venerdì 13 marzo 2020

La nebbia e 'l paru


Oggi, fermo per covid19, sono andato a fare un mestiere nel bosco. Alla fine uno scarpone è finito nella palta profonda e ho tribulato a schiodarlo per tornare a casa. Questa mini avventura mi ha fatto tornare alla mente una storia capitata molti anni fa.


La BAITA è della Parrocchia di Pollone. Quota 1.800 metri. Una casa imponente. Grande cucina con cantina scavata nella pietra, una sala da pranzo e, al primo piano, gabinetti, docce e diverse stanze con i letti a castello. Lunghi balconi su due piani. Nella ex stalla seminterrata, qualche gioco: solo per quando c’è brutto tempo. 

Noi ragazzi non vedevamo l’ora di andarci per due/tre settimane d’estate e una (da S Stefano al 2 gennaio) in inverno. Era l’oggetto dei nostri desideri: lontano da genitori, vicino alle fidanzate e alle avventure (lecite) di tutti i tipi: camminate, mangiate, bevute, sciate in pista e no, bagni negli abbeveratoi, falò, canti a scuarciagola... Se si esagerava con il cibo o il bicchiere, era pronto il “buurun”  (acqua, limone, erbe di montagna) della Clorinda, la cuoca friulana del gruppo. Il Parroco (vecchio caro don Mario) sempre in affanno…

La baita di Pollone - Magneaz Ayas (AO)

Magneaz - Ayas (AO), almeno 45 anni fa: 1° gennaio. Gente assonnata dopo i festeggiamenti di Capodanno. Neve abbondante e bellissima. Nessuno con voglia di sciare. Vado da solo a fare una girata. Sci in spalla faccio i 3 km che dividono da Antagnod: villaggio, famoso a quei tempi, perché ci andava in vacanza il Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat. 

Arrivo agli impianti. Compero una sola salita (allora si poteva) al “Miniera”, la pista più alta del mini comprensorio sciistico. Gambe un po’ tremanti dopo la festa. Tempo nuvoloso e qualche fiocco di neve. Visuale scarsa.  Nessuna voglia di tornare a piedi... Le piste battute scendono a destra. Decido una roba mai studiata prima: la prendo fuori pista, verso sinistra, in diagonale, e vedo di tornare a Magneaz CON GLI SCI AI PIEDI! Ero contentissimo di me. Conoscevo i luoghi come le tasche ed ero certo che non c’erano pericoli: larici, pascoli, nessun dirupo. 

Trecento metri nella neve fresca e PORCACCIA sale la nebbia! Spessa. Mi faccio guardingo per non sbattere il muso contro qualche ostacolo e per non abbracciare una pianta... Tengo l’angolo di discesa che ritenevo giusto, però… senza vedere gnente… A un certo punto scivola, verso valle, un ombra: un alpeggio. Bene! Se guardo la facciata lo riconosco e… capisco dove sono. Così, sempre accorto, gli arrivo davanti. Stavo scrutando il fronte quando capisco che qualcosa non funziona: stavo affondando! Sabbie mobili?
  

Nelle Alpi occidentali nella stalla dal’alpeggio non c’è lettiera (paglia, segatura o foglie secche), quasi sempre però c’è molta acqua, così, alla mattina, le stalle si lavano con un forte getto. Acqua, cacca e pipi dei bovini (una miscela deliziosa…) vengono raccolti in una vasca – generalmente profonda un metro o poco più – davanti all’alpeggio. Quando è piena si svuota nel pascolo sotto al fabbricato… La vasca, nella lingua del mio paese, è ‘L PARU… (in patois di Ayas, non so). Forse il malgaro, prima di scendere a valle, non aveva avuto tempo di svuotare tutto comme il faut…


Capito? Ero dentro, con scarponi e sci lunghi 2,05 m: allora si usava così… Mi prende una certa agitazione, non perché avessi paura di inabissarmi come, spaventosamente, Victor Hugo descrive le sabbie mobili delle fogne di Parigi (cfr. I Miserabili), ma chi, e quando, sarebbe venuto a tirarmi fuori? I miei compagni non sapevano nemmeno dov’ero… E se, anche dopo ore, fosse arrivato il Soccorso Alpino, che figura avrei fatto stampato nella merda? Il mio amor proprio era a terra…


Non chiedete come ho fatto, a un certo punto ero disposto a togliere gli scarponi e lasciarli lì con gli sci attaccati e tornare a casa solo con le calze e un brutto odore. Invece no. Con uno sforzo sovrumano sono uscito. Poco per volta gli sci hanno ripreso a scorrere, la nebbia si è alzata e mi sono voltato ad ammirare 100 metri di tracce… marroni…


Poi le cose hanno cominciato a funzionare “molto bene”…






sabato 22 febbraio 2020

Tombe dimenticate


"Il bene crescente del mondo é parzialmente dipendente da atti ignorati dalla storia; e se le cose non vanno così male per te e per me come avrebbe potuto essere, si deve in parte al numero di persone che vissero fedelmente una vita nascosta e riposano in tombe dimenticate" 

George Eliot (Mary Anne Evans) Middlemarch 1871

Talonno di Invorio (NO)

giovedì 6 febbraio 2020

Ogni grande rivoluzione


Ogni grande rivoluzione umana ha avuto come ideale supremo l'universalità: fare di tutta l'umanità una cosa sola. Ed anche l'ideale supremo di ogni grande filosofia è stato quello dell'unità
tra tutti gli uomini; un'unità in cui ognuno sia se stesso e nello stesso tempo una cosa sola con gli
altri. Ma nessuna filosofia l'ha mai potuto immaginare in modo preciso e nessuna rivoluzione l'ha mai potuto attuare: alla fine, la disperazione distrugge l'ideale rivoluzionario perché esso risulta
impossibile da raggiungere… 

Luigi Giussani - Generare tracce nella storia del mondo. Milano, Rizzoli 1998 - pag. 48


Eh, già...
 


mercoledì 25 dicembre 2019

Non si può fare senza...

S. Natale 2019

Caro socio, 1

ho scritto a Gesù Bambino la lettera di Natale. Ci ho pensato a lungo perchè non volevo fare un elenco di roba che poi non userò. Ho soppesato tutto e alla fine ho deciso. Per essere veri country boys del Nord-Ovest una cosa non può mancare, salvo evidentemente una ventina di vacche e vitelli, scarponi suola Vibram, un paio di motoseghe, un Winchester: una segheria ultraleggera e portatile, per ricavare tavole di legno direttamente nel bosco. Se ne può fare a meno nel nostro avventuroso mestiere?

Resigat pollonesi inizio '900 da "Pollone ricorda" - Lineadaria Editore 2008
Niente di troppo vistoso né iper tecnologico, ma più attuale del sistema fotografato sopra: clicca sulla foto per vedere meglio, ci ho messo 15 giorni per trovarla... Un telaio cui attaccare una motosega di potenza, con barra adatta al taglio longitudinale e un binario di robusto, scintillante e leggero alluminio... Il tutto caricabile, senza problemi, sull'auto di tua mamma che potrebbe darci una mano in questa nuova, grande, impresa. Per farti un'idea, puoi vedere qui. C'è un video istruttivo...


Vedo già i tuoi occhietti brillare: vero che sei indiscutibilmente d'accordo con me? Vero che ti stai chiedendo come mai una roba così geniale non è venuta in mente prima a te? Vero che immagini già la quercia del tuo giardino scomposta in tavole e tavole, morbide al tatto (dopo piallatura), dalle venature curvy e nodi ammiccanti? Ti conosco TROPPO BENE...

Visto che Gesù Bambino non potrà non avvallare la scelta e visto che il 2019 mi ha visto buono da far schifo, credo che la cosa sia fatta. Come dici? Se te la impresterò? Ma certamente: io porto la meccanica, tu procura il materiale vegetale!

Salutami tua sorella. A proposito, come se la cava nella guida del trattore con verricello? E nella doma dei vitelli di 2 quintali?

Ti auguro un grande Natale e un 2020 sperricolato.

Tuo kostik
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1 Ho conosciuto il mio nuovo socio questa estate scendendo dal Rifugio Bertone a Courmayeur. Ha un sesto senso per i sentieri, se ascoltava me ci saremmo persi almeno 2 volte. Passeggiando abbiamo scoperto di avere molte cose in comune, in particolare uno sconfinato amore per la vita rurale e l'outdoor. Arrivati in fondo, per suggellare il nostro nuovo sodalizio, abbiamo, di gusto, brindato con Lemonsoda alla merenda che il nostro hotel offriva a chi ritornava dalla gita in montagna. Il mio nuovo socio ha 7 anni.

domenica 15 dicembre 2019

All'orizzonte... il monte


Un posto di campagna tra Ronsecco e Bianzè (VC)

Vista sulle Alpi Biellesi - 
 la bicicletta c'è (sempre), ma non si vede...

sabato 7 dicembre 2019

Inverno in Valchiusella


Fondo di Traversella (TO)

I due abitanti stabili invernali non vedono il sole per 50 giorni. Spesso sono isolati dalle valanghe o dalla neve sulla strada. Non si lamentano. Mi hanno offerto un'aranciata presa dal frigo. Per fortuna, altrimenti occorreva sgelarla! 

foto panoramiche: cliccare sopra per ingrandire!


martedì 19 novembre 2019

Along the Jordan river – Terrasanta 11-15 novembre 2019



11 novembre 2019

Pollone (BI). Sveglia alle 3,30. Recuperati Maria e Edo. Parcheggio in Seminario. Passeggiatina fino al Bersagliere. Pullman verde con Vescovo e don Massimo. Trasferimento a Malpensa. Si fanno le prime conoscenze... leggi tutto...

sabato 26 ottobre 2019

El temp...



El temp e 'l cu, fa quel che vol lu!

Antica saggezza pre (e post) global warming...

domenica 20 ottobre 2019

L'anima di ogni riforma


Santa Maria di Luzzara - Gozzano (NO)

Concludemmo che c'era un modo per cambiare tutto il mondo, ed era cambiare noi stessi. Fissammo un principio fondamentale, e cioè che l'anima di ogni riforma è la riforma di ogni singola anima.
Stabilimmo che Dio ci aveva posti in questo minuscolo punto dell'universo che si chiama casa (Fontaine les Dijon), con l'unico fine di rendere questo puntino bello ai suoi sguardi infiniti”

Il padre di San Bernardo di Chiaravalle, attorno al 1100, parlando del suo matrimonio.

Leggi anche:  Bene scripsisti de me, Thoma

martedì 17 settembre 2019

Sublimato di cuore

Il mio cuore non è più "di pietra" ma non è ancora sublimato in cuore "di carne". Credo sia nella fase "scarpa rotta con suola di colore diverso dalla tomaia".
foto e scarpa dell'autore

sabato 27 luglio 2019

Il Segantini dello smartphone


Cara Claudia,


ti svelo una cosa, tuo marito vuole portarti in un posto dove fiorisce la nigritella (Nigritella nigra L.): bontà e sensibilità da vecchio botanico… Ci sono strapiombi di 500 metri e catene alle quali appendere l’unica vita che abbiamo... Bisogna dormire nel rifugio alpino, obbligatoriamente  nel sacco-letto: io sembravo un orso avvolto nel domopack;  al secondo piano (di tre) di un letto a castello: assomigliavo a una larva di imenottero… Se ci si vuole lavare non c’è la porta nella doccia (tanto in montagna siamo tutti fratelli e sorelle…) e bisogna usare l’acqua di sorgente (5 °C) o, in alternativa, pagare un extra. Totale assenza di bidet! Lui - il marito - dice “come in Francia”, anche se mi pare una generalizzazione eccessiva.

Alpe Veglia - Comune di Varzo (VB)

In effetti arrivare all’Alpe Veglia – parco naturale nei pressi del Passo del Sempione (VB), metri 1.750 s.l.m.  – non è difficile. C’è una strada carrozzabile, lastricata nelle curve, di pietre e polvere nei rettilinei, che si inerpica a sfiorare pareti verticali con vista sulle marmitte glaciali, piene di acqua verdissima: però è meglio non distrarsi… La pista è utilizzabile solo dagli autorizzati, con auto 4 x 4 e patentino “speciale montagna”. Noi l’abbiamo percorsa a piedi: 2 ore di sudore e salute dalla frazione San Domenico di Varzo (penultimo paese prima del confine svizzero). Ci vanno su anche le numerose mandrie bovine che alpeggiano là. 

Leggi anche: Il Mistero e il ghiacciaio


In cima a questa pista si apre una immensa conca ondulata ricca di acque, larici, pascoli, casette per alpigiani e turisti riunite in pittoreschi villaggetti, bovine senza ricovero che vengono munte con artigianali cantieri mobili,  una chiesetta, due alberghi e un rifugio, quello che ha prenotato tuo marito: mezza pensione con opzione “pranzo” e panini per il giorno dopo. Il tutto circondato da montagne altissime e grigie. Tra queste spicca, come una pinna di squalo, il Monte Leone, 3.554 metri di roccia scura: la più alta delle Alpi Lepontine! Attenzione: il marito si è molto informato sulla sua ascesa…


Quindi niente di veramente difficile, ma la nigritella, sul piano, non c’è. Occorre fare il “sentiero dei fiori”. Dopo aver passato la notte in rifugio [passare la notte non significa necessariamente dormire…], bisogna calzare zaino e scarponi e dirigersi verso l’Alpe Ciamporino, se non si ha paura di precipizi e dirupi e se si hanno mani forti per tenersi alle catene: qualcosa mi dice (magari sbaglio) che Tu, a questo punto, non possa emozionarti alla delicata fioritura della vegetazione  alpina…


Il mio consiglio è di mandarci il marito con la macchina fotografica e di aspettarlo all’Alpe, controllando prima, con attenzione, l’adesione della suola alla tomaia dello scarpone: mi ha detto, riservatamente, di averne perse due nell’ultimo periodo... Nell’attesa potresti andare a vedere la mungitura. Ti auguro di essere fortunata come me: non sono il Segantini dello smartphone?


Tuo.

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