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Ci sono più cose tra Dora e Adda, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia...
lunedì 9 settembre 2013
martedì 3 settembre 2013
Emergenza uomo? Dal vostro inviato al Rimini Meeting 2013
“Sei gia’ stato alla mostra su Chesterton?” mi
chiede un amico, dirigente di un importante ospedale milanese. “Non ancora” dico io. “Non la puoi perdere, c’e’ tutto il senso del Meeting di questo
anno”. Ho organizzato di fretta la discesa a Rimini, cosi’ non ho prenotato
nessuna mostra. Tocca andare nella corsia dei “disorganizzati” e aspettare – in
piedi e schiacciato da tutte le parti – il proprio turno. Ma la mostra su Chesterton
(presentata anche da due giovani studenti biellesi) è troppo frequentata…
Studio
la mossa migliore. Il giorno successivo mi presento ai cancelli del Meeting con
40 minuti di anticipo e mi piazzo davanti ad uno dei varchi principali. Aspettare
occorre sempre ma, almeno, non si sta appiccicati. Sono il primo dal vecchio
Gilbert!
Due
giovani pesci nuotano, incontrano un loro simile piu’ anziano ed esperto che
chiede: com’e’ l’acqua oggi? Risposte
di circostanza e i due giovani si allontanano. Ad un certo momento uno dei due
si gira verso l’altro e chiede: cos’è… l’acqua?
E’ la barzelletta, di tipico humor anglosassone, che circola per la Fiera. Il
Meeting di Rimini 2013 dal titolo (corto) “Emergenza Uomo” ha voluto spiegare
(almeno questa e’ l’impressione del vostro cronista), all’uomo del XXImo secolo,
chi e’ e in che acqua sta nuotando.
“Mi sembra meno caotico il Meeting di questa
estate” dichiaro a una vecchia conoscenza: veronese, medico nucleare. E’
tutto pulitissimo e non ci sono piu’ quelle bande piuttosto inquietanti di
ragazzini – abbandonati dai genitori - sui roller. “Me sembra anche a mi, li gan segregadi nell’ultimo capanon con tuti i xoghi”.
Il capannone con tutti i giochi c’era anche gli anni passati, ma forse ha
ragione.
Andiamo
a prendere un caffe. C’e’ uno che mi pare di conoscere, eppure si, l’ho gia’
visto da diverse parti. Lui per primo si fa avanti. E’ un biellese di Cossila,
studente all’Universita’ di Pavia. Parliamo. Lui e’ qui volontario “addetto
alla pulizia” che quest’anno e’ stata appaltata al pavesi. Capito perche’ tutto
era cosi’ pulito?
Nel
frattempo si moltiplicano gli sms degli amici che arrivano dalle piu’ disparate
provenienze. Trovarsi e’ difficile, poi ognuno ha le sue preferenze e le sue
mostre prenotate, cosi’ ci si dà appuntamento nei capannoni gastronomici per il
pranzo, la spuntino o la cena. Qualcuno pero’ mangia – almeno un pasto – in
albergo, come l’amica calabrese, insegnante, che mi invita per un fritto di
pesce (non la incontravo da 6 anni). La terza figlia non l’avevo mai vista e
gli altri due, biondissimi con gli occhi chiari, non li avrei riconosciuti in
nessun modo. “Vero che non sembrano
terroni?” chiede lei.
Insomma,
van bene che si incontra tanta gente, ma il succo della vicenda quale e’? Lo
dico con parole non mie - per la gioia
del lettore - ma di un “chestertoniano” doc: il drammaturgo E.E. Schmitt (Oscar
e la dama rosa – Rizzoli 2004).
Caro
Dio, grazie di essere venuto. Hai scelto davvero il momento giusto, perche’ non
stavo bene. Forse anche perché eri rimasto turbato dalla mia lettera di ieri…
Quando mi sono svegliato, ho pensato che avevo novant’anni e ho girato la testa
verso la finestra per guardare la neve. E allora ho indovinato che venivi. Era
mattino. Ero solo sulla terra. Era talmente presto che gli uccelli dormivano
ancora…Tu cercavi di fabbricare l’alba. Facevi fatica, ma insistevi. Tingevi
l’aria di bianco, di grigio, di azzurro, respingevi la notte, risvegliavi il
mondo. Non ti fermavi. E’ stato allora che ho capito la differenza fra te e
noi: tu sei un tipo infaticabile! Uno che non si stanca. Sempre al lavoro. Ed
ecco il giorno! Ed ecco la notte! Ed ecco la primavera! Ed ecco l’inverno! Ed
ecco Oscar! Che salute di ferro!
Ho
capito che eri qui. Che mi rivelavi il tuo segreto: ogni giorno guarda il mondo
come se fosse la prima volta. Allora ho seguito il tuo consiglio con impegno.
La prima volta. Contemplavo la luce, i colori, gli alberi, gli uccelli, gli
animali. Sentivo l’aria che mi passava nelle narici e mi faceva respirare.
Udivo le voci che salivano nel corridoio come nella volta di una cattedrale. Mi
trovavo vivo. Fremevo di pura gioia. La felicita’ di esistere. Ero incantato.
Grazie
Dio di aver fatto questo per me. Avevo l’impressione che mi prendessi per mano
e che mi conducessi nel cuore del mistero a contemplarlo. Grazie.
A
domani, baci, Oscar
Non
sembra anche a voi che Oscar, 10 anni (il modello ideale del partecipante al
Meeting), abbia avuto la grazia di penetrare quello che Benedetto XVI ha detto al mondo (Reichstag di
Berlino, 22 settembre 2011): “La ragione
positivista non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è
funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato (bunker) senza finestre,
in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue
le cose dal mondo vasto di Dio… Bisogna tornare a spalancare le finestre,
dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare
ad usare tutto questo in modo giusto.”
Almeno
a me pare cosi’. Se volete sapere di piu’ e meglio, chiedetelo a un altro
biellese, il vero “padrone di casa” del Meeting: don Stefano Alberto (Docente
di Teologia all’Universita’ Cattolica di Milano), per gli amici don Pino. Salvo
errori, il suo nome compare 7 volte nei primi 5 giorni di incontri: l’hanno
ascoltato centinaia di migliaia di persone! Mi sono chiesto piu’ volte: come fa
a fare tutto? Non sono mai riuscito a salutarlo, sempre “lontano”, sempre
scortato da almeno 10 “addetti al servizio d’ordine”…
Il
Meeting 2014 e’ gia’ stato varato, titolo “lungo”: Verso le periferie del mondo e dell'esistenza. Il destino non ha
lasciato solo l'uomo. Vediamoci, un’altra volta, a Rimini.
Il Biellese 3 settembre 2013
martedì 6 agosto 2013
La Via Francigena - da Piacenza a La Spezia
“Porca... ,
ho perso una scarpa!”. Mi dispiace
perche’ devo fare senza; perche’ erano di marca; perche’ e’ stata la prima cosa che ho
ereditato da mio figlio nel 2008: scarpe sportive Geox, sobrie, affusolate, bianche
con una striscia rossa: perfette. Siamo a Soragna (PR), e’ il 29 luglio 2013, stiamo affrontando The Road: La Francigena!
Se allo
sparuto gruppetto dei lettori dovesse far difetto la memoria, la possono
rinfrescare qui: nel luglio 2012 avevo percorso la tratta Arnad-Piacenza. Un anno dopo il mio amico Alex mi propone
un’uscita di 3 giorni in bicicletta. “Continuiamo la Via”, dico. Lui accetta.
Stessa
storia della tratta precedente:
segnaletica a go-go dove serve poco, niente indicazioni dov’e’ indispensabile. Bisogna essere creativi: la
direzione e’ quella, andiamo! Se allunghiamo la strada fa lo stesso: un imprevisto
e’ la sola speranza, come dice Montale. Se invece, inaspettatamente, si trova,
appiccicata a un palo, la banda bianca e rossa con il simbolo del pellegrino,
allora si pedala piu’ spediti… Se non c’e’ il vento contrario… come da Soragna
a Fidenza: saranno 20 km
(compreso il ritorno sui nostri passi per cercare la scarpa), ci abbiamo messo
un pomeriggio! Quando, sotto la bufera, ho superato il cartello FIDENZA mi
pareva di aver tagliato il traguardo alle Tre Cime di Lavaredo!
Il giorno
dopo ci aspettava la Cisa, per entrambi la salita della vita, cosi’ non ci
accontentiamo di fermarci in citta’, ma, verso sera, incominciamo a montare i
primi scalini dell’Appennino, sino a Costa Mezzana. Il paese e’ piccolo e
l’unica novita’ sono i pellegrini della Francigena. Noi diventiamo subito famosi perche’ conterranei
del vecchio sindaco di Tollegno (BI), molto noto da queste parti per via della
Festa dell’Asinina (stracotto d’asino con polenta, piatto tradizionale della
Festa dell’Assunta), che aveva adottato – per qualche anno –
nel suo paese.
Quando si
prepara qualcosa si pensa: “dovremo tribulare”. Poi nella realta’ ogni cosa e’
molto piu’ dura di quanto ci si figurava. Cosi’ la salita della Cisa: a
Ravarano annaspo sui pedali e arrivo zigzagando. Il mio socio deve
improvvisarsi infermiere: mi segnala una panchina all’ombra, mi rassicura sulla
sindrome cardiaca: ” …muore molta piu’
gente nel letto con le arterie intasate di colesterolo di quanti vengono
fulminati sui pedali come il belga della settimana scorsa… Questo si che e’
parlar chiaro. Grande il mio camarata, professore di meccanica
applicata! Mi regala una dozzina di grosse albicocche, lavate alla fontanella
e e servite da gran maitre: la roba
piu’ buona, mineralizzante, ricca di zuccheri a rapida assimilazione che si puo’
immaginare. Nonostante questo, anche se le gambe erano tornate a ubbidire al
cervello e la strada non era piu’ cosi’ – implacabilmente – in salita, in cuor
mio pensavo che, per quel giorno, arrivare a Berceto (ultimo paese del versante
parmense) sarebbe stato un gran bel risultato. Ma il Prof aveva ben altri
progetti.
Un chinotto
qui, ancora qualche albicocca là, una manata sulle spalle e qualche piccola bugia
sulla pendenza e sulla lunghezza della strada (lui la faceva in avanti, poi tornava
indietro e, quando mi incontrava, mi relazionava) e ci troviamo al Colle dove
l’Emilia diventa Toscana, nella patria ombrosa del fungo porcino: la Cisa. Da Costamezzana , 67 km . L’ennesima bibita poi
la discesa, per lui spericolata (fino a 58 km/h ) per me “frenata”, fino a farmi male
alle mani, sino a Pontremoli (MS).
La sera, in
trattoria, nel centro storico, mi sbrano – senza pensarci un istante – 2 piatti
di principesche tagliatelle e un birrone. Alex che mangia pochissimo, beve solo
acqua gaseuse, e non dorme - perche’
io russo come un cinghiale inferocito (parole
sue) -, sta alcuni minuti – delusissimo – davanti al menu che non presenta
traccia di bovino, né di pesce. Alla fine deve arrendersi: coniglio alla
cacciatora, sbocconcellato senza entusiasmo.
L’ultimo
giorno arriviamo alle porte di La Spezia ma, per un cervellotico disegno di rientro,
alla fine pieghiamo a sinistra, saliamo il duro colle di Vezzano Ligure (pero' c'erano gli olivi e si vedeva il mare...), ci
catapultiamo in una vertiginosa discesa e, con largo anticipo, ci presentiamo
alla stazione per scoprire che nessun treno diretto a nord e’ attrezzato per le
biciclette e nessun bar ci avrebbe servito un caffe’: avevano tolto, per un
paio d’ore, la corrente elettrica. Eugenio (Montale), quanto sei geniale!
Nonostante
tutto, grazie al buon cuore di un capo treno e alla nostra faccia di palta, a
sera Alex era a Milano, io a Pollone, a
massaggiarci le membra, a spalmarci di doposole e a raccontare.
km percorsi 237, dislivello superato poco piu' di 1.900 m.
km percorsi 237, dislivello superato poco piu' di 1.900 m.
Amici, a
Roma… manca poco!
sabato 20 luglio 2013
Vergognosamente felici? (biglietto a un amico neo pensionato)
Caro
G, i rumors sono diventati realta’: M mi ha detto che venerdi’
e’ il tuo ultimo giorno di lavoro! E’ impressionante! A pelle non mi sembra
molto che ci conosciamo, poi faccio 2 conti e sono passati piu’ di 30 anni! Una
generazione, anche abbondante. Mi ricordo una tua fotografia (chissa se riesco
a trovarla) con il Prof. Bernetti ai Fo’ ‘d Duna: era l’ottobre 1986, avevi figli
all’ora? Io non ero nemmeno sposato. Bernetti, forse, e’ ancora vivo.
Mi
viene in mente una frase di Pavese (sono andato a cercarla e la metto giu’
precisa): La vita dell’uomo si svolge
laggiu’ tra le case, nei campi. Davanti al fuoco e in un letto. E ogni giorno
che spunta ti mette davanti la stessa fatica e le stesse mancanze. E’ un
fastidio alla fine […]. C’e’ una burrasca che rinnova le campagne – né la morte
né i grossi dolori scoraggiano. Ma la fatica interminabile, lo sforzo per star
vivi d’ora in ora, la notizia del male degli altri, del male meschino,
fastidioso come mosche d’estate – questo è il vivere che taglia le gambe. E’
cosi’, no? Per trenta anni e passa abbiamo salito la stessa scala, abbiamo
battuto la stessa tastiera, abbiamo sentito 1000 volte gli stessi discorsi,
abbiamo avuto successi personali e pesanti sconfitte. Chissa quante volte
abbiamo fatto un buon lavoro e non c’era un cane che lo riconosceva, anzi
poteva capitare che molti dicessero “sta
a scaldare la cadrega e dobbiamo anche pagarlo…?”, o di peggio.
Ma
e’ andata cosi’. Cosa serve la Fede? Me lo chiedo nell’anno a Lei dedicato. Ci
aspettiamo tutto da Cristo o ci aspettiamo solo quello che decidiamo di
aspettarci, rendendolo spunto o sostegno ai nostri progetti o ai nostri
programmi? Cosi’ che se le cose vanno bene siamo contenti, se vanno male ci
lamentiamo: come tutti. Anche i pagani ragionano cosi’. Siamo cristiani lamentosi
che appiccicano Cristo e, qualche volta, siamo esasperanti, non redenti.
Certo
la cultura dominante e’ forte, ragioniamo tutti come i film americani, pero’
non siamo pirla: quando il Papa chiama riempiamo le piazze e le spianate del
mondo, bramiamo parole di vita eterna, poi – siamo fragili - ci accontentiamo
dei telefilm o dei libri cult.
Una
volta una signora mi ha raccontato che – quando si e’ accorta di aspettare
l’ultimo, terzo, figlio – voleva buttarsi dal balcone per la pesantissima
convivenza col marito. Tredici o quattordici anni dopo guardava il ragazzo
sognante e diceva: “que chi faria si eisa
nen as mat?” (che vita sarebbe senza questo ragazzo).
Cosa
sarei diventato se tutto (proprio tutto) fosse andato come volevo io? Sarebbe
stato bene o male per gli agricoli, i boscaioli e gli impresari della Valle?
Sarebbero piu’ felici? Vergognosamente felici? Sarei piu’ felice io? Non credo.
Il rapporto con il Mistero e’ vertiginoso diceva il don Gius. Fa’ venire le
vertigini. Il rapporto col Mistero,
oggi, e’ la vera questione di mio interesse. Per me e per quelli che incontro.
Che se ne rendano conto o meno.
Un
giorno saremo al cospetto del Padre: credo giudichera’ anche quanto abbiamo
fatto alla Comunità Montana. Lo fara’ sulle performance o su quanto abbiamo amato chi ci
veniva incontro? Sulle performance potremo anche barare: non siamo riusciti
perche’ c’era l’assessore che non capiva, la giunta che non deliberava, la
misura del PSR che non era giusta… A parte che bleffare con Dio deve essere
un tantino difficile, la questione del voler bene resta perennemente una ferita
aperta: non e’ solo questione di ascesi ci vuole anche la Sua grazia e non
possiamo che mendicarla.
Volevo
scrivere qualcosa a Te e forse ho fatto (confusamente) una sorta di verifica di
30 anni e passa di lavoro. Magari serve anche a Te. Ti auguro di tenere sempre
aperta la ferita in spregio alla cultura dominante che la vuole sempre chiusa.
Tuo.
K
K
mercoledì 22 maggio 2013
Il Messaggero - Diario di viaggio
L'altra sera a cena
ero seduto vicino ad un vecchio amico. Fa il giornalista
specializzato sul turismo. Mi ha chiesto di fare un pezzetto e di
mandarglielo perché, sul Messaggero (giornale del terun) hanno ideato
una nuova rubrica e bisogna "innescarla". Dopo tentativi diversi (i
terun sun semper terun), la roba e' andata: sono molto orgoglioso al
punto di averne fatto un secondo. Lo potete vedere anche qui. Non e' niente di speciale ma ne sono contento.
Si può attraversare in bicicletta tutta l’alta pianura
novarese - e l’angolo basso del Lago Maggiore - per vedere l’opera di un grande
pittore? Se è primavera, se il brutto tempo di quest’anno lascia spazio al
sole, se l’artista è Gaudenzio Ferrari (1471-1546), sì! 60 km di pedalate… in
scioltezza.
Varallo Pombia (NO) - Santuario della Madonna del Rosario
Si parte da Carpignano Sesia, dove c’è un ricetto medioevale
di tutto rispetto, si percorrono strade poco frequentate dalle auto e dagli
altri mezzi a motore (Castellazzo, Morghengo, Sologno), si tocca l’antica Badia
di Dulzago (fermatevi per una visita), si attraversa Bellinzago e Oleggio. Si
fa tappa al Santuario della Madonna del Rosario a Varallo Pombia: siamo a
maggio e proprio ieri Papa Francesco ha richiamato il valore di questa
preghiera. Si approfitta della sosta per una piadina, un gelato e un caffe’
(salvo siate pedalatori anche dopo un pranzo al ristorante), e si arriva al
lago Maggiore. Potete cercare una ciclabile lungo lago – come ho fatto io – ma,
salvo siate piu’ in gamba e fortunati, troverete solo spezzoni di strada
continuamente interrotti da camping e residence. Quindi vi tocca la SS 33 che
comunque è abbastanza a misura di ciclista. Ad Arona invece c’è una passeggiata
curatissima e adatta a ciclisti e pedoni, grandi e piccoli. Il polittico su
legno dorato di Gaudenzio Ferrari, è nella Collegiata di Santa Maria Nascente
(davanti all’Ospedale). Guardatelo qui.
lunedì 25 marzo 2013
Sancarlin, oh nostra passione
La merenda-snoira di questa sera ha come piatto principe, il
leggendario Sancarlin delle Alpi occidentali Biellesi, altrimenti detto “alla ProfessorGiancarloCesana”,
per il grosso consumo e il notevole apprezzamento che questo piatto ebbe, da
parte del noto scienziato italiano, il giorno che questi calco’ le scene
biellesi con una sua dotta conferenza dal titolo “Basta la salute?”. Nel titolo
era implicita la risposta: Si! Altrimenti non si spiega come, il nostro, abbia
resistito al ritorno di calore e sudore della digestione e non si sia
addormentato davanti alla platea.
La storia
I nostri avi, che frequentavano gli alpeggi locali, avevano un
problema: cosa mangiare che non abbia gusto di formaggio, burro, latte e
polenta? La leggenda racconta che, ai tempi in cui Berta filava, una donna
buona ed economa, uni’ ricotta (localmente denominata mascarpa) a formaggio primo sale, aggiunse altri ingredienti
segreti e chiuse tutto dentro una pentola di terracotta. Copri’, lego’ bene il
coperchio e lascio’ in montagna, alla fermentazione inverno-primaverile, il
composto, sino alla successiva stagione d’alpeggio. “Granda! smia velen di rat” (Nonna, sembra veleno per i topi!) pare sia stato il commento, al primo
assaggio, del nipote nell’estate successiva. A Girometa, chiameremo cosi’ la
geniale cuoca alpestre, la cosa parve un complimento e lo volle diffondere.
Grazie a lei, questa meraviglia della gastronomia biellese ha varcato i secoli
e i continenti. Oggi e’ conosciuto in tutto il mondo come il Caviale del Volga,
il Sushi, lo Champagne o la Carpa (fredda) ripiena del Dnepr (che abbiamo avuto
l’onore di assaggiare nella nostra ultima gita “della gola” in Bielorussia).
La ricetta
Questa sera lo chef ha voluto strafare (data anche la fama della nobile
compagnia qui riunita), quindi presenta il piatto in 3 versioni che definiremo:
1° Light o Par al fumne (per le signorine)
2° Medium o Mes e mes (fifty-fifty)
3° Extra stronge o Par i’omu (macho)
La base di partenza e’ sempre la stessa: tomini a file (scrupolosamente)
del Caseificio Valle Elvo, mascarpa della
Lidia, sale, pepe, peperoncino, paprika dolce, aglio schiacciato, fines
herbes de Provence. La prima versione, alla pasta primigenia, gli ingredienti
descritti, sono stati aggiunti cun bun
sens (con moderazione). La seconda prevede gli ingredienti aggiunti alla fuma nen ‘cunumia (crepi l'avarizia). La terza versione, parte dalla seconda ma
prevede l’ingrediente segreto, quello che Girometa, aveva aggiunto e che, dopo
almeno tre secoli, lo chef ha riscoperto. Quale sia l’ingrediente non si
sapra’, ma le indiscrezioni (cfr. Bollettino n° 3-2012 del Club Papillon) ne
suggeriscono 3.
1° formaggio di fossa allagato da liquame suino
2° pelle di vipera di montagna seccata e grattugiata
3° distillato di sudore di capra vecchia.
Le tre varieta’ di Sancarlino verranno servite accompagnate dalle
Patate rosse di montagna dell’azienda agricola Ramella Mine’ Annamaria (Cascina Pratibei, Pollone BI)
coltivate con metodi biodinamici e salvate dal cinghiale con trappole, tagliole
e sanguinosi corpo a corpo.
Si dia inizio al banchetto. Che buon pro vi faccia, nobili soci della Confraternita
del vero Sancarlino alla PGC.
mercoledì 13 marzo 2013
mercoledì 13 febbraio 2013
La raccolta del farmaco e la principessa ciclista
Farmacia di mezza montagna tra Biellese e Val Sesia. Sole, temperatura meno 9 °C. Meta’ mattinata. La porta scorre portando una folata di aria gelida. Entra una bambina con berretto ben calcato, sciarpa e giacca a vento. Uno dei due volontari sta registrando i farmaci, l’altro, l’accoglitore (io), la degna di un’occhiata di sfuggita: “l’invito lo faro’ alla mamma…”.
Le
farmaciste sono sul retro, altri clienti non ci sono, la bambina cincischia. Vedo una bicicletta appoggiata alla colonna.
- E’ tua? –
- Si! –
- E’ un po’ grande per te –
- E’ tua? –
- Si! –
- E’ un po’ grande per te –
Il sellino e il manubrio sono abbassati al massimo, poi di
queste cose, un po’, mi intendo.
- Forse…
- Comunque e’ una bella bici nuova, complimenti, ha anche il cestino sul manubrio –
- Forse…
- Comunque e’ una bella bici nuova, complimenti, ha anche il cestino sul manubrio –
Sorriso della bambina. Mi accorgo che e’ bellissima, forse mora (aveva il
berretto…), occhi e lineamenti sorprendenti.
Tornano le
farmaciste, la mamma non arriva. Le chiedono cosa vuole. La sento rispondere:
- La medicina A, la B, e questo per… la “Raccolta” –
- La Raccolta?!? –
- La medicina A, la B, e questo per… la “Raccolta” –
- La Raccolta?!? –
Chiede la dottoressa esterrefatta mentre, nello stesso
istante, penso la stessa cosa e, in piu’, di essere un pirla colossale: l’unica della mattina che non avevo ritenuta
degna della proposta.
- Si… la Raccolta! -
- Si… la Raccolta! -
Con una naturalezza stupefacente, prende il medicinale, lo
consegna e sorride, non da bambina… da principessa.
- Grazie. Quanti anni hai? – chiedo completamente rapito.
- Nove. Anzi, nove e mezzo! –
- Grazie. Quanti anni hai? – chiedo completamente rapito.
- Nove. Anzi, nove e mezzo! –
La vedo sparire
sulla bicicletta bianca dopo aver sistemato le medicine nel cestino sul
manubrio.
Forse in
Paradiso tutte le bambine di nove anni e mezzo saranno cosi’. E’ vero pero’ che
“in questa valle di lacrime”, se ne vedono poche, o, forse… non si ha tempo di
guardare.
Con la
farmacista ci scambiamo un’occhiata.
-
Sembra
una favola… e la bambina una principessa –
-
E’
vero, pero’ ci sono anche storie tristi. Ieri e’ venuto qui un dottore di 60
anni a chiedere lavoro. La farmacia
dove ha sempre lavorato e’ stata comperata da due coniugi, entrambi farmacisti,
che avevano fatto un grosso mutuo per
averla. Non potevano piu’ pagare il collaboratore. Ci ha fatto
un’impressione enorme, siamo state tutto il giorno distratte e confuse:
sbagliavamo ogni cosa di cui ci occupavamo… –
Come diceva
il Don Gius: “la pace, mezza di gioia e
mezza di dolore e’ fatta”.
mercoledì 2 gennaio 2013
Te Deum Laudamus 2012
Te
Deum Laudamus
perche’ tutte le mattine, quando mi sveglio, mia moglie non e’ mai nel letto. E' partita, alle 5 e un quarto, per fare il suo mestiere di agricoltora. Piu’ o meno alle 7 e tre quarti, tornera’ a casa a far colazione e a
dividere la vita con me. Forse sbaglio - anche don Gius dice che la categoria della
possibilita’ esiste sempre - ma non mi ha mai sfiorato l’idea che un giorno
trovera’ piu’ giusto vivere lontano o, pur rimanendo, non le interessi piu’ condividere
le settimane e i lustri.
TDL perche’, per la prima volta, entrambi i miei figli, nel mese
di aprile, hanno avuto chi ha dato loro uno stipendio, pretendendo un lavoro che sono stati in grado
di fare. Di questi tempi, la cosa non e’ davvero scontata: ne’ per lo
stipendiato, ne’ per lo stipendiante.
TDL perche’, nel lavoro, bisogna
incazzarsi forte e mai deporre le armi, ma, alla fine, quasi tutti gli
obiettivi sono stati centrati (con altri modi testimonierò quanto detto).
TDL perche’, tra Dora Riparia e Adda
quasi tutte le vie ciclistiche di pianura sono state percorse, ne rimangono
poche. Occorre voglia, fantasia, curiosita’, compagnia e salute per percorrerne
di nuove, dentro e fuori questi confini. Faccio conto di avere tutte queste cose
ancora nel 2013 e negli anni che verranno. In particolare, visto che le strade
scarseggiano, vorrei saper percorrere le rotte che solcano i laghi del Nord
Italia, cominciando dai piu’ vicini.
TDL perche’ un giorno, tra il lago
d’Orta e il lago Maggiore (potrei ritrovare il punto preciso), sono stato colpito
da questa intuizione: tutto è bene, tutto
va bene. Non significa che non si soffra: per noi, per i nostri amici, per
il mondo, ma che “tutto va dove deve
andare”. Per il disegno di un Altro, vertiginoso, certo, ma diritto,
puntuale. Siamo su un treno (non l’abbiamo deciso noi), non sappiamo quando si
fermera’ e nemmeno dove, ma siamo sicuri che, da qualche parte, in qualche
tempo, arrivera’ e noi “attendiamo”. Noi siamo fatti di attesa. E’ come una
fame: il neonato non sa cosa vuole, non ha mai visto il seno della madre, ma
“attende” il latte. Poi, quando se la fa addosso, attende che qualcuno lo lavi.
Non teorizza un mondo piu’ pulito: gli brucia il culo. L’intuizione mi ha
colpito in un caldo pomeriggio d’agosto, ma era una vita che i miei compagni -
don Julian e don Michele in particolare - mi ripetevano che “la realta’ e’ positiva”. E molti altri
amici, nel loro affronto di una vita non sempre facile, me lo testimoniano
alzandosi ogni giorno e percorrendo, mai domi, le vie di questo mondo.
TDL perche’, nonostante tutto, le borse
mondiali stanno chiudendo l’anno in positivo (Tokio + 23%!), e che la Professoressa Fornero
mi mandera’ in pensione in data da definire. Ha fatto bene, forte e pieno di
vita come sono… posso ancora spaccare il mondo in 4!
venerdì 21 dicembre 2012
Natale 2012 - La realta'
Santo
Natale 2012
La realta’
e’ positiva perche’ e’ il disegno salvifico di Dio. Sempre. E’ positiva – lo
scrivo con la mano e il cuore che tremano – anche nella spaventosa violenza e
sopraffazione della storia, anche nelle distruzioni di civilta’, anche nel
gulag. Nei campi di concentramento, oltre il circolo polare artico, a 50 sotto
zero, i cristiani riconoscevano: i nostri cari sono lontani, ma Cristo e’
vicino.
La Via del
Romanico: Settimo Vittone (TO) Chiesa e Battistero di San Lorenzo (secolo IX)
Noi, figli
di una cultura illuminista, facciamo enorme fatica a riconoscere la positivita’
del reale: lo vedo, per primo, su di me. Per fortuna ci e’ stato dato un grande Papa.
Benedetto XVI - Reichstag di Berlino, 22
settembre 2011. “La ragione positivista non è in grado di percepire qualcosa al
di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza
finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più
ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio… Bisogna tornare a spalancare
le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra
ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.”
Vogliamo credere che quanto ci serve
possiamo darcelo da soli e… soffochiamo. Alla fine diventiamo violenti e
nichilisti e nessuna cosa, nessun rapporto, nessun panorama ci fa contenti. Dio
ci e’ venuto incontro, anche dentro la cultura positivista, ci verra’ incontro
anche fra un milione di secoli se il cosmo durera’ tanto. Ci e’ venuto
incontro con una forma che possiamo capire e conoscere: si chiama Natale.
Buon Natale da Annamaria, Costante, Valeria, Matteo e Yulia (che si sposa il 26 gennaio 2013 a Rechitza in Bielorussia)
giovedì 23 agosto 2012
Servire il popolo
APPELLO novembre 2005 - Se ci fosse una
educazione del popolo tutti starebbero meglio
L’Italia è attraversata da una grande emergenza. Non è innanzitutto quella politica e neppure quella economica - a cui tutti, dalla destra alla sinistra, legano la possibilità di “ripresa” del Paese -, ma qualcosa da cui dipendono anche la politica e l’economia. Si chiama “educazione”. Riguarda ciascuno di noi, ad ogni età, perché attraverso l’educazione si costruisce la persona, e quindi la società. Non è solo un problema di istruzione o di avviamento al lavoro. Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli.
Per anni dai nuovi pulpiti - scuole e università, giornali e televisioni - si è predicato che la libertà è
assenza di legami e di storia, che si può diventare grandi senza appartenere a niente e a nessuno,
seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere. È diventato normale pensare che tutto è uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale. Si vive come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità di cui è fatto il cuore dell’uomo fosse destinato a rimanere senza risposta. È stata negata la realtà, la speranza di un significato positivo della vita, e per questo rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare come sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere.
Paruzzaro (NO) Chiesa S. Marcello abside
Ma la loro noia è figlia della nostra, la loro incertezza
è figlia di una cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni e i
luoghi stessi dell’educazione: la famiglia, la scuola, la Chiesa. Educare, cioè introdurre alla realtà e al suo significato,
mettendo a frutto il patrimonio che viene dalla nostra tradizione culturale, è
possibile e necessario, ed è una responsabilità di tutti. Occorrono maestri, e ce ne sono, che consegnino questa
tradizione alla libertà dei ragazzi, che li accompagnino in una verifica piena di ragioni, che
insegnino loro a stimare ed amare se stessi e le cose.
Perché l’educazione comporta un rischio ed è sempre un
rapporto tra due libertà.
È
la strada sintetizzata in un libro cruciale, nato dall’intelligenza e dall’esperienza
educativa di don Luigi Giussani: Il rischio educativo.
Tutti parlano di capitale umano e di educazione, ci sembra fondamentale farlo a
partire da una risposta concreta, praticata, possibile, viva.
Non è solo una questione di scuola o di addetti ai lavori:
lanciamo un appello a tutti, a chiunque abbia a cuore il bene del nostro
popolo.
Ne va del nostro futuro.
sabato 14 luglio 2012
La Via Francigena - da Arnad a Piacenza
Sapevo che prima o poi mi toccava. Una strada cosi' importante, che passa a 20 km da casa, non la posso ignorare, non per troppo tempo. A dir la verita' ne avevo fatti alcuni pezzi nella primavera 2011: da Arnad (AO) a Cavaglia' (BI) tutto bene; da Cavaglia' a Santhia' (quasi) tutto bene; da Santhia' a Vercelli tappa terribile, percorsa in periodo di disgelo, con segnaletica contraddittoria. Mi ritrovavo in qualche risaia, con la palta fino a meta' ruota, senza sapere come mettere i piedi per terra. Per terminare il percorso, che sulla statale puo' durare un'ora o poco piu', sono stato in giro 2 giorni! Comunque avevo archiviato la tappa.
Non ho niente da ridire agli ideatori e ai tracciatori delle tratte della Francigena: per evitare le strade con traffico pazzesco se ne sono inventate di tutti i colori. A volte pero' lo sperduto pellegrino, per saltare 200 m di stradone, si ciappa 1.000 m di risaia fangosa! Adesso (luglio 2012) che sono in vacanza, il disgelo e' strafinito, la palta cementata, si puo' ripartire. CHI ME L'HA FATTO FARE! E' la frase che piu' mi sono ripetuto in questi 3 giorni. Il "Cammino" e' fatto per i marciatori. La bicicletta e' benvenuta ma non adattissima al percorso, almeno quella da strada. Ci sono passaggi larghi meno di un metro, come questo:

Non ho niente da ridire agli ideatori e ai tracciatori delle tratte della Francigena: per evitare le strade con traffico pazzesco se ne sono inventate di tutti i colori. A volte pero' lo sperduto pellegrino, per saltare 200 m di stradone, si ciappa 1.000 m di risaia fangosa! Adesso (luglio 2012) che sono in vacanza, il disgelo e' strafinito, la palta cementata, si puo' ripartire. CHI ME L'HA FATTO FARE! E' la frase che piu' mi sono ripetuto in questi 3 giorni. Il "Cammino" e' fatto per i marciatori. La bicicletta e' benvenuta ma non adattissima al percorso, almeno quella da strada. Ci sono passaggi larghi meno di un metro, come questo:

Palestro (PV)
Bisogna scendere e studiare. Intanto che vi fermate per vedere dove meglio passare, per bere, per sistemare la sacca, per asciugare il sudore, venite attaccati dalle zanzare e dai tafani, soprattutto se il vostro riposino tentate di farlo all'ombra: in questi giorni, al sole, ci sono 50 °C! Cosi' non potete mai smettere di pedalare... sino al paese successivo. Ma c'e' un problema. Sempre per evitare il traffico, i paesi sono toccati solo tangenzialmente, a volte visti piuttosto di lontano. Cosi', se siete ligi al percorso, visto che avete deciso di farlo nel mese piu' caldo dell'anno (vecchi pirla), dovete pedalare, pedalare, pedalare. Ma questa e' la nostra vera vocazione. Si possono pero' prendere iniziative personali: fregarsene della segnaletica - a tratti amorevolmente curata, a tratti dimenticata - e interpretare la tappa come meglio si crede. Io ho fatto 60 e 40. Mattino, bello fresco, ho seguito le indicazioni. Pomeriggio, sporco, puzzolente con i polsi a pezzi, ho fatto da me. E sono andato mica male. Evidentemente da caldo e zanzare non sono riuscito a salvarmi, pero' ho visto posti e ho fatto strada: da Vercelli a Piacenza in 2 giorni e mezzo (sono circa 180 km, 75% su strade bianche).
Le strade piu' godibili (scorrevoli e con poco traffico), come al solito, sono gli argini dei fiumi, come questo sul Ticino:
Le 2 notti che ho passato fuori sono stato fortunatissimo. La prima sera sono arrivato nell'albergo di fronte al Santuario delle Bozzole di Garlasco (Hotel Margherita). I giovani gestori, marito e moglie, si sono amorevolmente presi cura di me. Abbiamo partecipato insieme alla S. Messa serale (ore 21) in Santuario. La seconda notte e' stata piu' avventurosa. Arrivo a Chignolo Po (PV), chiedo alla fioraia se in paese c'e' ospitalita'; mi indica un minimarket "...chieda di Mimmo". Mimmo, da qualche tempo, ha ristrutturato una vecchia ed elegante casetta e ne ha ricavato alcune camere e un appartamento. Quindi il posto c'e' ma il mio arrivo inaspettato mette scompiglio. Mimmo non si perde d'animo (io un po' si, morivo dalla voglia di fare la doccia), brinca il telefono e chiama Elisabetta. Questa arriva subito in bicicletta, mi dice di seguirla, in un battibaleno arriviamo alla casa. Elisabetta, robusta, simpatica, sveltissima casalinga rumena, mi spedisce a fare la doccia, lei si dedica alla stanza e annessi. Mimmo lascia per un po' il minimarket e ci raggiunge con i prodotti per la colazione che stipa nel frigorifero. Alla fine, dopo esserci reciprocamente scambiati i numeri del telefono (non si sa mai...), mi lasciano solo, non prima di aver coinvolto un terzo signore perche' le televisioni - nell'appartamento ce n'erano 2 -, non funzionavano. Finestre aperte per fare corrente, tende leggere che si muovevano dolcemente secondo la brezza, letto matrimoniale antico con lenzuola profumate: chi se ne frega della tele? Grazie a Voi ospiti, prima sconosciuti, oggi amici.
Le strade piu' "normali" della Francigena sono cosi':
Le strade piu' godibili (scorrevoli e con poco traffico), come al solito, sono gli argini dei fiumi, come questo sul Ticino:
Carbonara al Ticino (PV)
Le 2 notti che ho passato fuori sono stato fortunatissimo. La prima sera sono arrivato nell'albergo di fronte al Santuario delle Bozzole di Garlasco (Hotel Margherita). I giovani gestori, marito e moglie, si sono amorevolmente presi cura di me. Abbiamo partecipato insieme alla S. Messa serale (ore 21) in Santuario. La seconda notte e' stata piu' avventurosa. Arrivo a Chignolo Po (PV), chiedo alla fioraia se in paese c'e' ospitalita'; mi indica un minimarket "...chieda di Mimmo". Mimmo, da qualche tempo, ha ristrutturato una vecchia ed elegante casetta e ne ha ricavato alcune camere e un appartamento. Quindi il posto c'e' ma il mio arrivo inaspettato mette scompiglio. Mimmo non si perde d'animo (io un po' si, morivo dalla voglia di fare la doccia), brinca il telefono e chiama Elisabetta. Questa arriva subito in bicicletta, mi dice di seguirla, in un battibaleno arriviamo alla casa. Elisabetta, robusta, simpatica, sveltissima casalinga rumena, mi spedisce a fare la doccia, lei si dedica alla stanza e annessi. Mimmo lascia per un po' il minimarket e ci raggiunge con i prodotti per la colazione che stipa nel frigorifero. Alla fine, dopo esserci reciprocamente scambiati i numeri del telefono (non si sa mai...), mi lasciano solo, non prima di aver coinvolto un terzo signore perche' le televisioni - nell'appartamento ce n'erano 2 -, non funzionavano. Finestre aperte per fare corrente, tende leggere che si muovevano dolcemente secondo la brezza, letto matrimoniale antico con lenzuola profumate: chi se ne frega della tele? Grazie a Voi ospiti, prima sconosciuti, oggi amici.
Le strade piu' "normali" della Francigena sono cosi':
S. Cristina (PV)
In questi giorni ho fatto anche delle osservazioni scientifiche (forse non troppo geniali). Se e' possibile e' meglio viaggiare all'ombra (La Palisse si sta rivoltando nella tomba dal gran ghignare), zanzare permettendo. Se vi tocca pedalare al sole (95% dell'attuale tratta) i tragitti piu' terribili sono quelli dove, a destra e sinistra, trovate coltivazioni di mais alte 2,5/3 m: manca il respiro e la polvere vi impana. I passaggi migliori prevedono, destra/sinistra, la risaia. La spiegazione e' questa. Nella risaia c'e' l'acqua; l'acqua evapora, passa cioe' da uno stato a minor energia (liquido) a uno a maggior energia (vapore). L'energia che occorre l'acqua la prende dall'ambiente, c'e' quindi una diminuzione di temperatura e un richiamo d'aria che vi accarezza dolcemente. L'ho detto male, un fisico o un meteorologo l'avrebbero spiegato meglio, ma e' cosi'. Credetemi.
Quando si arriva in citta' (Vercelli, Mortara, Pavia) dimenticatevi la segnaletica: non c'e' o non si vede. Dovete fare da voi e portarvi dove, presumibilmente, la Francigena riparte: non ho avuto grossi problemi. A Pavia ho cercato la Chiesa di San Pietro in Ciel d'Oro per pregare sulla tomba di San'Agostino. Non e' nemmeno fuori strada. La chiesa e' questa:
San Pietro in Ciel d'Oro (PV) Tomba di Sant'Agostino
CHI ME L'HA FATTO FARE... Adesso pero' che sono fermo da 2 giorni, ho dimenticato il caldo e le zanzare, le arrabbiature perche' la segnaletica mi portava lontano dai centri abitati (come Orio Litta) e il male ai polsi per il troppo strerrato, l'indole pellegrina mi farebbe ripartire. Vedremo a settembre. Ah, mi dimenticavo! C'e' una buona notizia, almeno dal punto di vista naturalistico: sono tornati i pista-pistun (libellula, dragonfly...) erano anni che non ne vedevo tanti, quasi come ai tempi in cui ero ragazzo 45/50 anni fa. Quelli della Francigena sono piu' verde-azzurro, quelle della gioventu' piu' giallo-arancio, comunque...
giovedì 5 luglio 2012
Riscatto antropologico: La "Stoltezza"
Il 4 luglio 2012 ho visitato la Cappella degli Scrovegni a Padova. Gli
affreschi sono di Giotto e sono stati eseguiti nei primi anni del 1300. La
serie dei “Vizi” decora la fascia inferiore della parete sinistra. Il “vizio”
qui rappresentato e’ la “Stoltezza”. Sono rimasto molto colpito perche’
immediatamente l’ho identificato come uno dei partecipanti al Gay Pride.
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