è solo una questione di scuola o di addetti ai lavori: lanciamo un appello a tutti, a chiunque abbia a cuore il bene del nostro popolo.

Ne va del nostro futuro.

sabato 14 luglio 2012

La Via Francigena - da Arnad a Piacenza

Sapevo che prima o poi mi toccava. Una strada cosi' importante, che passa a 20 km da casa, non la posso ignorare, non per troppo tempo. A dir la verita' ne avevo fatti alcuni pezzi nella primavera 2011: da Arnad (AO) a Cavaglia' (BI) tutto bene; da Cavaglia' a Santhia' (quasi) tutto bene; da Santhia' a Vercelli tappa terribile, percorsa in periodo di disgelo,  con segnaletica contraddittoria. Mi ritrovavo in qualche risaia, con la palta fino a meta' ruota, senza sapere come mettere i piedi per terra. Per terminare il percorso, che sulla statale puo' durare un'ora o poco piu', sono stato in giro 2 giorni! Comunque avevo archiviato la tappa.

Non ho niente da ridire agli ideatori e ai tracciatori delle tratte della Francigena: per evitare le strade con traffico pazzesco se ne sono inventate di tutti i colori. A volte pero' lo sperduto pellegrino, per saltare 200 m di stradone, si ciappa 1.000 m di risaia fangosa! Adesso (luglio 2012) che sono in vacanza, il disgelo e' strafinito, la palta cementata, si puo' ripartire. CHI ME L'HA FATTO FARE! E' la frase che piu' mi sono ripetuto in questi 3 giorni. Il "Cammino" e' fatto per i marciatori. La bicicletta e' benvenuta ma non adattissima al percorso, almeno quella da strada. Ci sono passaggi larghi meno di un metro, come questo:


Palestro (PV)

Bisogna scendere e studiare. Intanto che vi fermate per vedere dove meglio passare, per bere, per sistemare la sacca, per asciugare il sudore, venite attaccati dalle zanzare e dai tafani, soprattutto se il vostro riposino tentate di farlo all'ombra: in questi giorni, al sole, ci sono 50 °C! Cosi' non potete mai smettere di pedalare... sino al paese successivo. Ma c'e' un problema. Sempre per evitare il traffico, i paesi sono toccati solo tangenzialmente, a volte visti piuttosto di lontano. Cosi', se siete ligi al percorso, visto che avete deciso di farlo nel mese piu' caldo dell'anno (vecchi pirla), dovete pedalare, pedalare, pedalare. Ma questa e' la nostra vera vocazione.  Si possono pero' prendere iniziative personali: fregarsene della segnaletica - a tratti amorevolmente curata, a tratti dimenticata - e interpretare la tappa come meglio si crede. Io ho fatto 60 e 40. Mattino, bello fresco, ho seguito le indicazioni. Pomeriggio, sporco, puzzolente con i polsi a pezzi, ho fatto da me. E sono andato mica male. Evidentemente da caldo e zanzare non sono riuscito a salvarmi, pero' ho visto posti e ho fatto strada: da Vercelli a Piacenza in 2 giorni e mezzo (sono circa 180 km,  75% su strade bianche).

Le strade piu' godibili (scorrevoli e con poco traffico), come al solito, sono gli argini dei fiumi, come questo sul Ticino:

Carbonara al Ticino (PV) 

Le 2 notti che ho passato fuori sono stato fortunatissimo. La prima sera sono arrivato nell'albergo di fronte al Santuario delle Bozzole di Garlasco (Hotel Margherita). I giovani gestori, marito e moglie, si sono amorevolmente presi cura di me. Abbiamo partecipato insieme alla S. Messa serale (ore 21) in Santuario. La seconda notte e' stata piu' avventurosa. Arrivo a Chignolo Po (PV), chiedo alla fioraia se in paese c'e' ospitalita'; mi indica un minimarket "...chieda di Mimmo". Mimmo, da qualche tempo, ha ristrutturato una vecchia ed elegante casetta e ne ha ricavato alcune camere e un appartamento. Quindi il posto c'e' ma il mio arrivo inaspettato mette scompiglio. Mimmo non si perde d'animo (io un po' si, morivo dalla voglia di fare la doccia), brinca il telefono e chiama Elisabetta. Questa arriva subito in bicicletta, mi dice di seguirla, in un battibaleno arriviamo alla casa. Elisabetta, robusta, simpatica, sveltissima casalinga rumena, mi spedisce a fare la doccia, lei si dedica alla stanza e annessi. Mimmo lascia per un po' il minimarket e ci raggiunge con i prodotti per la colazione che stipa nel frigorifero. Alla fine, dopo esserci reciprocamente scambiati i numeri del telefono  (non si sa mai...), mi lasciano solo, non prima di aver coinvolto un terzo signore perche' le televisioni - nell'appartamento ce n'erano 2 -, non funzionavano. Finestre aperte per fare corrente, tende leggere che si muovevano dolcemente secondo la brezza, letto matrimoniale antico con lenzuola profumate: chi se ne frega della tele? Grazie a Voi ospiti, prima sconosciuti, oggi amici.

Le strade piu' "normali" della Francigena sono cosi':

S. Cristina (PV)

In questi giorni ho fatto anche delle osservazioni scientifiche (forse non troppo geniali). Se e' possibile e' meglio viaggiare all'ombra (La Palisse si sta rivoltando nella tomba dal gran ghignare), zanzare permettendo. Se vi tocca pedalare al sole (95% dell'attuale tratta) i tragitti piu' terribili sono quelli dove, a destra e sinistra, trovate coltivazioni di mais alte 2,5/3 m: manca il respiro e la polvere vi impana. I passaggi migliori prevedono, destra/sinistra, la risaia. La spiegazione e' questa. Nella risaia c'e' l'acqua; l'acqua evapora, passa cioe' da uno stato a minor energia (liquido) a uno a maggior energia (vapore). L'energia che occorre l'acqua la prende dall'ambiente, c'e' quindi una diminuzione di temperatura e un richiamo d'aria che vi  accarezza dolcemente. L'ho detto male, un fisico o un meteorologo l'avrebbero spiegato meglio, ma e' cosi'. Credetemi.

Quando si arriva in citta' (Vercelli, Mortara, Pavia) dimenticatevi la segnaletica: non c'e' o non si vede. Dovete fare da voi e portarvi dove, presumibilmente, la Francigena riparte: non ho avuto grossi problemi. A Pavia ho cercato la Chiesa di San Pietro in Ciel d'Oro per pregare sulla tomba di San'Agostino. Non e' nemmeno fuori strada. La chiesa e' questa:

San Pietro in Ciel d'Oro (PV) Tomba di Sant'Agostino

CHI ME L'HA FATTO FARE... Adesso pero' che sono fermo da 2 giorni, ho dimenticato il caldo e le zanzare, le arrabbiature perche' la segnaletica mi portava lontano dai centri abitati (come Orio Litta) e il male ai polsi per il troppo strerrato, l'indole pellegrina mi farebbe ripartire. Vedremo a settembre. Ah, mi dimenticavo! C'e' una buona notizia, almeno dal punto di vista naturalistico: sono tornati i pista-pistun (libellula, dragonfly...) erano anni che non ne vedevo tanti, quasi come ai tempi in cui ero ragazzo 45/50 anni fa. Quelli della Francigena sono piu' verde-azzurro, quelle della gioventu' piu' giallo-arancio, comunque...

giovedì 5 luglio 2012

Riscatto antropologico: La "Stoltezza"




Il 4 luglio 2012 ho visitato la Cappella degli Scrovegni a Padova. Gli affreschi sono di Giotto e sono stati eseguiti nei primi anni del 1300. La serie dei “Vizi” decora la fascia inferiore della parete sinistra. Il “vizio” qui rappresentato e’ la “Stoltezza”. Sono rimasto molto colpito perche’ immediatamente l’ho identificato come uno dei partecipanti al Gay Pride.

lunedì 29 agosto 2011

Un cuore di bambino


L'argine del Po dalle parti di Casale Monferrato

Cari amici. Per non andare in bicicletta “a caso”, pian piano, sto studiando dei pellegrinaggi ciclistici. Ne ho elaborati 3, a tappe. Un quarto, in terra di Germania, lo sta assemblando l’Annette (l’amica dell’Alessandra, quella gentile signorina che e’ venuta a presentare la mostra sulla “Rosa Bianca”), da Monaco di Baviera ad Altotting.

I pellegrinaggi in Italia (per ora) sono:

1. Torino – Milano – Caravaggio: dalla tomba del Beato Francesco Faa’ di Bruno a quella di Don Giussani (passando per Santuari piu’ o meno importanti). 3 tappe

2. Orta S. Giulio – Arona S. Carlo – Mesero S. Gianna - Milano S. Ambrogio – Pavia S. Agostino. 2-3 tappe

3. Oropa (BI) – Fontanellato (PR) – Loreto (AN). Enne tappe.

Il primo e’ perfettamente a punto [ne parlo diffusamente sopra], compreso il centrale guado del Sesia sulla storica via Albano – Santuario della Fontana a San Nazzaro Sesia (NO).

Il secondo e’ “in lavorazione”. Ne ho percorso delle tappe, altre rimangono “da limare”.

Il terzo e’ decisamente il piu’ lungo. Occorre trovare una strada per attraversare la Pianura Padana e non farsi triturare dai camion. Cosi’ ho pensato di utilizzare l’argine del Po. Da Oropa, passando per il santuario del Trompone di Cigliano, sono sceso a Crescentino (Santuario del Palazzo). Qui si incrocia il Po. Lungo l’argine, in tempi diversi (non faccio mica il Tour de France…), ero arrivato in Provincia di Piacenza. Le mie ferie mi hanno permesso di continuare la strada.

Prima di partire, il mio socio Michele, ha buttato li una frase: « Mi raccomando, tutte le sere un messaggio!». Cosi’ ho fatto. La prima sera, in albergo, ho scritto il messaggio a 4 amici, poi questi sono aumentati fino a diventare 8. Avrei voluto scrivere a tutti ma la voglia è scarsa e i costi alti. Cosi’ ho raccolto gli sms e oso proporli a un pubblico piu’ vasto tramite il blog.

13 luglio 2011
Cari amici. Tappe centrali del pellegrinaggio Oropa-Loreto. Partito stamane. Tutto male. Alle 7 pioveva troppo. Prendo il treno alle 9. Venti minuti di ritardo, perso coincidenza a Novara. Pioggia debole. Da Garibaldi a Centrale in bici. Dovevo arrivare a Piacenza alle 10,40 arrivato 14,30. Avevo il temporale che incombeva ma non mi ha mai raggiunto (sono l’anti Fantozzi). Poi, a Caorso, è uscito il sole. Fatto 46 km. Fatto bucato. Mi auto stupisco di come sono organizzato. Domani conto, con l’aiuto della Madonna, di arrivare e superare il Santuario di Fontanellato e di tornare sull’argine del Po. Vi tengo informati. Vostro k

14 luglio 2011
Partito ore 8,15. Argine destro liscio come biliardo. “Volavo” a 23-24 km/ora. A Zibello – capitale del culatello – lascio l’argine per strade piu o meno frequentate. Per ubbidire a Corrado – grande strimatore di G. Guareschi – tocco Fontanelle. La Madonna mi aspettava ma, dopo 62 km, alle 13, per non svenire, mi fermo in piola fantastica. Per non digerire in bici – cosa sempre complicata - attacco bottone con uno interessato alle mie vie ciclistiche. Dalla Madonna, a Fontanellato, arrivo dopo le 16. Ricordando ognuno di Voi scrivo 1/2 ora sul registro degli ospiti gocciolando sudore sulle sante pagine. Torno sull’argine a Colorno. 100 km tondi. Prezzo del culatello al market 43 €/kg. Vostro k

15 luglio 2011
L’argine come biliardo, con tante indicazioni chiare, è finito! Me ne sono accorto subito… alle 8,30. Avrò fatto 30, dei 97 km totali, a scrutare buche, concentratissimo, ignorando il panorama. Le gambe sono allenate, resistono, ma polsi e culo, adagio, cedono. Scendo dall’argine a Brescello. Sono in piazza, tra municipio e Chiesa, quando telefona Corrado: lo prendiamo come segno del destino. Don Camillo sorrideva. A Luzzara (RE) un signore gentilissimo mi parla della provincia di Mantova – che di li inizia - come del deserto di Kalahari: esagerava. Sono a Quingentole, vicino a Ostiglia (MN). Sono cotto. La tv non funziona (segnale debole). Salo molto i cibi. Prendo 4 bustine/die di K e Mg: non mi fanno venire il cagone. Vostro k (costante, non potassio).

16 luglio 2011
Si dice che gli esquimesi abbiano 30 parole per descrivere la qualita’ del ghiaccio. Io altrettante per il fondo stradale (oggi li ho sperimentati tutti). Il Moe (uno che di fatica se ne intende) dice che prendo troppi sali. Cosi’ sono sceso dall’argine per comperare susine e albicocche. L’argine ha tanti pregi e un difetto solo: l’ombra. Non esiste. Potete dimenticare la bici, ma se vi scordate il cappellino con l’ala siete ciulati. Le mie spalle sono nigre e croccanti: come la porchetta. Dopo 95 km di lacrime e sudore arrivo a Ferrara: finito. Torno a casa. Grazie. Vostro k

18 luglio 2011
Epilogo. Sabato sera a Ferrara leggermente provato. Cerco un albergo. Poi un’intuizione: torno a casa. Stazione, trovo treno per Bologna, poi Milano, infine Santhia’. Ore 1,45 arrivo. Non oso telefonare a casa: troppo trambusto. Dormo alla stazione: troppe zanzare. Fuori ci sono 2 panchine. Mi vesto con tutto quello che ho, le gambe le fascio in un poncho di plastica anti-pioggia. Come cuscino la sacchetta anteriore della bici. Le zanzare non ci sono ma sventola una bisa… Comunque tiro le 5. Entro nella sala d’aspetto, trovo enne prostitute nigeriane: le compagne dei ciclisti solitari. Alle 7,30 mi sveglia l’Annamaria con una faccia come dire “vecchio pirla, non sei troppo maturo per queste cose?”. Forse ha ragione, ma, come dice l'Anna D, ho un cuore di bambino... Ieri, 17 luglio, ho dormito quasi tutto il giorno… tanto pioveva. Vostro K