11 novembre 2019
Ci sono più cose tra Dora e Adda, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia...
martedì 19 novembre 2019
Along the Jordan river – Terrasanta 11-15 novembre 2019
11 novembre 2019
sabato 26 ottobre 2019
domenica 20 ottobre 2019
L'anima di ogni riforma
![]() |
| Santa Maria di Luzzara - Gozzano (NO) |
“Concludemmo
che c'era un modo per cambiare tutto il mondo, ed era cambiare noi
stessi. Fissammo un principio fondamentale, e cioè che l'anima di
ogni riforma è la riforma di ogni singola anima.
Stabilimmo
che Dio ci aveva posti in questo minuscolo punto dell'universo che si
chiama casa (Fontaine les Dijon), con l'unico fine di rendere questo
puntino bello ai suoi sguardi infiniti”
Il
padre di San Bernardo di Chiaravalle, attorno al 1100, parlando del
suo matrimonio.
Leggi anche: Bene scripsisti de me, Thoma
Leggi anche: Bene scripsisti de me, Thoma
martedì 17 settembre 2019
Sublimato di cuore
sabato 27 luglio 2019
Il Segantini dello smartphone
Cara Claudia,
ti svelo una cosa, tuo marito
vuole portarti in un posto dove fiorisce la nigritella (Nigritella nigra L.):
bontà e sensibilità da vecchio botanico… Ci sono strapiombi di 500 metri e
catene alle quali appendere l’unica vita che abbiamo... Bisogna dormire nel rifugio alpino, obbligatoriamente nel sacco-letto: io sembravo un orso avvolto
nel domopack; al secondo piano (di tre)
di un letto a castello: assomigliavo a una larva di imenottero… Se ci
si vuole lavare non c’è la porta nella doccia (tanto in montagna siamo tutti
fratelli e sorelle…) e bisogna usare l’acqua di sorgente (5 °C) o, in
alternativa, pagare un extra. Totale assenza di bidet! Lui - il marito - dice “come in
Francia”, anche se mi pare una generalizzazione eccessiva.
![]() |
| Alpe Veglia - Comune di Varzo (VB) |
In effetti
arrivare all’Alpe Veglia – parco naturale nei pressi del Passo del Sempione
(VB), metri 1.750 s.l.m. – non è
difficile. C’è una strada carrozzabile, lastricata nelle curve, di
pietre e polvere nei rettilinei, che si
inerpica a sfiorare pareti verticali con vista sulle marmitte glaciali, piene
di acqua verdissima: però è meglio non distrarsi… La pista è utilizzabile solo dagli
autorizzati, con auto 4 x 4 e patentino “speciale montagna”. Noi l’abbiamo
percorsa a piedi: 2 ore di sudore e salute dalla frazione San Domenico di Varzo
(penultimo paese prima del confine svizzero). Ci vanno su anche le numerose
mandrie bovine che alpeggiano là.
Leggi anche: Il Mistero e il ghiacciaio
Leggi anche: Il Mistero e il ghiacciaio
In cima a
questa pista si apre una immensa conca ondulata ricca di acque, larici, pascoli,
casette per alpigiani e turisti riunite in pittoreschi villaggetti, bovine senza
ricovero che vengono munte con artigianali cantieri mobili, una chiesetta, due alberghi e un rifugio, quello
che ha prenotato tuo marito: mezza pensione con opzione “pranzo” e panini per
il giorno dopo. Il tutto circondato da montagne altissime e grigie. Tra queste spicca,
come una pinna di squalo, il Monte Leone, 3.554 metri di roccia scura: la più
alta delle Alpi Lepontine! Attenzione: il
marito si è molto informato sulla sua ascesa…
Quindi niente
di veramente difficile, ma la nigritella, sul piano, non c’è. Occorre fare il “sentiero
dei fiori”. Dopo aver passato la notte in rifugio [passare la notte non significa necessariamente dormire…], bisogna calzare
zaino e scarponi e dirigersi verso l’Alpe Ciamporino, se non si ha paura di
precipizi e dirupi e se si hanno mani forti per tenersi alle catene: qualcosa
mi dice (magari sbaglio) che Tu, a questo punto, non possa emozionarti alla delicata
fioritura della vegetazione alpina…
Il mio
consiglio è di mandarci il marito con la macchina fotografica e di aspettarlo
all’Alpe, controllando prima, con attenzione, l’adesione della suola alla
tomaia dello scarpone: mi ha detto, riservatamente, di averne perse due nell’ultimo
periodo... Nell’attesa potresti andare a vedere la mungitura. Ti auguro di essere
fortunata come me: non sono il Segantini dello smartphone?
Tuo.
k
giovedì 2 maggio 2019
Pollone, terra di frontiera
Cara Milia (1), Pollone è un paese al
sole, orientato proprio bene. Sta nelle Alpi Biellesi e guarda l’alta pianura
piemontese.
La pioggia che cade nei suoi confini finisce nel torrente Oremo, questo va nell’Elvo. Quindi, orograficamente, siamo in Valle Elvo ma vicinissimi alla Valle Oropa: quella del famoso Santuario.
Però un conto è
l’orografia, un altro la tradizione. Diversi anni fa, per lavoro, giravo in
Trentino accompagnato da un conosciuto e saggio forestale. Questo mi diceva: …Cavalese, Predasso son in Val de
Fieme. Vigo, Canazei in Val de Fasa.
Moena so dee putane: quando va ben son fiamasi, quando mal, fassani… e
viceversa…
E via, senza tanti problemi: erano gente pratica, non legalistica e burocratica come oggi... Con il tempo si sono mescolati alle popolazioni vicine, soprattutto a quelle delle frazioni alte di Biella (Favaro, Cossila...) e Pollone, hanno dimenticato la lingua d’origine e ne hanno imparata un’altra: il patois biellese. Hanno però mantenuto la testa dura e la cura per i prati e i pascoli del posto, come nelle loro alte montagne.
Quindi, secondo me, che non sono nato a Pollone ma ci sono arrivato piccolissimo, che ho sposato una Ramella (pollonese da enne generazioni), che ho sempre abitato nelle zone sud e sud-est del paese e lavorato 35 anni nella Comunità Montana Valle Elvo, Pollone è culturalmente Oropense. Ma è luogo di frontiera, quindi, altri, possono pensarla diversamente...
Leggi anche: Ci vediamo in paradiso
______________________________________________
La pioggia che cade nei suoi confini finisce nel torrente Oremo, questo va nell’Elvo. Quindi, orograficamente, siamo in Valle Elvo ma vicinissimi alla Valle Oropa: quella del famoso Santuario.
![]() |
| Pollone (BI) foto Vittorio Canepa
(ingrandite la foto per vederla al meglio) |
Pollone è un
po’ così. Oggi il cognome più diffuso è Ramella
con una aggiunta per capirsi: Trafighet,
Pralungo, Pezza, Minè… ma 2/300 anni fa non ce n’era nessuno. Sono arrivati
tutti dalla Val d’Oropa. Nel 1600 era spopolata, così i capi di allora ne hanno
pensata una molto astuta. Hanno invitato i Walser della Val Sesia a colonizzare
la Valle.
I Walser sono colonizzatori per antonomasia, li chiamano “le
sentinelle tedesche del Monte Rosa” e hanno una storia strepitosa. Te la
racconterò un’altra volta. Questi tedeschi hanno accettato. I più venivano dal
paese di Rimella (VC) quindi, per tagliare corto, li identificavano con il
luogo di partenza: da Rimella… Ramella.
E via, senza tanti problemi: erano gente pratica, non legalistica e burocratica come oggi... Con il tempo si sono mescolati alle popolazioni vicine, soprattutto a quelle delle frazioni alte di Biella (Favaro, Cossila...) e Pollone, hanno dimenticato la lingua d’origine e ne hanno imparata un’altra: il patois biellese. Hanno però mantenuto la testa dura e la cura per i prati e i pascoli del posto, come nelle loro alte montagne.
Quindi, secondo me, che non sono nato a Pollone ma ci sono arrivato piccolissimo, che ho sposato una Ramella (pollonese da enne generazioni), che ho sempre abitato nelle zone sud e sud-est del paese e lavorato 35 anni nella Comunità Montana Valle Elvo, Pollone è culturalmente Oropense. Ma è luogo di frontiera, quindi, altri, possono pensarla diversamente...
Leggi anche: Ci vediamo in paradiso
______________________________________________
mercoledì 27 febbraio 2019
Nonno Tony, passione rodeo
Al
momento dell'incidente aveva un tasso alcolemico appena sopra la soglia legale:
nessuno mai l'ha visto ubriaco. Non aveva la cintura: non l'ha mai messa...
odiava gli obblighi statali e una grossa pancia lo ingombrava. .. Gli sono
scoppiati gli airbag. Ha rotto 2 o 3 costole, un polso, il setto nasale e aveva
diverse emorragie addominali.
È
arrivato al Pronto soccorso, é stato preso in cura dalla Maria Lucia -
anestesista sua vicina di casa - che lo conosceva benissimo. È stato ricoverato
in Rianimazione e pareva stare "bene". Lunedì pomeriggio il medico
del reparto (che conosciamo) ci ha detto di non illuderci troppo. Era
preoccupato per la somma interminabile di patologie da cui era affetto. In
serata, per la seconda volta della sua vita avventurosa, gli hanno impartito il
Sacramento degli infermi (avrebbero dovuto essere 10...). Nella notte, curato
da un altro giovane medico pollonese, ha avuto un peggioramento. È stato
intubato e, per complicazioni cardiache, è tornato al suo posto presso il
Padre.
Non
si sa quando ci saranno le liturgie funebri: per via dell'incidente deciderà il magistrato se dovrà avere una autopsia. Sarà la prima e
ultima volta che un funzionario statale deciderà per lui... Era leggermente
fuori tempo e luogo, era un uomo di frontiera. Il suo posto d'elezione avrebbe
potuto essere il Wyoming del 19mo secolo... Non ha mai sentito parlare del
First Amendment della Costituzione Americana (all'ingrosso: prima viene la
Persona e la sua Libertà, lo Stato viene dopo) ma lo incarnava. Nessuno mai gli
ha impartito un ordine, salvo sua figlia.
Avrà
allevato 10.000 vacche e passato 1.000 giorni al Pronto soccorso. La Medicina
d'urgenza gli deve un mucchio di vivente esperienza... Fino a 3-4 anni fa é sempre stato mite e
gentile, poi le 100 malattie lo hanno un leggermente incattivito... I suoi
cani, oggi, non hanno mai abbaiato...
Leggi anche: Il Destino senza buonsenso
Leggi anche: Il Destino senza buonsenso
giovedì 24 gennaio 2019
Miele Pratibei a Tokyo
Leggi anche: Le lasagne di Gesù
sabato 12 gennaio 2019
Ignoranti ed empi
Viviamo in tempi di confusione terribile, in cui s’ignora
quel che bisogna sapere e si sa quel che bisogna ignorare, si è ignoranti ed
empi...
La Madre
superiora del Convento del Petit Picpus è a colloquio con M. Fauchelevent, il
giardiniere, che le suore chiamavano Papà Fauvent. In gran segreto la donna
confida all’operaio che quella mattina era morta una vecchia e santa suora:
madre Crocefissione… Il “consiglio” delle suore anziane aveva decretato che
avrebbe dovuta essere sepolta sotto l’altare della cappella, ma le leggi
napoleoniche lo vietavano… ...leggi tutto nella traduzione italiana de "I Miserabili"
Questo pezzo mi ha sempre colpito per il “crescendo” del monologo e per la lapidarietà del giudizio finale. Lo leggevo sempre riferito “ad altri”, per esempio ai politici. In ultimo ho iniziato a riferirlo a me perché: "chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere..."
Questo pezzo mi ha sempre colpito per il “crescendo” del monologo e per la lapidarietà del giudizio finale. Lo leggevo sempre riferito “ad altri”, per esempio ai politici. In ultimo ho iniziato a riferirlo a me perché: "chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere..."
martedì 25 dicembre 2018
S. Natale 2018 - La drammaticità
Dal punto di
vista teorico il Cristianesimo non è una roba difficile. Viene un bimbo piccolissimo, il figlio di Dio,
quello che ha fatto tutte le cose, quelle visibili e quelle invisibili, e ci invita a passare dall’autosufficienza
alla dipendenza. Dalla affermazione di sé, alla dipendenza da un Altro. A
superare la frattura tra le proprie misere angustie e aprirsi alla Realtà tutta
intera: non continuare a misurare la propria stanza ma “spalancare la finestra”.
![]() |
| Santuario Madonna di Campra - Graglia (BI) |
La
drammaticità è esistenziale. Se c’è un ferro che piega a destra e lo vogliamo
raddrizzare, lo si surriscalda e lo si batte, fino a dargli la forma che
vogliamo. Invece, se un giunco verde è stato piegato in un certo modo, ed è
rimasto così per un anno o dieci, occorre fare una fatica tremenda per dargli
un’altra forma. Noi “umani” siamo giunco e non metallo. I Santi e l’uomo
distratto (o dimentico) vivono la stessa drammaticità esistenziale. Di aiuto c’è
la Grazia e l’ascesi che si scoprono nella Chiesa: Mater et magistra.
mercoledì 12 dicembre 2018
G.K.Chesterton: «Così abbiamo tradito il Natale»
da “Illustrated London News”, 23 dicembre 1933
domenica 2 dicembre 2018
Paradoxa
In un certo senso il cristianesimo suscita, piuttosto che
risolvere, il problema della sofferenza, perché essa non sarebbe un problema
se, insieme alla nostra esperienza giornaliera di questo mondo di sofferenza,
non avessimo acquistato quella che crediamo una ragionevole fiducia che la realtà,
in ultima analisi sia giusta e buona.
C.S. Lewis, Il
problema della sofferenza
![]() |
| Rimella Val Sesia (VC) Santuario Madonna del Rumore - tra il torrente Enderwasser e Landwasser (di qui il nome) |
La vita come novità, si sperimenta molto più nell’accadimento
di qualcosa che si attende che non nella differenza come tale di un presente da
un passato. Essa risiede anche culturalmente nella scoperta di una
corrispondenza, che è possibile solo se vi è un “prima” di speranza, di
desiderio, di attesa, di esigenza. Allora la novità è adempimento di quella
speranza, soddisfazione di quel desiderio, risposta a quella attesa. Essa, per
il cristiano, non è nel cambiamento come tale, ma nel mutamento che interviene
applicando quel principio unitario di inclusività per cui l’intera creazione “è
mistero”.
martedì 20 novembre 2018
Un rubinetto con 3 "e"
Il
nostro rubinetto di cucina, dopo quasi 32 anni di indefesso servizio,
dava segni di stanchezza: negli ultimi tempi ci volevano 5 minuti per
riempire il bollitore del the...
Dopo
qualche tempo di osservazione, la moglie ha deliberato che avrei
dovuto - entro sera - procurare un nuovo rubinetto (!) Abbiamo un
fornitore di fiducia vicino casa. Era lunedì ed era chiuso. Lei però
è stata categorica "se é chiuso, vai alla S..., di
Gaglianico (BI)!! ". Non so
come faccia a sapere di ogni magazzino nel raggio di 15 km...
Mi
presento al negozio e cerco di spiegarmi. Non un rubinetto banale, ma
adatto a un lavabo con 2 vasche, sterzate di 90 gradi, con esteso
parcheggio di stoviglie tra le vasche... monoforo... Capperi, perchè
non ho portato una fotografia che mi avrebbe facilitato la
descrizione... Ma il commesso, abituato alle fantasiose descrizioni
dei clienti imbranati, è tornato con una scatola di dimensioni
modeste ma molto pesante...
L'impressione
è stata che il "gambo" non fosse abbastanza lungo per
versare a destra e a sinistra. L'esperto ha sentenziato che non avrei
dovuto preoccuparmi perché, montato, avrebbe avuto un altro
aspetto... di farlo vedere all'idraulico e, assolutamente, non
sballarlo se avessi dovuto restituirlo. Era “di marca”. Altro,
del genere, non c'era.
Molto
più preoccupato della reazione della moglie che della potenziale
restituzione, pago a prezzo pieno (105 €, come facevo ad avanzare
pretese a una ditta sconosciuta?) quel sinuoso pezzo d'acciaio e
torno a casa compiaciuto di aver eseguito l'ordine. Lo consegno a
madame e, per qualche giorno, mi dimentico della vicenda. Se avevo
bisogno di acqua fredda, andavo a prenderla in lavanderia: scendeva
come nell'abbeveratoio di Magneaz (AO), posto ai piedi del Monte Rosa
dove passavo le vacanze da giovane.
Noi
familiari entriamo in casa dalla cucina. Un sera, sulla soglia, mi
imbatto in una cosa mostruosa e cromata! Subito ho pensato che
qualcuno avesse montato uno scarico di Harley Davidson al posto del
mio ultimo acquisto. Inorridito corro dalla moglie a domandare
pietà. Non mi pareva molto arrabbiata, piuttosto rassegnata... Era
la roba che avevo comprato io? SI! Era alto almeno 60 cm... Nessuno
mi aveva detto che avrebbe raggiunto tali dimensioni... Anche a lei
pareva un tantino fuori misura...
Nei
giorni successivi ero inquieto. C'era qualcosa che mi riportava a una
antica vicenda ma non riuscivo a farmi venire in mente. Poi il
baleno: dlinnasceieie! Una delle poche parole al mondo che si
scrivono con “3 E”. La nostra Yulia (ospite bielorussa di tanti
anni, entrata praticamente a far parte della nostra famiglia, ora
sposata con 2 figli), ci aveva messo del tempo per spiegarmi, spero
di non sbagliare: ДЛИННOШЕЕЕ,
così nell'alfabeto russo. Vuol dire "lungo collo..."
Il
nuovo mostro è lì da qualche settimana, anche lui – come la Yulia
– è entrato a far parte della famiglia, ci è anche simpatico,
dopo i primi giorni di perplessità. Funziona sin troppo, ha la
portata del medio corso del Mississipi. Se lo dimentichiamo aperto
un'ora il gestore dell'acquedotto dovrà far venire i camion con il
serbatoio... come nelle estati siciliane...
mercoledì 31 ottobre 2018
Il Mistero e il ghiacciaio
Siamo a Pollone (BI)
nel settembre del 2004. Corre una notizia che si aspettava da tanto tempo: “Hanno
trovato il Fabrizio! Era là, da 15 anni!”. Restiamo increduli, commossi,
stupiti, arrabbiati, a seconda del temperamento. I genitori erano anni che
battevano il Tirolo del nord, l'Austria, la Germania meridionale per trovare
una traccia che potesse riportare Fabrizio a casa.
Aveva 33 anni nel
1989. Tempo prima aveva avuto un gravissimo incidente in moto, era stato in
coma, poi si era risvegliato quasi senza memoria. L'ha recuperata un po' per
volta, con qualche buco... Gli avevano aggiustato la gamba usando una di quelle
viti speciali per le ossa. Aveva perso il senso del gusto, ma non si lasciava
certo deprimere: “se dici che è buono, ne mangio un altro pezzo...”.
![]() |
| Pollone (BI) Camposanto vecchio |
La specialità, il
vanto, l'eredità della famiglia era uno: lo sci. Suo padre – Gino, classe 1924,
guerra partigiana alle spalle – forse ci va ancora oggi a sciare. Fabrizio e il
fratello entrambi “maestri”. Ma la sola stagione invernale non bastava, la
passione era così forte che, in estate e in autunno, si cercavano i migliori
posti - nei ghiacciai - per correre. Fabrizio aveva una squadra di piccoli che
allenava nella speranza di vederne qualcuno sul podio delle gare regionali o,
chissa, in Nazionale a correre, magari... in tutto il Mondo!
Così, da solo, nel settembre dell'89 prende il camper, la videocamera e parte per un posto che nessuno di noi conosceva: il ghiacciaio dello Stubai, più o meno a metà strada tra il Brennero e Innsbruck. Dopo qualche giorno di lui nessuna notizia, il camper è ancora nel parcheggio della funivia... Molti amici allarmati, capitanati dal Gino, partono per il Tirolo. Nel frattempo il Soccorso alpino locale aveva già iniziato le ricerche. I biellesi, tutti alpinisti esperti, si sommano ai tirolesi e battono il ghiacciaio – per la verità non molto grande – metro quadro a metro quadro. La cosa era diventata ricorrente: circa un mese prima avevano fatto lo stesso per un canadese.
Niente. Lì non c'era. Nemmeno il canadese. Se ci fossero stati dubbi non sarebbero tornati. Ma erano sicurissimi. Me lo confermerà il Gino una volta che stavo curando piante in un posto sperdutissimo. Lui è arrivato con il cane e con il fucile. Mi ha detto: “non per cacciare, non sono concentrato, per fare qualcosa e non pensare sempre a lui... Però nel ghiacciaio non c'è, se no l'avremmo trovato.”
Nei primi anni il Gino non si è mai arreso. Si precipitava qua e là alla minima segnalazione. E' andato persino alle trasmissioni televisive. Quelle che fanno per le persone disperse, per capire se salta fuori qualcuno con notizie. Correvano anche voci inquietanti: in quella zona sparisce molta gente, c'e' la tratta degli organi... Usano delle belle ragazze, ti addormentano e via...
Poi, anche per tipi
duri come il Gino, passa il tempo, le segnalazioni non portano mai a niente, le
speranze diminuiscono, occorre farsene una ragione. Chiunque avrebbe chiuso
prima.
Un sabato, era il 18 settembre 2004, una turista vede, vicino alla stazione superiore della funivia dello Stubai, uno scarpone appena fuori dalla neve, dà l'allarme e, per via della vite nell'osso, non ci sono dubbi: è lui, il Fabrizio! Il Mistero, con l'aiuto del ghiacciaio, se l'era tenuto per Sè, per 15 anni... Chissa come mai...
Oggi, 31 ottobre 2018, sono andato alla sepoltura di una signora anziana del mio paese
che ha avuto una dolorosa vicenda familiare. Ancora pochi giorni fa è stata al
Camposanto, si è avvicinata alla tomba di famiglia e ha sussurrato: “Presto, Fabrizio, ci vedremo. Finalmente.”
venerdì 5 ottobre 2018
Rima, Walser dorf
Bar/Ristorante
Alpino, 2 sale molto eleganti, arredate (direi) nel diciannovesimo secolo,
una “dei marmi” e l’altra “en bois”. Chiedo una miaccia (un’altra volta spiego
cos’è), me ne propongono una “cotto e toma”: accetto famelico.
Finito
lo spuntino, servito da una bella barista, vedo che la chiesa è aperta così
faccio una visita. All’ingresso c’e’ una di quelle (utili e mai cotte dal sole) targhe turistiche, edite dalla
Provincia di Vercelli, che racconta un po’ di storia. Resto colpito dal fatto che
la parrocchiale è anche difesa dalla valanga che di tanto in tanto si stacca dal bosco. Le due valanghe
più potenti sono venute attorno alla metà del 1800: a testimonianza del volume
di neve ci sono 2 tacche, ad altezze impressionanti, sul campanile.
Dimentico sacca, portafoglio e roba utile su una panchina e vado a
fotografare il campanile con le tacche un po’ sbiadite.
Va be’, diranno i miei
sette lettori, dove sei e che ci fai lì, oltre a sbirciare la cameriera e le
tacche da valanghe?
Vi
racconto.
Questa
primavera... leggi tutto
lunedì 1 ottobre 2018
Ciclo pellegrinaggio Torino-Milano-Caravaggio
Dell'intero tragitto unisco una Google map. Si veda qui.
Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per azioni grande peccatore, per vocazione pellegrino della specie piu' misera, errante di luogo in luogo. I miei beni terrestri sono una bisaccia sul dorso con un po' di pan secco e, nella tasca interna del camiciotto, la Sacra Bibbia. Null'altro. (Anonimo - Racconti di un pellegrino russo. Rusconi Editore Milano 1980, pagina 25)
Per pedalare ho bisogno di raggiungere un centro affettivo, allora vado a "farmi vedere" dalla Madonna. Cosi' ho iniziato a visitare i Santuari, prima quelli principali, poi, via, via, gli altri. Ho scoperto cose importanti, ho conosciuto meglio la millenaria storia cristiana della nostra tradizione. Ho esplorato il territorio delle mie parti: dalla Dora Riparia all'Adda e oltre. Pian piano ho incominciato a unire "spezzoni" di gita, sino a quando ho scoperto che poteva saltar fuori qualcosa di organico e utile anche ad altri. Il primo ciclo pellegrinaggio che oso presentare inizia da Torino: la Chiesa di Santa Zita dove sono custodite le spoglie del Beato Francesco Faa' di Bruno (matematico, soldato e grande santo sociale del XIX secolo)
e termina al Santuario di Caravaggio (BG). Nel mezzo ci sono circa 250 km... leggi tutto
Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per azioni grande peccatore, per vocazione pellegrino della specie piu' misera, errante di luogo in luogo. I miei beni terrestri sono una bisaccia sul dorso con un po' di pan secco e, nella tasca interna del camiciotto, la Sacra Bibbia. Null'altro. (Anonimo - Racconti di un pellegrino russo. Rusconi Editore Milano 1980, pagina 25)
Per pedalare ho bisogno di raggiungere un centro affettivo, allora vado a "farmi vedere" dalla Madonna. Cosi' ho iniziato a visitare i Santuari, prima quelli principali, poi, via, via, gli altri. Ho scoperto cose importanti, ho conosciuto meglio la millenaria storia cristiana della nostra tradizione. Ho esplorato il territorio delle mie parti: dalla Dora Riparia all'Adda e oltre. Pian piano ho incominciato a unire "spezzoni" di gita, sino a quando ho scoperto che poteva saltar fuori qualcosa di organico e utile anche ad altri. Il primo ciclo pellegrinaggio che oso presentare inizia da Torino: la Chiesa di Santa Zita dove sono custodite le spoglie del Beato Francesco Faa' di Bruno (matematico, soldato e grande santo sociale del XIX secolo)
Torino - Nostra Signora del Suffragio o Santa Zita
martedì 25 settembre 2018
Bestie grame, moru mai (die hard)
Direi che sono
trionfalmente in via di guarigione dalle (15-18) punture di api.
Ringrazio tutti
coloro che sono stati attenti al mio stato di salute e mi hanno fornito consigli. Non
ne ho seguito neppure uno. La ragione sta in questo. Come dice la saggezza popolare
e, in particolare, il mio vecchio parroco (ora ha preso stabile dimora presso
il Padre) "bestie grame moru mai".
Quindi non era
il caso di preoccuparsi e di assumere preparati della farmacopea tradizionale
e/o omeopatica, quasi (dico quasi) sempre dannosi a molti organi, acquistabili
solo in farmacia (magari con ricetta medica), che occorre pagare (azione da me
- e dalla mia stirpe - considerata indegna), eccetera.
Mi sono ricordato
che un amico "raccoglitore" (una bella professione...) mi aveva
regalato una boccetta di "oleito di iperico della Valle Elvo PAT” (Prodotto
Tradizionale Artigianale) e mi aveva detto che “va ben par tut, dinta e fora". Avevo avuto vergogna di
chiedere approfondimenti e avevo considerato che il soggetto fosse "la bocca".
Così ho passato la giornata di ieri a ungermi, tutti i punti maggiormente
colpiti, come una fiorentina prima della griglia.
Il
raccoglitore aveva ragione! E anche il mio vecchio parroco! Sono ancora tra di
voi. E, se dipendesse da me, ci starei ancora 30 anni. Ma non vorrei esagerare...
PS Chi volesse
provare la magica pozione me lo faccia sapere, lo metterò in comunicazione con
l'artigianale produttore.
martedì 18 settembre 2018
Ci vuole del pedale...
Ieri abbiamo finito il fieno. Una tribulata. Visto che il meteo era strafavorevole e poi bisogna sempre inventarne una per non stare fermo: sono partito!
Volevo fare un pellegrinaggio di inizio pensione al Santuario di Re (VAL Vigezzo - VCO). Però arrivarci in bici da Domodossola è un problema: traffico pesante e gallerie... Cosí ne ho studiata una, anzi due. Partendo da Vogogna, ho scalato la salita di Trontano (non è il Gran S Bernardo ma ci vuole del pedale...). Avevo in mente di prendere - per un paio di stazioni, bici al seguito - il famoso panoramico trenino delle Ferrovie Vigezzine che va a Locarno (CH). Ho chiesto lumi a un locale non pirla. È saltato fuori che i veri duri (quelli che iniziano a giocare quando gli altri smettono) snobbano il treno e ciappano la mulattiera. Attenzione però: fondo di sfasciumi, discese a muro e salite del 90%... durata del tragitto 2 ore... Solitudine totale... al massimo qualche cinghiale... Ho accettato la sfida. In effetti la roba corrispondeva alla descrizione, anche se credo di averla archiviata in meno di un'ora e mezza...
Contavo però, una volta ritrovata la strada asfaltata della Vigezzo, di essere nel piano.. Invece ancora 5 km di salita, ruvidissima, prima di Druogno... Una tribulata, come i giorni del fieno... Sudore negli occhi... A Druogno inizia la famosa "Vigezzo in bici" una ciclabile di prima categoria, in mezzo ad abeti, faggi e pini silvestri, tutt'altro che piana ma piacevolmente ondulata all'inizio e decisamente su e giù prima di arrivare a Re. C'è anche un ponte sospeso che - come tutti quelli del genere - ondeggia in modo impressionante quando si passa... Alla fine è spuntata la cupolona del Santuario... per fortuna...
Dormo qui. Domani vedremo...
Volevo fare un pellegrinaggio di inizio pensione al Santuario di Re (VAL Vigezzo - VCO). Però arrivarci in bici da Domodossola è un problema: traffico pesante e gallerie... Cosí ne ho studiata una, anzi due. Partendo da Vogogna, ho scalato la salita di Trontano (non è il Gran S Bernardo ma ci vuole del pedale...). Avevo in mente di prendere - per un paio di stazioni, bici al seguito - il famoso panoramico trenino delle Ferrovie Vigezzine che va a Locarno (CH). Ho chiesto lumi a un locale non pirla. È saltato fuori che i veri duri (quelli che iniziano a giocare quando gli altri smettono) snobbano il treno e ciappano la mulattiera. Attenzione però: fondo di sfasciumi, discese a muro e salite del 90%... durata del tragitto 2 ore... Solitudine totale... al massimo qualche cinghiale... Ho accettato la sfida. In effetti la roba corrispondeva alla descrizione, anche se credo di averla archiviata in meno di un'ora e mezza...
Contavo però, una volta ritrovata la strada asfaltata della Vigezzo, di essere nel piano.. Invece ancora 5 km di salita, ruvidissima, prima di Druogno... Una tribulata, come i giorni del fieno... Sudore negli occhi... A Druogno inizia la famosa "Vigezzo in bici" una ciclabile di prima categoria, in mezzo ad abeti, faggi e pini silvestri, tutt'altro che piana ma piacevolmente ondulata all'inizio e decisamente su e giù prima di arrivare a Re. C'è anche un ponte sospeso che - come tutti quelli del genere - ondeggia in modo impressionante quando si passa... Alla fine è spuntata la cupolona del Santuario... per fortuna...
Dormo qui. Domani vedremo...
martedì 17 luglio 2018
Ero scema...
Facendo lavori di campagna
mi è venuta in mente una cruda e commovente pagina di letteratura. La
ripropongo: non è troppo lunga. E’ tratta da “Vita e destino” di Vassilij Semenovic Grossman (Jaka
Book, Milano, 2005, pagina 795). E’ appena finita la grande Battaglia di
Stalingrado. I sovietici hanno vinto e fatto molti prigionieri. Evidentemente i tedeschi sono molto odiati e vengono usati per lavori forzati… leggi qui
![]() |
| Villaggio di Sienojatki - Bielorussia |
martedì 3 luglio 2018
L'asu 'd Cusila
Da
quando sono in pensione (60 giorni circa), la messa feriale più comoda è
celebrata nella chiesa a circa 3 km da casa. Il Parroco si chiama don
Vittorino. Non è giovane, di origine veneta, deve essere nato qui. Parla benissimo
il patois locale. Anche don Pino e la sua famiglia (diversi lettori di questo
blog conoscono) appartengono a questa parrocchia.
Opera un chirichetto – potrebbe avere tra 75 e 80 anni – che avanza
aiutandosi con un bastone, di fattura tecnica, con un cinturino attaccato al
polso che non toglie mai anche quando porge le ampolline. Le finestre della cappellina dove si fa la messa
feriale, sono aperte e si vede un valloncello verdissimo. Fedeli ce ne sono 3 o
4 per celebrazione.
Oggi,
San Tommaso Apostolo. Vittorino mi invita a leggere la lettura dal libro del
Profeta Amos. Tutto bene. Come attacco il ritornello del Salmo responsoriale,
un asino – che sembrava sotto le nostre finestre – inizia a ragliare... Don
Vittorino, dal suo scranno, esce con voce
maestosa: l'è l'asu 'd Cusila (la frazione al di là del
valloncello) lesc torna,
chi uma nen capì...[1] Ho fatto fatica a controllarmi
e non ridere davanti a tutti.
Mi è
venuta in mente la Madonna che parlava in dialetto a Bernadette, e nella lingua
atzeca a Juan Diego prima di trasformare il suo mantello nell'icona di
Guadalupe...
Stai
tranquillo, caro don Vittorino, il giorno del Giudizio, se sarai agitato e ti
confonderai con l'italiano (capiterà anche a me), usa la nostra lingua. Lui
capirà e ti condurrà nel suo Paradiso attraverso un inimmaginabile viale dove
raglierà – a mo' di benvenuto - l'asu
'd Cusila cavalcato da uno vestito all'orientale... è il profeta Amos, uno che
ti è sempre piaciuto perchè è vissuto in un periodo di boom economico... come
noi.
mercoledì 11 aprile 2018
Bene scripsisti de me, Thoma
Nella
chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli, si trova il crocefisso che
ha parlato a S. Tomaso d'Aquino (mi piacerebbe andarci un giorno).
“Bene
scripsisti de me, Thoma; quam ergo mercedem recipies?”
Il
santo rispose: “Non
aliam nisi te, Domine”
(Tommaso, tu hai scritto bene di me, che ricompensa vuoi? Niente
altro che te, Signore).
Quando
ho letto questa frase, subito, mi è venuto un pensiero: potrebbe,
l’Eterno
Padre,
dire lo stesso di me?
Fatte
le debite proporzioni tra chi ha scritto la Summa Theologiae, la
Summa
contra Gentiles e
decine di altre opere (che mi sono ben guardato dal leggere: un paio
di romanzi storici sono tutto quel che so...), e io che
scrivo
questo blog e altre cosucce, dopo
averci pensato e ripensato, se mi trovassi al Suo cospetto (e prima o
poi il giorno verrà...)
direi
di essere sereno: sarà
beata
ignoranza?
Iscriviti a:
Post (Atom)




















